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Le Tigri Tamil hanno segnato a modo loro la fine dell'armistizio in Sri Lanka:
colpendo un bus scolastico e uccidendo almeno 23 persone. Oltre 60 i feriti, a
pochi metri di distanza un'altra bomba nella stessa mattinata ha colpito un veicolo
militare, senza morti tra i soldati. Molti invece i bambini deceduti. Secondo
il portavoce dell'esercito B. Nanayakkara, i terroristi avrebbero sparato a sangue
freddo sulla carcassa dell'autobus dopo che una bomba ai lati della strada era
esplosa al passaggio del mezzo. Gli attacchi terroristici sono arrivati a Buttala,
vicino la costa orientale dell'antica Ceylon.
Quando Era fissata al 16 gennaio la scadenza del termine per un armistizio che il governo
di Colombo aveva già dichiarato privo di valore con due settimane d'anticipo.
Ma in mattinata, dopo aver attribuito l'attacco alle Tigri Tamil, il governo ha
formalmente abbandonato la tregua siglata con l'intermediazione norvegese nel
2002. I ribelli indipendentisti si sono dichiarati ''scioccati e delusi'' dall'atteggiamento
governativo, ma nessuna delle due parti negli ultimi due anni in cui l'armistizio
avrebbe dovuto essere applicato, aveva rispettato gli accordi, con circa 5mila
morti accertati da inizio 2005. E almeno 5mila sono gli sfollati al nord dopo l'ultima campagna lanciata dall'esercito di Colombo. Il peggio
è che adesso gli Osservatori di pace norvegesi dovranno abbandonare il paese,
non avendo più giustificazioni legali per monitorare l'avanzare (o il regredire)
del processo di pace. “Adesso sono prevedibili ritorsioni private e arresti di
massa ai danni dei Tamil nel sud del Paese” ha dichiarato il politologo Jejaray ai media britannici. Già subito dopo Capodanno
un parlamentare tamil, Maheswaran, era stato ucciso in pieno giorno a Colombo
e un altro parlamentare dell'etnia minoritaria, Mano Ganesan aveva abbandonato
il paese “dopo aver ricevuto minacce di morte”.
Dove L'esercito regolare ha lanciato nel nord del paese una campagna contro le Tigri
Tamil oramai da due mesi, nei quali si è registrata una media di 25-30 indipendentisti
ammazzati dalle truppe regolari quotidianamente. In novembre era caduto l'ultimo
baluardo tamil nelle province a est, lasciando le Tigri nella ridotta della regione intorno Jaffna, loro capitale e quartier generale. Ora lo Stato maggiore dell'esercito ha annunciato
spavaldamente di poter “schiacciare l'insurrezione Tamil entro la fine del 2008”.
Il conflitto ha subito un'aumento vertiginoso da novembre 2007, con una serie
di omicidi politici. Ultima vittima martedì 8 gennaio il ministro per la Ricostruzione Dassanayake, sulla strada dell'aeroporto di
Colombo. La domenica precedente era toccato al capo dell'intelligence Tamil, nome in codice 'Colonnello Charles'. Una esecuzione dei servizi segreti
di alto livello, seconda solo all'omicidio del capo politico dei ribelli, Thamilselvan, di inizio novembre.
Chi Yasushi Akashi, inviato giapponese delle Nazioni Unite per il processo di pace
srilankese, era atterrato solo poche ore prima all'aeroporto di Colombo, ed aveva
tentato fino alle ultime ore precedenti l'attentato di convincere il blocco di
potere che comanda nel paese a maggioranza singalese. Tokyo ha anche minacciato
di ridurre i suoi aiuti che negli ultimi 23 anni sommano già a 9 miliardi di dollari
usa, di cui 400 milioni nel solo 2007. Il Giappone è uno dei maggiori donatori
internazionali per il Sri Lanka, oltre ad essere la prima destinazione nel continente
asiatico per numero di forza lavoro singalese destinata all'estero. Anche il potente
vicino, Nuova Delhi, ha visto male la fine dell'armistizio: “Crediamo che la soluzione
armata non risolverà niente nel conflitto srilankese “ ha detto un portavoce del
governo indiano.
Perché “La fine dell'armistizio porterà sicuramente alla ricerca di una soluzione armata
al conflitto – ha detto l'inviato nipponico, alla sua 15esima visita in due anni
– Per evitare gravi conseguenze umanitarie, il governo di Colombo deve varare
quanto prima un serio pacchetto di riforme verso la devoluzione di poteri ai territori
settentrionali, come promette da tempo”. In effetti sembra che un portavoce governativo
abbia promesso “quanto prima” una serie di riforme per una maggiore autonomia
dei territori a maggioranza Tamil. Una mossa per isolare le Tigri che scelgono
ancora l'opzione militare, e dialogare con i gruppi indipendentisti che scelgono
la via non violenta. Ma al momento gli inviati stranieri che hanno visitato il
Paese non possono giurare sulla reale presa di questi movimenti tra la popolazione
del nord Sri Lanka. Di sicuro la guerra aperta è quello che riserva l'immediato
futuro all'isola: l'esercito ha detto di aver ucciso circa 250 tigri Tamil nelle
ultime 48 oreGianluca Ursini