In America Latina le lingue indigene sono importanti quanto il castellano. Parola di esperti
Tzotzil, Tzeltal, Tojolabal, Quechua, Aymarà e Guarany. E molte altre. Le lingue
presenti e parlate ancora oggi in quella parte di pianeta che dal confine Messico-Usa
arriva alla Terra del Fuoco sono centinaia e a forte rischio d'estinzione.
I fatti. Anche per questo motivo il governo messicano ha voluto produrre un “Catalogo
de Lenguas Indigenas Nacionales” che contiene più di trecento varianti linguistiche
presenti nel solo Messico. Ma l'obiettivo è anche un altro: fare in modo che le
istituzioni dedichino maggiori attenzioni alla popolazione indigena ai suoi usi
e costumi.”Sarà uno strumento valido – ha detto il presidente dell'istituto nazionale
di lingue indigene (Inali), Fernando Nava – e faciliterà l'applicazione della
più famosa Ley General Indegena soprattutto in materia di istruzione, salute e
giustizia”.
Il catalogo contempla trecentosessantaquattro tipi differenti di lingue, tutte
in Messico, appartenenti a meno di settanta gruppi etnici locali. Questo fa del
Messico uno dei paesi al mondo con la maggiore presenza di diversità linguistiche.
Insomma, sembra proprio che le lingue indigene da oggi avranno una maggiore considerazione
da parte delle autorità e delle istituzioni. Inoltre, dall'Inali fanno sapere
che per il 2008 sono stati messi in preventivo finanziamenti per lo sviluppo del
progetto. Questa quota dovrà essere utilizzata per programmi per di aggiornamento
professionale di traduttori specializzati in lingue indigene.
Anche dalla Escuela Nacional de Antropologia e Historia arriva un plauso all'iniziativa
governativa.
“Il catalogo darà le basi per il riconoscimento delle lingue indigene e di tutto
quello che è loro collegato”, dice Fidencio Briseño. Inoltre, Briseño ricorda
che questa iniziativa darà molti elementi alle popolazioni indigene per promuovere
la loro cultura.
Dal Paraguay. Dal Paraguay arrivano notizie molto simili. Considerando che l'Unesco ha deciso
che il 2008 sarà l'anno internazionale delle lingue e che il 50 percento degli
idiomi sono a rischio d'estinzionegli stati dove vi sono più lingue presenti dovranno
prendere dei provvedimenti. In Paraguay, ad esempio secondo la Costituzione firmata
nel 1992, sono ben due le lingue ufficiali: il castellano e il guaranì.
Nonostante questo, però, a livello istituzionale nel Paese sudamericano poco
è stato fatto per includere il guaranì nei documenti ufficiali e nei passaporti.
Nemmeno le leggi approvate, scritte ed emanate dal Parlamento di Asuncion sono
in guaranì.
“Il problema di fondo è che il bilinguismo paraguayano è solo di facciata – racconta
dalla capitale del Paese sudamericano Tadeo Zarratea, studioso di lingue indigene
– e le nostre due lingue sono solo un fatto storico, non un bilinguismo di coscienza.
Consideriamo i nostri due idiomi come un fattore folkloristico e non culturale”.
Zarratea continua sostenendo una tesi alquanto bizzarra. “Dobbiamo vincere il
pregiudizio che abbiamo nei confronti del guaranì e smetterla con questo complesso.
Il paraguayano disprezza la sua lingua originale”. E quindi via ad una proposta:
una petizione che chieda agli amministratori del Paese di inserire il guaranì
nei documenti e nei passaporti. “Che il nostro Stato non si esprima in guaranì
oltre che in castellano è un fatto molto grave e una violazione dei diritti umani
e costituzionali di milioni di persone” ha detto Joan Moles Carrera dell'Organizzazione
per il Multilinguismo, molto attiva in Paraguay, che aggiunge: “Questa situazione
potrebbe essere definitacome apartheid linguistico contro il guaranì”.