16/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentato Tamil a scuolabus uccide 23 persone a Buttala. Il governo dichiara la fine dell'armistizio. Per l'inviato di pace "è guerra aperta"
di gianluca Ursini
 
piccolo feritoLe Tigri Tamil hanno segnato a modo loro la fine dell'armistizio in Sri Lanka: colpendo un bus scolastico e uccidendo almeno 23 persone. Oltre 60 i feriti, a pochi metri di distanza un'altra bomba nella stessa mattinata ha colpito un veicolo militare, senza morti tra i soldati. Molti invece i bambini deceduti. Secondo il portavoce dell'esercito B. Nanayakkara, i terroristi avrebbero sparato a sangue freddo sulla carcassa dell'autobus dopo che una bomba ai lati della strada era esplosa al passaggio del mezzo. Gli attacchi terroristici sono arrivati a Buttala, vicino la costa orientale dell'antica Ceylon.
Buttala si trova a sud est dell isolaQuando Era fissata al 16 gennaio la scadenza del termine per un armistizio che il governo di Colombo aveva già dichiarato privo di valore con due settimane d'anticipo. Ma in mattinata, dopo aver attribuito l'attacco alle Tigri Tamil, il governo ha formalmente abbandonato la tregua siglata con l'intermediazione norvegese nel 2002. I ribelli indipendentisti si sono dichiarati ''scioccati e delusi'' dall'atteggiamento governativo, ma nessuna delle due parti negli ultimi due anni in cui l'armistizio avrebbe dovuto essere applicato, aveva rispettato gli accordi, con circa 5mila morti accertati da inizio 2005. E almeno 5mila sono gli sfollati al nord dopo l'ultima campagna lanciata dall'esercito di Colombo. Il peggio è che adesso gli Osservatori di pace norvegesi dovranno abbandonare il paese, non avendo più giustificazioni legali per monitorare l'avanzare (o il regredire) del processo di pace. “Adesso sono prevedibili ritorsioni private e arresti di massa ai danni dei Tamil nel sud del Paese” ha dichiarato il politologo Jejaray ai media britannici. Già subito dopo Capodanno un parlamentare tamil, Maheswaran, era stato ucciso in pieno giorno a Colombo e un altro parlamentare dell'etnia minoritaria, Mano Ganesan aveva abbandonato il paese “dopo aver ricevuto minacce di morte”.


l'attentato dell'8 gennaio al ministro DassanayakeDove L'esercito regolare ha lanciato nel nord del paese una campagna contro le Tigri Tamil oramai da due mesi, nei quali si è registrata una media di 25-30 indipendentisti ammazzati dalle truppe regolari quotidianamente. In novembre era caduto l'ultimo baluardo tamil nelle province a est, lasciando le Tigri nella ridotta della regione intorno Jaffna, loro capitale e quartier generale. Ora lo Stato maggiore dell'esercito ha annunciato spavaldamente di poter “schiacciare l'insurrezione Tamil entro la fine del 2008”. Il conflitto ha subito un'aumento vertiginoso da novembre 2007, con una serie di omicidi politici. Ultima vittima martedì 8 gennaio il ministro per la Ricostruzione Dassanayake, sulla strada dell'aeroporto di Colombo. La domenica precedente era toccato al capo dell'intelligence Tamil, nome in codice 'Colonnello Charles'. Una esecuzione dei servizi segreti di alto livello, seconda solo all'omicidio del capo politico dei ribelli, Thamilselvan, di inizio novembre.


AkashiChi Yasushi Akashi, inviato giapponese delle Nazioni Unite per il processo di pace srilankese, era atterrato solo poche ore prima all'aeroporto di Colombo, ed aveva tentato fino alle ultime ore precedenti l'attentato di convincere il blocco di potere che comanda nel paese a maggioranza singalese. Tokyo ha anche minacciato di ridurre i suoi aiuti che negli ultimi 23 anni sommano già a 9 miliardi di dollari usa, di cui 400 milioni nel solo 2007. Il Giappone è uno dei maggiori donatori internazionali per il Sri Lanka, oltre ad essere la prima destinazione nel continente asiatico per numero di forza lavoro singalese destinata all'estero. Anche il potente vicino, Nuova Delhi, ha visto male la fine dell'armistizio: “Crediamo che la soluzione armata non risolverà niente nel conflitto srilankese “ ha detto un portavoce del governo indiano.


l'inviato col presidente rajapaksaPerché “La fine dell'armistizio porterà sicuramente alla ricerca di una soluzione armata al conflitto – ha detto l'inviato nipponico, alla sua 15esima visita in due anni – Per evitare gravi conseguenze umanitarie, il governo di Colombo deve varare quanto prima un serio pacchetto di riforme verso la devoluzione di poteri ai territori settentrionali, come promette da tempo”. In effetti sembra che un portavoce governativo abbia promesso “quanto prima” una serie di riforme per una maggiore autonomia dei territori a maggioranza Tamil. Una mossa per isolare le Tigri che scelgono ancora l'opzione militare, e dialogare con i gruppi indipendentisti che scelgono la via non violenta. Ma al momento gli inviati stranieri che hanno visitato il Paese non possono giurare sulla reale presa di questi movimenti tra la popolazione del nord Sri Lanka. Di sicuro la guerra aperta è quello che riserva l'immediato futuro all'isola: l'esercito ha detto di aver ucciso circa 250 tigri Tamil nelle ultime 48 ore
 

Gianluca Ursini

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