18/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Amr Moussa riesce a far dialogare Aoun e Hariri, ottimismo per l'elezione del presidente
La missione del segretario della Lega Araba Amr Moussa sembra essere riuscita a smuovere qualcosa nel pantano della crisi libanese. Il parlamento di Beirut è paralizzato da oltre un anno e, da novembre 2007, il paese è senza un presidente. Ieri però Moussa è riuscito a mettere faccia a faccia il generale Aoun, leader cristiano maronita alleato con Hezbollah all'opposizione, e Saad Hariri, capo del partito Mustaqbal al governo e figlio dell'ex premier Rafiq, ucciso nel febbraio del 2005. Non accadeva da almeno tre mesi. I due, assieme allo stesso Moussa e all'ex presidente maronita Amin Gemayel, hanno discusso della proposta della Lega Araba per sbloccare la crisi. “Sono ottimista -ha dichiarato Moussa prima di partire per Damasco – Il fatto che l'incontro sia avvenuto è un successo in sé”. Al termine del dibattito durato tre ore, Moussa ha spiegato che “la crisi non verrà risolta sulle pagine dei giornali”.
 
Michel Aoun e Amr MoussaLa piattaforma. La proposta della Lega Araba consiste in tre punti: elezione del generale Michel Suleiman a capo dello Stato, formazione di un governo di unità nazionale e preparazione di una nuova legge elettorale per le elezioni del 2009. A proposito della scelta del presidente, si sa che c'è consenso attorno al nome di Suleiman. I disaccordi tra le parti riguardano soprattutto il secondo punto, che mira a risolvere il braccio di ferro tra governo e opposizione sulla composizione dell'esecutivo. Moussa sostiene che il governo di unità nazionale potrebbe essere accettato dalle parti, se l'opposizione accetterà di rinunciare alla pretesa di avere il potere di veto, e allo stesso tempo se il governo non avrà in Parlamento una maggioranza assoluta. Dopo 12 rinvii dell'elezione del capo dello stato, insomma, forse questa è la prima volta che si percepisce un po' di ottimismo. La prossima seduta parlamentare è stata fissata per il 21 gennaio (Lunedì prossimo, ma non è ancora detto che non venga rimandata per la 13ma volta).

Il ministro degli esteri siriano Walid al MuallimOstruzioni. Mentre infatti il segretario della Lega Araba lavora per ricucire, le due parti non rinunciano ad accusarsi reciprocamente di essere strumenti controllati dalle potenze straniere: di Siria e Iran nel caso dell'opposizione, di Francia e Stati Uniti per la maggioranza. La coalizione al governo sostiene che la Siria stia bloccando le soluzioni pacifiche, perché preferisce tenere in serbo la carta libanese e giocarsela in futuro per contrastare le pressioni internazionali. Giovedì 17, però, il ministro degli esteri siriano Walid al Muallim ha dichiarato che Damasco riconosce l'indipendenza di Beirut e stabilirà relazioni diplomatiche normali col Paese dei Cedri “non appena la crisi sarà risolta con l'elezione di Suleiman e la formazione di un governo di unità nazionale che rifletta l'equa rappresentanza dei blocchi libanesi e che si prefigga relazioni privilegiate con la Siria”. Mentre la maggioranza è convinta che, al di là delle dichiarazioni di buona volontà, il vero interesse delle opposizioni sia quello di prolungare il vuoto presidenziale, sull'altro fronte, un comunicato delle opposizioni accusa il governo di Seniora di destabilizzare il paese per conto degli Stati Uniti.
 

Naoki Tomasini

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità