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Oggi fortunatamente le cose sembrano cambiate. Soprattutto dopo che nei giorni
scorsi il Paese andino ha disposto il passaggio allo Stato delle risorse energetiche
nelle mani delle grandi multinazionali. Basta con le polemiche e via alla nuova
organizzazione del lavoro, dunque. E per iniziare, Morales, si è ritrovato a Puerto
Iguazù con il presidente venezuelano, Hugo Chavez, (reduce dalle vittorie politiche
nella vicenda della liberazione degli ostaggi in mano alle Farc), con il presidente
brasiliano Lula, e in rappresentanza dell'Argentina, Nestor Kirchner, per discutere
sul tema della nazionalizzazione.
Da La Paz. Non si tratta di una chiusura nelle forniture o una chiusura dei rapporti con
gli altri stati. Anzi. Lo stesso presidente di Ypfb, (Yacimientos Petroliferos
Fiscales Bolivianos), Jorge Alvarado, ha confermato che il suo Paese onorerà tutti
gli accordi già stipulati con le altre nazioni: “Rispetteremo gli accordi firmati
sia con il Brasile che con l'Argentina e con qualunque altro paese” ha detto il
presidente di Yfpb confidando nella comprensione dei due stati considerati “amici”.
E il discorso non vale solo per il Brasile, ma anche per la vicina Argentina.
La Bolivia, infatti, oltre a essere il secondo produttore di gas naturale dell'area
(dopo il Venezuela) esporta circa cinque milioni di metri cubi al giorno, che
corrispondono al quattro percento del fabbisogno argentino. Al Brasile, però,
La Paz invia quotidianamente circa 24 milioni di metri cubi di gas, che vanno
a coprire buona parte del fabbisogno nazionale.
Il decreto supremo 28701. Ma cosa dice in sostanza il decreto 28071? Innanzitutto elenca le condizioni
che hanno portato a questa decisione. “Il popolo ha riconquistato il diritto a
sfruttare le proprie ricchezze naturali e utilizzarle per il bene del paese. Attraverso
il referendum vincolante del 18 luglio 2004, il popolo ha deciso in maniera del
tutto sovrana che lo Stato recuperi la proprietà di tutte le riserve di idrocarburi
prodotte nel Paese”, si legge nel decreto. C'è dell'altro: “Come disposto dagli
articoli 136/137/139 della Costituzione, gli idrocarburi sono beni nazionali,
inalienabili e imprescrittibili dello Stato, ragion per cui costituiscono proprietà
pubblica inviolabile”. E ancora: “I contratti di sfruttamento delle risorse naturali
presenti nel sottosuolo boliviano devono essere valutati e autorizzati dal potere
legislativo”. Ma, forse per ricordare che la decisione è stata presa dalla politica
boliviana, ma è totalmente a favore della popolazione, Morales ha ricordato: “Questa
misura si iscrive di diritto nella lotta storica della nazione, dei movimenti
sociali e del popolo originario per riconquistare le nostre ricchezze come base
fondamentale per recuperare la nostra sovranità. Per questo motivo emettiamo questo
decreto supremo, per portare avanti la nazionalizzazione degli idrocarburi del
nostro Paese”. Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, Pace, Guerra, Peacereporter