
Son passati già due anni da quando Evo Morales si è seduto sulla poltrona di
presidente della Bolivia. Sono stati due anni intensi e la sua gestione è stata
segnata dalla spiccata voglia di restituire ai boliviani ciò che nel corso del
tempo era stato loro tolto. Nazionalizzazione e dialogo sono stati i due punti
fondamentali della politica del primo presidente indigeno della storia boliviana.
Senza dubbio l'ampio appoggio sociale di questi due anni non è stato una garanzia
di pace sociale considerate le violente proteste delle scorse settimane messe
in scena dai fedelissimi dell'opposizione. Fra le decisioni più importanti prese
dall'esecutivo boliviano spicca l'approvazione da parte dell'
Asemblea Costituyente di una nuova Costituzione, avvenuta senza la presenza dell'opposizione, scatenandone
le proteste. Le regioni maggiormente interessate alle manifestazioni contro la
politica di Morales, Pando, Beni, Tarija e Santa Cruz, si sono dichiarate autonome
anche se solo a parole. Ma le proteste non sono certo passate inosservate tanto
che la politica di dialogo voluta da Morales ha fatto in modo che l'esecutivo
pensasse a come includere l'autonomia regionale nel nuovo progetto costituzionale.
Sforzi di avvicinare le parti che sono piaciuti alla società civile boliviana.