22/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il biodiesel miete vittime anche nell'altro emisfero, facendo aumentare il prezzo della soja. Migliaia di ditte indonesiane al collasso
di gianluca Ursini
 
Un ministro indonesiano definisce “crisi internazionale senza soluzione al momento” il rialzo subitaneo delle ultime settimane del prezzo della soja, bene di prima necessità nel Paese asiatico. Mentre quasi tutte le industrie interessate in Indonesia hanno indetto uno sciopero di tre giorni lo scorso fine settimana, per far conoscere la crisi del settore. Così come in europa il consumatore medio ha subito il contraccolpo nei prezzi di pasta e pane dall'aumento del costo del grano, così anche gli indonesiani al supermercato si ritrovano con un prezzo sugli scaffali raddoppiato rispetto a fine 2007, per uno degli alimenti principali della loro dieta. L'aumento del prezzo sul mercato asiatico deriva dalla mancata produzione negli Usa, dove i 'farmers' oramai puntano in massa sul grano come combustibile.

proteste nella capitale nei giorni passatiUltimi quattro mesi Il prezzo della materia prima è raddoppiato sui mercati internazionali, a causa dell'aumento di richiesta del bene 'grano' negli Stati uniti. Il grano è un ottimo materiale per la produzione di biodiesel, e da settembre anche la Casa Bianca del conservatore Bush ha deciso di puntare sulle energie alternative ai combustibili fossili, ma con una priorità: non smantellare l'attuale sistema energetico, basato sul carburante. Gli Usa stanno così puntando dal 2007 sulla produzione di biocombustibili, (principalmente etanolo), il che ha spinto molti agricoltori americani a sostituire nei propri campi la soja con il grano. Diminuendone l'offerta. E aumentandone di parecchio il prezzo. Se in europa avvertiamo come problema l'aumento del prezzo del grano, nei paesi asiatici si soffre per il raddoppio del costo della soja, alimento finora a buon mercato per le famiglie. Il marchio 'Tukino' è un'abitudine da quasi 40 anni sulle tavole indonesiane, per la rinomata purea di soja, alimento trasversale gradito a ricchi e meno abbienti. Ma nelle ultime settimane anche la confezione di purea ha segnato un aumento del costo, parallelo a quello della materia prima. La quotazione internazionale per moggio (unità di misura dei cereali) della soja è aumentato sul mercato internazionale del 90 percento dal gennaio 2007, arrivando a 13 dollari 20 centesimi.

campo di soia in argentinaL'amministratore Tukino Ha dichiarato che in azienda “facciamo i salti mortali per non andare in rosso a fine mese” ed ha ammonito che tra poche settimane, per non dover chiudere, dovrà ”licenziare almeno metà dei dipendenti”; che sono in tutto oltre tre migliaia. La ditta Tukino ha lanciato la serrata dei produttori di generi alimentari a base di soja, che ha ricevuto adesioni dai due terzi delle tre mila aziende dell'indotto, concentrato nella regione della capitale Giacarta. Solo dopo tre giorni l'agitazione ha visto la fine, su intervento della confindustria locale. A breve sugli scaffali dei supermercati tornerà la purea (conosciuta dai giapponesi ed europei col nome di 'tofu') e il tempeh, un budino di soja molto simile; alimenti che hanno giocato un ruolo fondamentale nella transizione indonesiana dal sottosviluppo a paese in via di sviluppo, per il loro costo basso e l'alto valore nutrizionale. I prezzi indonesiani sono a loro volta più che raddoppiati, passando dalle tre mila rupie del gennaio 2007 alle 7.400 al chilo della settimana passata. All'inizio i produttori avevano dimezzato la capienza delle confezioni da supermercato, finché non hanno dovuto chiudere i battenti.

soja in graniI produttori Asep Hydarat, rappresentante dei produttori riuniti nel ''Communication forum Tangerang”, ha dichiarato a Radio Singapore international che “almeno metà dei produttori di tofu e tempeh ha chiuso le fabbriche in gennaio, per incapacità di produrre a costi redditizi”. Hydarat ha fatto notare come “se i guadagni dei produttori si fermano a un costo di produzione di 900mila rupie al chilo, e adesso produciamo a 950mila rupie, è comprensibile che la maggior parte di noi non trovi più conveniente produrre”. Hydarat ha anche puntato il dito contro il governo, che ha limitato il numero di importatori di soja con una politica molto severa nelle concessioni. Anche Hiranto Kristianto, della commissione parlamentare per l'agricoltura,a ha messo all'indice la politica governativa del numero chiuso all'import, come causa primaria per i prezzi alle stelle, suggerendo che il governo liberalizzi gli importatori.

Gli agricoltori Ma la confagricoltori indonesiana ha comunicato per bocca del suo presidente Henry Saragih che sarebbe invece ora “di recuperare l'autonomia alimentare, almeno per quanto riguarda la produzione nazionale di soja. Questa crisi alimentare porterà anche a casi di fame e malnutrizione”. Al momento il ministero di Giacarta ha informato come i due terzi del rifornimento nazionale di soja vengano dall'import. Tanto che il presidente Susilo Bambang Yudoyhono si è visto costretto il 16 gennaio passato a contingentare la produzione nazionale per soddisfare il mercato interno.Soluzioni drastiche che fanno venire in mente altre recenti crisi alimentari dovute all'aumento dei prezzi per la maggiore richiesta di beni alimentari per il biodiesel, come la crisi del dicembre passato in Egitto. Con una stretta all'export decisa dal Cairo per soddisfare la richiesta interna a prezzi calmierati. “Comunque la causa dell'aumento dei prezzi non è mai univoca – ha detto a PeaceReporter Richard Braun della 'European federation for Biotechnology' da Basilea – e non va attribuita esclusivamente all'utilizzo di alcuni cereali per la produzione di bioetanolo. Come ha insegnato il caso messicano della 'crisi delle tortillas', l'improvvisa maggiore richiesta da parte di un solo paese molto popoloso può condizionare il prezzo mondiale di un bene primario”.Un funzionario del ministero dell'Agricoltura esperto nel mercato della soja, ha ricette dal sapore antico: “Avremmo dovuto adottare un regime protezionista per i nostri agricoltori. Saremo credo, l'unico paese al mondo a non tutelare con leggi e sovvenzioni i propri agricoltori”.
 

Gianluca Ursini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità