Gli ispettori del lavoro di Pechino ha
aperto una inchiesta sulle morti bianche legate ai Giochi olimpici di
Pechino del prossimo agosto. Almeno dieci sarebbero gli operai morti
nella costruzione del nuovo stadio Olimpico.

Gli ufficiali sanitari del comune di
Pechino hanno fatto sapere che, se qualcuno dei loro ispettori
dovesse risultare colpevole di aver dato troppo frettolosamente
autorizzazioni in merito alla sicurezza nei cantieri olimpici,
“verranno immediatamente licenziati e contro di loro saranno presi
provvedimenti molto seri”. Alcuni testimoni delle morti bianche
avrebbero raccontato quanto sapevano ad un giornale britannico, che
ha pubblicato la notizia sulla propria edizione domenicale, secondo
la quale le famiglie delle vittime avrebbero ricevuto forti
indennizzi a patto di non aprire bocca. Il comitato organizzatore
olimpico ha negato l'intera vicenda. Li Ziyhong, a capo dell'ufficio
sanitario di Pechino, ha convocato una conferenza stampa per
annunciare come “il nostro ufficio non è mai stato informato
di nulla del genere, ma abbiamo dato disposizione all'ufficio
competente dell'agenzia per la sicurezza sul lavoro perché
indaghi su queste possibili morti in cantiere”. L'Organizzazione
internazionale del lavoro, agenzia Onu, ha sempre criticato come
“troppo leggeri” i rapporti forniti ogni anno dall'autorità
cinese per la sicurezza sul lavoro. Le stime sui morti annuali cinesi
in cantiere sono sempre state ritenute sottostimate. Solo in miniera se ne calcolano
intorno alle 5mila, ma la Oil aveva sempre ritenuto fossero il decuplo. Oggi il
signor Li ha dato una versione ufficiosa che ha lasciato di sasso i cronisti presenti
alla conferenza stampa: "Una stima aprrossimativa dovrebbe arrivare ad un conteggio
di circa 100mila morti annui". Cento mila morti, sarebbe come dire un numero superiore
agli abitanti di Siena.