Terminato il primo turno delle
presidenziali la Serbia è spaccata in due, tanto da far
apparire referendario il ballottaggio del secondo turno: la Serbia
proseguirà lungo il percorso europeo o farà ritorno
agli anni Novanta?
Il vincitore del primo turno delle
elezioni presidenziali in Serbia è Tomislav Nikolic, candidato
del Partito radicale serbo (Srs) con il 39,96 percento dei voti. In
seconda posizione Boris Tadic, attuale presidente della Serbia e
candidato del Partito democratico (Ds) per il quale ha votato il
35,41 percento degli elettori che si sono recati alle urne. Sono
questi i dati forniti dalla Commissione elettorale della Repubblica
sulla base dello scrutinio del 90 percento delle schede.
Il
miracolo di San Giovanni. Il risultato dei due candidati che
passano al secondo turno delle presidenziali non è motivo di
sorpresa per nessuno. La più grossa sorpresa, invece, riguarda
i cittadini della Serbia che con un’eccezionale alta affluenza sono
andati a votare alle elezioni di domenica. Nessuno degli analisti
locali si attendeva un’affluenza di oltre il 60 percento, e questi
dati non erano in possesso nemmeno dei comitati elettorali e nemmeno
dei numerosi rappresentanti delle ambasciate e degli ambienti
diplomatici.
Già verso mezzogiorno era certo che
l’affluenza avrebbe superato tutte le attese e che il suo trend non
sarebbe diminuito. Ci si ricorda di una tale insolita atmosfera e di
una tale calca ai seggi elettorali solo con le elezioni del 24
settembre 2000, quando Voijslav Kostunica vinse contro Slobodan
Milosevic. Tutte le previsioni degli analisti sono svanite, proprio
come i timori di alcuni politici secondo i quali le elezioni erano
state fissate nel momento sbagliato, ossia nel cuore dell’inverno e
nel giorno di San Giovanni, grande festività serba. Come uno
sberleffo per gli scettici, domenica in Serbia era un giorno di
primavera, e i cittadini hanno deciso di andare prima a votare e poi
di andare a celebrare la festa.
Ricordiamo che gli analisti serbi
avevano previsto che l’affluenza, nel caso migliore, si sarebbe
aggirata attorno al 50 percento. I “più vicini” sono stati
gli esperti del Centro per le libere elezioni e la democrazia (Cesid)
che hanno annunciato che al voto sarebbe andato circa il 52 percento
dei cittadini aventi diritto. Lo Strategic marketing aveva stimato
che avrebbe votato il 46 percento dei cittadini, mentre il Centro per
lo studio di un’alternativa aveva previsto un’affluenza tra il 40
e il 45 percento. Ancora più in là si era spinto
l’analista politico Dejan Vuk Stankovic il quale si attendeva
un’affluenza inferiore al 40 percento. In una dichiarazione per il
quotidiano “Politika” Marko Blagojevic, direttore del Cesid, ha
affermato che la sua organizzazione “ha sbagliato di mezzo milioni
di voti. Le nostre previsioni per il secondo turno erano di 3,3
milioni di votanti. Ma a questo punto non so proprio cosa pensare”.
Analisti spiazzati. Tutto ciò può essere
ben sintetizzato con la previsione degli analisti locali. Non c’è
nessuno in Serbia che oggi sia in grado di fornire una qualche
previsione sui risultati del secondo turno. Gli analisti di cui
sappiamo a memoria il nome e il volto si susseguono su tutti i media.
“Ci aspetta una campagna con forti emozioni”, “ci sarà
un’atmosfera da referendum”, “l’essere o non essere del
futuro serbo”, sono solo alcune delle frasi con cui gli esperti
descrivono il secondo turno. È opinione generale che il
vincitore del secondo turno avrà una lieve maggioranza, che
per il futuro presidente sarà decisivo ogni voto, e che la
differenza sarà la più bassa che mai. Le previsioni
indicano addirittura che la differenza tra i due candidati non sarà
superiore ai 50mila voti. Al contrario di quanto si aspettavano prima
del primo turno, gli esperti adesso ritengono che ci siano grandi
possibilità che al secondo turno l’affluenza sia maggiore
che al primo. Invitato ad una trasmissione su Rts Zoran Lucic del
Cesid ha dichiarato che ci si può aspettare l’affluenza di
4.700.000 cittadini, che sarebbe un risultato equivalente a quello
del settembre 2000. Lucic ha aggiunto che è difficile
aspettarsi che vengano motivati più elettori, in particolare
se si tiene presente che il 10 percento degli elettori non ha mai
partecipato in alcun modo alla vita politica del paese. Lucic,
invece, crede che i cittadini intenderanno il secondo turno come un
referendum con il seguente quesito: desiderate il proseguimento delle
integrazioni europee o il ritorno agli anni Novanta?
Proviamo a
immaginare per un momento la questione del ritorno agli anni Novanta.
Per quanto paradossale possa sembrare, per la gran parte dei
cittadini il ritorno agli anni novanta non significa un ritorno ad
una vita peggiore. I motivi di ciò vanno cercati in alcuni
fatti. Primo, la Serbia ha un grande numero di perdenti della
transizione che si sentivano più sicuri al tempo dell’ex
regime socialista, il quale cercava di “comprare” la pace
sociale. Secondo, un grande numero di giovani che votano per la prima
o la seconda volta non ricorda gli anni novanta ed è difficile
spaventarli con la storia del ritorno ai tempi bui. Allo stesso
tempo, questo elettorato di giovani è frustrato e chiuso nelle
“quattro mura della Serbia”. Alla fine, si stima che i radicali
siano riusciti a mobilitare una parte degli elettori del Sps che dal
2000 non andavano alle elezioni e che erano del tutto insoddisfatti.
Sono quelli che non hanno mai condiviso l’atteggiamento
nazionalista di Seselj e di Nikolic, ma ai quali ora il ripulito e
ben infiocchettato Nikolic risulta accettabile.
Referendum
più che ballottaggio. La Serbia europea, come spesso si
dice, ha ottenuto un incredibile numero di voti. Non è proprio
chiaro da dove Tadic abbia tirato fuori gli elettori, a chi li abbia
sottratti, chi ha votato per lui, ma è certo che ha raggiunto
un inaspettato buon risultato, il migliore fino ad ora. Tadic ha
ottenuto oltre un milione e quattrocentomila voti, dato che supera di
600mila voti il risultato del Ds alle elezioni parlamentari del 2007.
Gli esperti ritengono che le due chiare e contrarie prospettive –
quella democratica e quella radicale – abbiano diviso gli elettori.
Si sottolinea che la somma dei voti dei candidati democratici sia
uguale alla somma dei voti dei candidati dei radicali e dei
socialisti. La Serbia è polarizzata su una situazione di
parità.
Ricordiamo che Tomislav Nikolic alle elezioni
presidenziali del 2004, al primo turno, aveva ottenuto la maggioranza
dei voti, distanziando Tadic di 87mila voti. Al secondo turno per
Tadic votarono 275.055 elettori in più rispetto a quelli che
avevano votato per Nikolic. Questa volta, per via della grande
affluenza alle urne, la differenza fra i due candidati è di
circa 180mila voti. La vittoria di uno o dell’altro candidato
dipende da alcuni fattori.
Entrambi i candidati hanno il compito
di mobilitare tutti gli elettori che hanno votato per loro al primo
turno. Continueranno di sicuro a mobilitare anche quelli che non
hanno usufruito del diritto di voto. Gli analisti della scena
politica affermano che il vincitore delle elezioni sarà colui
che sarà in grado di “portare fuori” i cittadini a votare
al secondo turno.
Contemporaneamente, il risultato dipende anche
dall’appoggio dei partiti politici che avevano i propri candidati o
che hanno appoggiato i candidati dei loro partner di coalizione.
Cedomir Jovanovic (Partito liberal democratico – Ldp) ha già
annunciato che appoggerà Tadic con l’obiettivo di impedire
il ritorno agli anni Novanta. Secondo le parole di Dragan Bujosevic,
durante la trasmissione
Kaziprst di B92, “gli elettori del
Ldp anche senza l’invito del loro leader voteranno per Tadic,
perché sono più consapevoli di altri di cosa significa
la vittoria di Nikolic”. Istvan Pastor ha invitato gli elettori
ungheresi a votare per Tadic. È attesa la decisione del
Partito socialista serbo, e Dragan Bujosevic sostiene che l’appoggio
del Sps a Tadic non sarebbe una grande sorpresa. Tuttavia, la maggior
parte degli analisti ritiene che l’Sps non appoggerà
apertamente nessuno dei candidati ma che inviterà i propri
elettori a votare secondo la propria coscienza. Ci si aspetta anche
che gli elettori del Sps possano votare per Nikolic.
Decisivo
Kostunica. Velimir Ilic, candidato di Nova Srbija e del Partito
democratico della Serbia (Ns – Dss) è il maggior perdente di
queste elezioni. Nonostante al primo turno sia finito al terzo posto
con il 7,41 percento di voti, Ilic non ha nascosto la sua ira e la
sua delusione. Ilic ha ottenuto circa la metà dei voti che
aveva ottenuto la coalizione Ns – Dss alle elezioni parlamentari
dello scorso anno. Domenica sera Ilic non si è fatto vedere
davanti ai giornalisti e ai pochi fortunati che sono riusciti a
raggiungerlo telefonicamente ha detto che “non crede che Tadic
vincerà e che non sa a chi darà il suo appoggio”.
Ilic ha aggiunto che queste sono state le elezioni peggiori tenute
finora e che è stato tradito dai suoi partner di coalizione.
Deciderà, affermano gli analisti in coro, Voijslav
Kostunica. Ma per questa decisione dovremo aspettare ancora un pò.
La conferenza stampa del Dss, che per anni si è tenuta di
lunedì, è stata rinviata, e ai giornalisti non è
stata fornita alcuna spiegazione. Partecipando alla trasmissione
Poligraf di B92 l’analista Djordje Vukadinovic, noto per le
sue posizioni destrorse e “patriottiche” e per essere vicino al
premier serbo, afferma che gli elettori del Dss sono “moralmente
inclini al Srs, ma politicamente inclini per il Ds”. Zoran Lucic
del Cesid per il quotidiano “Politika” prospetta che “gli
elettori di Ilic e Kostunica migreranno verso Tadic e Nikolic nella
proporzione di 3 a 1”. Nello stesso articolo, Dusan Pavlovic,
docente alla Facoltà di scienze politiche di Belgrado, afferma
che saranno decisivi i voti di Kostunica e aggiunge che Tadic ha due
problemi al secondo turno: “deve lottare per i voti che stanno alla
sua destra e alla sua sinistra, e anche per i voti del Ldp e Ns e
Dss, mentre Nikolic lotta solo per i voti del Sps”. Il funzionario
del Patto di Stabilità Goran Svilanovic crede che Kostunica
darà il suo sostegno a Tadic, mentre Sonja Liht, presidentessa
della Fondazione per l’eccellenza politica, al quotidiano “Blic”
ha dichiarato che “è convinta che il premier dovrà
dare una preferenza per tutto ciò che Boris Tadic
rappresenta”.
Alla fine gli elettori in Serbia avranno
occasione di ascoltare le rispettive posizioni dei due candidati in
un duello televisivo. Tadic ha invitato Nikolic ad una serie di
duelli tv in cui si confronteranno con le rispettive opinioni, ma
Nikolic ha accettato di partecipare ad una sola trasmissione e sulla
Radio televisione della Serbia (Rts) sulla base di condizioni
precedentemente e rigorosamente accordate.