22/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



"In sei mesi avremo ucciso tutte le Tigri Tamil". Parola del capo dell'esercito, Fonseca
di gianluca Ursini
 
“Continuando a questo ritmo, entro sei mesi avremo ucciso tre mila tigri Tamil, e potremo dichiarare finita la guerra”. Le Tigri cui si riferisce il comandante in capo dell'esercito sri lankese Sarath Fonseka non sono gli animali a rischio d'estinzione, bensì i guerriglieri che dal '73 combattono per l'indipendenza della nazione dell'etnia tamil al nord dell'isola. Il 16 gennaio è stato definitivamente abbandonato lo stato di armistizio siglato dalle due parti belligeranti nel 2002, che avrebbe dovuto entrare in vigore dal 2004, ma non è mai stato realmente applicato. Le Tigri hanno segnato a modo loro questa scadenza con un attentato lo stesso giorno 16, che ha ucciso 27 civili a Buttala, nel sud est.

poliziotti per le strade del sudI Militari Dal canto loro i generali dell'esercito proseguono con la campagna militare che, da metà dicembre in poi, ha chiuso all'angolo le Tigri nella loro ridotta settentrionale concentrata attorno la loro capitale autoproclamata Jaffna. E continuano a dichiarare una media di oltre 30 'ribelli' uccisi al giorno. Fonseka ha ufficialmente contato 577 nemici eliminati dall'inizio del 2008, con solo 26 morti tra i suoi soldati. Il capo dell'esercito ha considerato che dall'inizio dell'offensiva, al nord, vengono uccisi in media 500 ribelli al mese. “Continuando al ritmo di 500 nemici al mese, per metà 2008 avremo finito il lavoro” è stato il freddo calcolo del militare; ossia, avranno eliminato quasi tutti i 3.500 effettivi a servizio stabile che le fonti di intelligence contano a disposizione delle Tigri.

soldati regolari si esercitanoMorte per i civili Ma per ora i ribelli Tamil non si fanno chiudere nell'angolo e hanno scatenato una controffensiva nel meridione dell'antica Ceylon, costringendo questa settimana l'esercito a dispiegare 3mila nuovi effettivi a sud della capitale, come annunciato dallo stesso Fonseka. Ma, come già visto in passato nel corso del conflitto, i Tamil purtroppo non hanno in nessuna considerazione i ripetuti richiami internazionali, soprattutto delle Nazioni Unite ma anche degli ex colonizzatori inglesi, a non coinvolgere nella mattanza i civili inermi. A settentrione si sono registrati ben 31 morti tra i guerriglieri, e cinque civili. Invece il bilancio dell'ultima giornata parla di tre poliziotti e 37 semplici cittadini uccisi; un agente e due funzionari di questura sono stati uccisi a Thanamavila, importante centro del sud.
 
 
vite in pericolo per i soldati regolari in stradaIl governo di Colombo. L'esecutivo ha deciso di inviare 200 nuovi poliziotti e altrettanti funzionari per le caserme di polizia a meridione, area nella quale i terroristi Tamil stanno attaccando con la tattica mordi-e-fuggi singole postazioni di polizia nelle ultime due settimane. Questo per creare un diversivo alla campagna militare condotta dall'esercito a settentrione. Il governo ha accusato le Tigri di aver ucciso in questi assalti estemporanei almeno 10 civili la scorsa settimana, oltre ai 27 morti dell'attentato al bus di Buttala. Un altro cittadino innocente sarebbe stato ucciso ieri nel campus di Jaffna: si tratterebbe di uno studente universitario che si sarebbe rifiutato di giurare la propria fedeltà alla causa delle Tigri Tamil. Questa notizia, così come i numeri sulle vittime riportati dall'esercito, non sono però confermate ufficialmente da nessuna agenzia di stampa internazionale, perché ai reporter non schierati viene impedito l'accesso alle zone di guerra, sia da parte dei soldati come dei guerriglieri Tamil.
 

Gianluca Ursini

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