12/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Alla sbarra Charles Graner, il soldato-simbolo delle torture di Abu Ghraib
Charles Graner posa davanti a un detenuto iracheno mortoPer l’uomo-simbolo dello scandalo di Abu Ghraib è arrivato il momento della verità. Il riservista Charles Graner, il soldato con i baffoni che compare in varie fotografie degli abusi sui prigionieri nel carcere iracheno, è sotto processo alla base militare di Fort Hood, in Texas. Se lo riconoscerà colpevole delle accuse contro di lui – dal maltrattamento di detenuti agli atti osceni contro di loro – la corte marziale potrebbe condannarlo fino a 17 anni e mezzo di carcere. La linea difensiva si è subito delineata: eseguiva gli ordini, ha detto il suo legale Guy Womack, e anzi i superiori si complimentavano spesso con lui. Non solo: la tesi dell’avvocato è che gli atti in cui Graner è stato immortalato non costituiscono tortura.
 
Graner con la compagna Lynndie England, anche lei invischiata nello scandalo delle torture e tuttora in attesa di processo
La negazione della tortura. Sono due in particolare le immagini prese ad esempio da Womack: le foto in cui Graner posa sorridente dietro a una pila di prigionieri nudi e incappucciati e l’istantanea, scattata proprio da Graner, nella quale la sua compagna Lynndie England (che in ottobre gli ha dato un figlio) tiene al guinzaglio un detenuto disteso sul pavimento. Per l’avvocato, le piramidi umane “le fanno anche le ragazze pon-pon alle partite di football”. E per quanto riguarda il guinzaglio, “è un valido strumento” per tenere sotto controllo una persona: “Avete probabilmente visto nei centri commerciali alcuni genitori tenere i bambini al guinzaglio – ha detto Womack al giudice –: non erano vittime di abusi”.
 
Un imputato ottimista. Il processo dovrebbe concludersi la prossima settimana. Graner, che nel frattempo si è tagliato i baffi, si è presentato alla corte per nulla intimorito. “Oggi scopriremo che genere di mostro sono”, ha detto ai giornalisti prima di entrare in aula. Alcuni giorni prima aveva dichiarato: “Qualunque cosa succeda, sento ancora che sarò dalla parte giusta e che manterrò il mio sorriso”. Affermazioni in linea con il ritratto che del personaggio hanno dato i testimoni dell’accusa: un bullo sprezzante con il carisma di un capobanda, a cui piaceva menare le mani e che anzi si vantava con i compagni delle violenze inflitte ai detenuti.
 
Graner mentre picchia alcuni detenuti legati tra di loroLa preparazione degli interrogatori. Il lavoro di Graner ad Abu Ghraib, ammette lui stesso, era di “lisciare” i presunti terroristi prima degli interrogatori da parte dell’intelligence militare. Secondo varie testimonianze, nelle celle dove in passato gli aguzzini di Saddam Hussein torturavano a morte i prigionieri politici, Graner picchiava gli uomini finché perdevano i sensi, obbligava le donne a denudarsi di fronte a lui, sodomizzava i detenuti con degli oggetti, li costringeva a masturbarsi a vicenda. In un caso, ha raccontato un testimone, lasciò per ore un detenuto in manette così strette che, “quando sono andato a liberarlo, le sue mani erano completamente viola e pensavo le avrebbe perse”.
 
Graner e la England mostrano il pollice alzato dietro a una pila di prigionieri nudi
Una sospetta storia di violenze. Già in passato Graner è stato coinvolto in storie di abusi. Nei sei anni in cui ha lavorato in due diversi penitenziari in Pennsylvania, numerose testimonianze di ex detenuti lo trovano protagonista, sebbene Graner non sia mai stato condannato o punito dai vertici degli istituti. Una volta avrebbe nascosto una lametta nel purè di patate di un carcerato, procurandogli vari tagli. Altri ex detenuti lo descrivono come un uomo che insultava neri, musulmani e omosessuali, e bastonava a sangue i reclusi. La prima moglie, che ha ottenuto il divorzio nel 1997 dopo avergli dato due bambini, ha denunciato il comportamento dell’ex marito, che secondo la donna si appostava sotto casa, la tormentava continuamente e in alcuni casi si è introdotto in casa sua per poi picchiarla.

Alessandro Ursic

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