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Ma il giorno della verità sarà il prossimo 24 febbraio quando i parlamentari
eleggeranno i trentuno membri del Consiglio di Stato che è la massima rappresentanza
politica del Paese e che dal 1976 (anno della sua costituzione) è presieduta da
Fidel Castro.
Dopo Fidel. Nessuno lo dice apertamente, ma tutti stanno studiando il metodo per rendere
il dopo Fidel il meno drammatico possibile. Il cancelliere cubano Felipe Perez
Roque, infatti, ha già lanciato il monito alla popolazione: il nuovo parlamento
dovrà essere fedele al mandato del popolo e lavorare per rafforzare “la rivoluzione
e il socialismo a Cuba”. Ma è la sensazione di incertezza che attualmente attanaglia
Cuba. Nonostante l'elezione avvenuta ieri, Castro, tornerà in possesso del bastone
del comando o lo lascerà per sempre (e per la prima volta in 49 anni) nelle mani
delle nuove generazioni? Domenica scorsa in ogni modo è iniziata la tappa fondamentale
dalla quale giungeranno le risposte ai quesiti. E non sono certo pochi coloro
che sostengono che se Fidel non venisse rieletto alla testa del Consiglio di Stato
sarebbe comunque lui a gestire i fili della politica cubana magari defilato dai
poteri ufficiali. E gli esperti, in attesa del fatidico 24 febbraio prossimo,
dicono che oramai le possibilità per Cuba sono tre: la prima è quella che vede
un ritorno prepotente alla vita politica dell'ottantunenne leader rivoluzionario.
La seconda vede la possibilità di una cessione totale del potere nelle mani di
Raul, suo fratello e vice presidente di Cuba. Una terza, senz'altro quella più
intrigante e forse anche la preferita da Fidel, lasciare nella mani dei giovani
le sorti del Paese. Ma solo il parlamento potrà decidere queste cose e siamo sicuri
che già dalla serata di ieri i lavori per il futuro di Cuba sono iniziati. Per
le risposte l'appuntamento è al 24 febbraio prossimo.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter