Il petrolio alimenta i sogni dei ricchi nigeriani: pronto per loro il più grande centro commerciale africano.
scritto per noi da
Federico Frigerio
La Nigeria, almeno quella ricca, ha un sogno. Donald Duke, governatore dello
stato meridionale di Cross River, ha lanciato una sfida all’Occidente: creare
il più grande resort di tutta l’Africa, una struttura economica e turistica che
non abbia niente da invidiare ai centri commerciali europei o statunitensi.

Finalmente i nigeriani benestanti non dovranno più recarsi fino a Londra per
poter acquistare merci ricercate e abiti griffati. Non dovranno più prendere aerei
per Dubai o per Parigi per soddisfare la loro voglia di shopping. La soluzione
è il
Tinapa Resort, centro commerciale-turistico dove troveranno posto quattro enormi empori di
negozi esclusivi, due super hotel di lusso, un parco acquatico, un lago artificiale
di 2 km e il primo studio cinematografico africano,
Studio Tinapa. Si tratta di un progetto di dimensioni mai sperimentate in Africa, il primo
tentativo da parte della ricca Nigeria di uniformarsi, almeno per quanto riguarda
il lusso, a standard internazionali.
Per facilitare l’arrivo di turisti stranieri le autorità di Cross River hanno
dato inizio alla costruzione di un nuovo aeroporto. Il progetto Tinapa è stato descritto da più parti come una potente molla in grado di dare ancora
più slancio all’economia nigeriana: “Se in città arrivano 5 mila nuove persone,
ognuna con mille dollari nel portafoglio, 5 milioni di dollari entreranno nelle
casse”. Nell’aprile scorso, durante le fastose celebrazioni per l’inaugurazione
dei lavori, l'allora presidente Olosegun Obasanjo aveva rilasciato dichiarazioni
entusiastiche sul futuro della grande opera: “Il progetto Tinapa Resort è riuscito a creare una finestra attraverso la quale ora il mondo intero può
vedere la Nigeria”. Peccato che la “finestra” sia chiusa. Wikipedia già ne tesse
le lodi, ma nella realtà il Tinapa Resort non esiste ancora. I negozi espongono i loghi di prestigiose firme, ma di merci
nemmeno l’ombra.

Gran parte dei rallentamenti nei lavori sono dovuti a questioni burocratiche
sui dazi doganali.
Tinapa Resort è stato classificato come “zona libera di commercio”, esentasse, per meglio
soddisfare le richieste dei ricchi consumatori locali e per attrarre visitatori
stranieri. Bassey Ndem, capo esecutivo del progetto, ha più volte giustificato
tali ritardi spiegando come le forte opposizioni degli uffici doganali non tengano
conto del pieno appoggio che il progetto ha nelle alte sfere, minimizzando l’empasse
con la generica attenuante dei tempi burocratici. I rallentamenti nei lavori non
stanno però fermando la macchina mediatica per la promozione di questo nuovo resort:
Ndem è convinto che “il target di consumatori che sogna
Tinapa non guarda la televisione nigeriana, guarda la
Cnn. Per loro la Nigeria non è
cool”.
Tinapa Resort nasce per offrire ai nuovi ricchi la possibilità di trovare nella propria nazione
standard internazionali, per fornire loro comodità, divertimento e lusso. I nigeriani
spendono, l’importante è far sì che riempiano i sacchetti in patria: si tratta
di catturare l’attenzione (e i risparmi) “di quei consumatori che prendono aerei
ogni due settimane per Dubai: noi ci rivolgiamo a loro. Vogliamo che quando si
recheranno a Tinapa pensino di essere a Parigi o a Dubai”. La Nigeria, sesto produttore mondiale
di greggio ma tra i venti stati più poveri al mondo, sta imparando a progettare
sogni occidentali: mentre il 66 percento della popolazione vive con meno di un
dollaro al giorno, i pochi ricchi non vedono l’ora di spendere. Pensando a Tinapa, Ndem non ha dubbi: “È come essere in Europa”.