Una manifestazione contro la tortura
nelle carceri che finisce con l'arresto indiscriminato dei
dimostranti, che vengono a loro volta torturati. Un tragico circolo
vizioso in Bahrain, denunciato oggi in un rapporto
dall'organizzazione non governativa Human Rights Watch.
Ancora torture.
Gli implacabili persecutori di coloro che si macchiano di violazioni
dei diritti umani, con sedi a Londra e New York, hanno denunciato
alla stampa la brutale repressione attuata dal governo del Bahrain
nei confronti dei dimostranti arrestati a metà del mese scorso
durante una manifestazione per chiedere giustizia per i detenuti
politici vittime di trattamenti inumani nelle carceri della ricca
monarchia del Golfo Persico.
“Chiediamo
al Bahrain un'immediata inchiesta indipendente per fare chiarezza
sugli abusi perpetrati ai danni dei detenuti politici nelle carceri”,
ha denunciato Joe Stork, vice direttore di Hrw per il Medio Oriente e
il Nord Africa. Secondo l'ong, infatti, a tutti coloro che vennero
arrestati il mese scorso in piazza, mentre chiedevano giustizia per
gli arresti di massa degli oppositori negli anni Novanta, in carcere
sono state garantite botte e torture, e in un caso anche abusi
sessuali.
“Chiediamo
che i detenuti vengano visitati da un medico indipendente”, ha
continuato Stork, “che possa chiarire la reale entità delle
denunce giunte fino a noi”.
Un portavoce del
ministero degli Interni del Bahrain ha già fatto sapere che
tutte le accuse di Hrw sono infondate e che nessun detenuto ha subito
trattamenti inumani.
Un Capodanno
tragico. Non la pensano così i genitori di Maytham Badr
al-Shaykh, un'attivista arrestata il 17 dicembre in piazza a Manama,
la capitale del Bahrain. “Quando siamo riusciti ad andarla a
trovare in carcere, nel centro di detenzione di Adliyeh, a Manama, ci
ha detto che la notte di Capodanno i carcerieri hanno abusato di
lei”, hanno testimoniato i genitori della ragazza a Hrw,
“violentandola a turno e poi abusandone con oggetti di ogni tipo”.
Hani, il fratello di Maytham, ha testimoniato che “mia sorella era
in stato confusionale e ha pianto per tutto il tempo della visita.
Quando se ne sono accorti, i carcerieri l'hanno trascinata via,
ignorando le nostre proteste”.
Maytham
è un'attivista del Committee of the Unemployed, una
delle sigle dell'opposizione in Bahrain. Anche Nader al-Salatna è
un militante dello stesso gruppo. Come lei è stato
arrestato il 17 dicembre scorso e anche lui ha subito abusi e
torture. Rilasciato il 10
gennaio scorso per l'interessamento di Hrw, ha raccontato di
elettrochoc e bastonature, abusi e torture di ogni tipo.
Violenza
di stato. Il Bahrain non è nuovo a denunce da parte di
organizzazioni internazionali per i metodi brutali utilizzati, in
particolare, da un reparto delle forze speciali chiamato
Riot
Fighting Forces, che gestisce le
dimostrazioni dell'opposizione.
Il reame non
tollera nessun tipo di critica e ogni occasione è buona per
bastonare militanti politici e attivisti. In particolare finiscono
spesso nel mirino gli sciiti che, pur rappresentando la maggioranza
della popolazione in Bahrain, sono esclusi dalla vita pubblica, da
sempre in mano alla famiglia reale e alla cricca sunnita alla quale
appartiene.
In
passato, su pressioni di Washington, fedele alleato che ha scelto
proprio il Bahrain come base per la V^ Flotta della sua
Marina Militare, la monarchia aveva tentato pallide aperture alla
democrazia, ma tutte le riforme attuate o promesse hanno finito per
materializzarsi nei manganelli della polizia contro i manifestanti.