28/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La crisi politica ha messo in ginocchio l'industria turistica del Paese
scritto per noi da
Angela Zanella
 
Mombasa è uno dei principali porti del Kenya e dell’Africa orientale, utile, tra gli altri, all’Uganda, al Burundi, al Ruanda, al Congo e al Sud Sudan. Le gigantesche zanne d’elefante che formano due archi nella via principale della città sono rappresentate nei fogli degli scellini; sono uno dei simboli del Paese. A Malindi il mare è cristallino, la spiaggia bianchissima, costellata di resort di lusso. Poi ci sono i parchi: lo Tsavo Est è il più vasto del Paese, il Masai Mara forse il più famoso, senza dimenticare l’Amboseli, il Samburu. Il safari è un’esperienza che mantiene intatto il suo fascino e sfida le grandi attrattive che gli operatori turistici creano ogni giorno per accaparrarsi i clienti.
 
Un safariIl turismo è una risorsa importante in Kenya. E’ la principale fonte di moneta straniera, e offre lavoro a migliaia di persone. I mesi che vanno da dicembre a aprile corrispondono solitamente all’alta stagione: molte crociere includono Mombasa nella loro rotta, le camere d’albergo sono quasi tutte occupate, nei parchi si incontrano più pick-up che leoni. Quest’anno, però, le cose stanno andando diversamente. I disordini scoppiati all’indomani delle elezioni presidenziali, che hanno riconfermato alla presidenza Mwai Kibaki, hanno danneggiato in modo significativo il turismo keniota. Voli e vacanze cancellati, hotel quasi vuoti, spiagge deserte, silenzio nei parchi. Secondo alcune stime, sarebbero circa 20.000 i lavoratori del settore che hanno perso il proprio impiego. E le cifre non sembrano destinate a scendere.
 
I primi giorni non tutti gli ospiti si sono resi conti degli scontri nel Paese. In particolare, chi si trovava già all’interno dei parchi era tagliato fuori dall’attualità e la principale preoccupazione era che il safari venisse sospeso. L’impressione che molti avevano, nelle riserve come nei resort, era che si trattasse di scontri isolati e localizzati. Alcuni operatori del settore hanno criticato i media per aver danneggiato l’immagine del Kenya, dando un’immagine generalizzata della situazione e della violenza esplosa dopo lo spoglio. Di fatto, però, la tensione continua, e il turismo ne subisce le conseguenze: i voli charter vengono utilizzati per far rimpatriare gli stranieri presenti nel Paese, molte crociere hanno scelto come meta la più tranquilla Zanzibar, i tour operator che organizzano safari offrono mete alternative come Tanzania, Botswana, Zambia e Sud Africa. Lo scellino keniota perde continuamente potere e gli investitori preferiscono puntare su affari migliori.
 
Spiagge deserte a MalindiLa Kenya Airways, compagnia di bandiera, ha deciso di cancellare i voli diretti da Mombasa per Johannesburg e Londra, e presto altre mete potrebbero seguire la stessa sorte. L’Inghilterra, il principale sostenitore del turismo nel Paese africano, ha già cancellato numerosi pacchetti turistici, così come hanno fatto molti altri tour operator europei. In questi giorni, ci sono stati nuovi scontri tra la polizia, i sostenitori di Kibaki e quelli del suo avversario, Raila Odinga, soprattutto a Nairobi, nell’ovest del Paese, e nella costa orientale, a Mombasa. I rappresentanti keniani del settore hanno chiesto aiuto al Ggverno, e il ministero del Turismo ha creato una commissione incaricata di risolvere la crisi, ma la strada sembra lunga. Una beffa, visto che solo da pochi anni il Kenya era riuscito a superare le difficoltà del turismo dovute agli attacchi terroristici avvenuti a Mombasa nel 2002 e A Nairobi nel 1998.  
Parole chiave: kenya, malindi, mombasa, turismo, watamu, spiagge, safari
Categoria: Elezioni, Costume, Economia
Luogo: Kenya