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Scontri a fuoco. Hanno ucciso un bambino di tre anni travolgendolo nel loro furioso tiroteo. Lo denunciano gli attivisti carioca che aggiungono come prima
di far fuori un giovane dagli occhi grandi e terrorizzati lo abbiano
obbligato a bere del cloro. Quindi, raccontano come siano
entrati nelle case senza mandato, spaccando infissi e mobilia,
aggredendo chiunque, senza distinzione.
Guerra. Sono loro, quelli del Batalhão
de Operações Policiais Especiais (Bope), di nuovo
al centro della bufera. Sono quegli agenti grandi, grossi e dal
grilletto facile ben dipinti in Tropa de Elite, il film uscito
qualche mese fa e che ha sconvolto il Brasile.
Troppi numeri. Il conteggio preciso di
quanti morti fra poliziotti, paras, narcos e gente comune Rio de
Janeiro sia costretta a vedere è impossibile. Fino a poco
tempo fa ci ha provato un sito Rio Body Count che
nacque il primo febbraio 2007 per contabilizzare le
vittime di una violenza senza senso col fine di “svegliare le
coscienze” dei carioca, assuefatti a tanto sangue. Tener sveglia
l'attenzione della società, far accendere i riflettori su un
problema endemico che sembra normalità. Lo slogan era: “Non
ci accontentiamo di una pace vigilata, vogliamo l'inclusione
sociale”. Ispirandosi all'Iraq Body Count, lanciato all'inizio
dell'invasione statunitense in Iraq del 2003, fu gestito per mesi da
un gruppo di volontari, apolitici e senza vincoli con
le istituzioni. Ma adesso, non c'è nemmeno più la coraggiosa iniziativa di André
Dahmer e Vinicio Costa a ricordarci con
freddi numeri aggiornati di minuto in minuto quanto sta avvenendo
nella capitale del carnevale e delle belle donne.Stella Spinelli