23/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



A Damasco il vertice tra tutte le fazioni che non si riconoscono nella linea politica del Fatah
Comincia oggi a Damasco la Conferenza nazionale palestinese, un vertice tra tutte le fazioni che non si riconoscono nella linea politica del Fatah del presidente dell'Autorità Nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas.

olmert, bush e abbas ad annapolisIl controvertice. Anche se gli organizzatori hanno scelto un nome diverso, per molti osservatori il summit in Siria è una sorta di contro-vertice di Annapolis, in contrapposizione alla conferenza internazionale svoltasi a fine novembre negli Stati Uniti. A organizzare il vertice è infatti il movimento di Hamas, legittimo vincitore delle elezioni svoltesi in Palestina, ma non invitati ad Annapolis e che ormai comanda solo sulla Striscia di Gaza. Oltre ad Hamas vi saranno i delegati del Fronte democratico di liberazione della Palestina (Dflp), del Fronte Popolare di liberazione della Palestina- Comando Generale (Pflp-Gc) e dal Fronte Popolare di liberazione della Palestina (Pflp). Sarà presente anche una delegazione del governo iraniano. In vista di Annapolis, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad aveva aspramente criticato i paesi arabi che avevano accettato l'invito di Washington, offrendo Teheran come sede di un eventuale 'vertice degli esclusi'. Dopo molti rinvii, alla fine il meeting comincia oggi, con prospettive più simboliche che pratiche.

haniyeh di hamas e abbasPoche speranze. La conferenza viene infatti boicottata da Fatah, iritenuta oggi l'unica controparte credibile dalle grandi potenze. Con una decisione perlomeno originale, visto che secondo le regole democratiche delle quali le stesse potenze si fanno garanti, è il movimento di Hamas che aveva vinto libere elezioni e ha subito una sorta di 'colpo di Stato' da parte della nomenklatura di Fatah.
Oltre 900 palestinesi e 300 ospiti parteciperanno alla conferenza di Damasco, che durerà due giorni e che doveva svolgersi in novembre, ma era stata poi rinviata quando la Siria aveva accettato di partecipare al summit di Annapolis. Il regime di Assad, accusato a novembre di tradimento da Ahmadinejad, preferisce da tempo muoversi su più tavoli, non chiudendo le porte alla diplomazia occidentale, ma continuando a strizzare l'occhio ai movimenti ritenuti indesiderabili dalle cancellerie dei paesi più potenti del mondo. Non a caso proprio a Damasco vivono al sicuro leader palestinesi che sarebbero obiettivi certi degli omicidi mirati d’Israele. Un nome su tutti: Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas.

Controparte divisa. Alla conferenza non mancheranno anche le tensioni tra i gruppi palestinesi. Le tragiche conseguenze del lancio dei razzi Qassam, con il blocco-ritorsione delle forniture mediche, alimentari ed energetiche provenienti da Israele, appena alleggerite ieri, fanno infuriare molti leader palestinesi. Hamas insomma, pur ritenuta vittima di una congiura internazionale appoggiata da Fatah, deve anche saper dimostrare di trovare una via d'uscita politica da questa situazione. Soluzione che non è certo rappresentata dai Qassam, i quali oltre a colpire solo obiettivi civili innocenti, dimostrano un'utilità strategica risibile, in particolare se paragonata alle terribili conseguenze che hanno sulla popolazione civile le rappresaglie israeliane. Allo stesso tempo però, a Damasco si riunisce una parte della società palestinese e non si potrà parlare davvero di un negoziato di pace senza che, prima o poi, non si rganizzi un tavolo dove ci sia posto davvero per tutti.

Christian Elia

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