22/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il giorno dopo le elezioni si inizia a pensare al futuro dell'isola senza Fidel.
Sono stati più di otto milioni i cittadini cubani che domenica scorsa hanno affollato i quasi trentanove mila seggi elettorali per quelle che sono considerate le elezioni politiche che traghetteranno l'isola verso una nuova fase socio-politica.

Raul Castro, presidente ad interim di Cuba, Carlos Lage, vice presidente e Fidel CastroMa il giorno della verità sarà il prossimo 24 febbraio quando i parlamentari eleggeranno i trentuno membri del Consiglio di Stato che è la massima rappresentanza politica del Paese e che dal 1976 (anno della sua costituzione) è presieduta da Fidel Castro.
E i dubbi nascono proprio sull'effettiva possibilità della sua presenza nel Consiglio di Stato. Questo è il punto chiave della storia politica cubana dei prossimi decenni. Perchè se Castro potrebbe tranquillamente essere rieletto e sedersi sulla poltrona più importante del Consiglio di Stato, la sua assenza darebbe definitivamente una spallata all'esperienza della rivoluzione (forse sarebbe meglio dire dei rivoluzionari) cubana.
Il vicepresidente cubano, Carlos Lage, e il presidente del Parlamento, Ricardo Alarcon, hanno già detto che sosterranno una nuova rielezione del Lider Maximo. “L'ho sempre detto – ha affermato Alarcon con entusiasmo– voterò per Fidel con entrambe le mani”. Ma è stato lo stesso Raul Castro, presidente a interim dal luglio 2006, a aprire le porte del futuro politico dell'isola. “Le elezioni del nuovo Parlamento sono un passo molto importante - ha detto Raul – Adesso dovremo avere a che fare con diverse situazioni e dovremo anche prendere grandi decisioni”.

Carlos Lage, uno dei papabili alla presidenza del Consiglio di StatoDopo Fidel. Nessuno lo dice apertamente, ma tutti stanno studiando il metodo per rendere il dopo Fidel il meno drammatico possibile. Il cancelliere cubano Felipe Perez Roque, infatti, ha già lanciato il monito alla popolazione: il nuovo parlamento dovrà essere fedele al mandato del popolo e lavorare per rafforzare “la rivoluzione e il socialismo a Cuba”. Ma è la sensazione di incertezza che attualmente attanaglia Cuba. Nonostante l'elezione avvenuta ieri, Castro, tornerà in possesso del bastone del comando o lo lascerà per sempre (e per la prima volta in 49 anni) nelle mani delle nuove generazioni? Domenica scorsa in ogni modo è iniziata la tappa fondamentale dalla quale giungeranno le risposte ai quesiti. E non sono certo pochi coloro che sostengono che se Fidel non venisse rieletto alla testa del Consiglio di Stato sarebbe comunque lui a gestire i fili della politica cubana magari defilato dai poteri ufficiali. E gli esperti, in attesa del fatidico 24 febbraio prossimo, dicono che oramai le possibilità per Cuba sono tre: la prima è quella che vede un ritorno prepotente alla vita politica dell'ottantunenne leader rivoluzionario. La seconda vede la possibilità di una cessione totale del potere nelle mani di Raul, suo fratello e vice presidente di Cuba. Una terza, senz'altro quella più intrigante e forse anche la preferita da Fidel, lasciare nella mani dei giovani le sorti del Paese. Ma solo il parlamento potrà decidere queste cose e siamo sicuri che già dalla serata di ieri i lavori per il futuro di Cuba sono iniziati. Per le risposte l'appuntamento è al 24 febbraio prossimo.

Alessandro Grandi

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