23/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Condannato all’impiccagione per blasfemia giovane giornalista critico verso la religione
Parwiz KambakhshHafizullah Khaliqyar, procuratore generale della provincia settentrionale di Balkh, ha annunciato la condanna all’impiccagione per blasfemia del giovane giornalista Parwiz Kambakhsh, 23 anni, arrestato a ottobre per aver stampato e diffuso tra i suoi amici un articolo ripreso da un sito Internet, che mette in evidenza alcuni versi del Corano controversi riguardo ai diritti delle donne. Pare che come ‘prova’ della sua malafede sia stato addotto il fatto che in casa sua sono stati trovati libri di filosofia e religione scritti da autori occidentali. Secondo la famiglia del ragazzo, non gli è stato nemmeno concesso un avvocato difensore e ci sarebbero state forti pressioni delle gerarchie islamiche afgane sul tribunale provinciale di Balkh.
 
Anche il fratello nel mirino del governo. Parwiz, studente di giornalismo all’Università di Mazar-i-Sharif, ha stampato l’articolo incriminato – non si sa quale – per poi discuterne in classe con i suoi compagni di corso e con l’insegnante. Alcuni ragazzi della classe hanno denunciato il fatto alle autorità e così sono scattate le manette.
Parwiz collaborava anche con un giornale locale progressista, il Jahan-e-Now (Nuovo Mondo), sul quale aveva pubblicato diversi articoli. Voleva seguire le orme di suo fratello maggiore, Yaqub Ibrahimi, giornalista molto noto in Afghanistan per le sue coraggiose inchieste sui crimini e la corruzione dei politici governativi legati all’ex Alleanza del Nord. Non è escluso che le autorità afgane abbiano voluto punire Ibrahimi colpendo suo fratello.
 
Giornalisti afgani davanti al tribunaleMinacce ai giornalisti solidali con Parwiz. Nei giorni scorsi, molte organizzazioni per i diritti umani afgane e internazionali avevano rivolto accorati appelli al presidente Hamid Karzai perché intervenisse nella vicenda. Reporter Senza Frontiere si era detta “profondamente scioccata da questo processo, celebrato in fretta, senza il minimo riguardo per le procedure di legge e per il diritto d’espressione garantito dalla Costituzione afgana; Parwiz Kambakhsh non ha commesso nulla che giustifichi le accuse che gli vengono mosse”.
I giornalisti della regione si sono radunati davanti alla casa di Parwiz in segno di solidarietà e di protesta. Il procuratore Khaliqyar li ha avvertitti: “Ordinerò l’arresto di ogni giornalista che criticherà la sentenza”.
 
Si attende ora un’altra sentenza. Rischia la condanna a morte per blasfemia anche un altro giornalista afgano, Mohammad Ghaws Zalmai, 40 anni, arrestato in novembre dopo aver pubblicato una traduzione del Corano che, secondo i religiosi, conteneva passi interpretati in maniera scorretta.
 

Enrico Piovesana

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