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Vittoria comoda. L'ex governatore del Massachusetts ha ottenuto il 39 percento dei voti contro
il 30 percento di John McCain, fermando così il suo slancio dopo la vittoria di
una settimana fa in New Hampshire. Mike Huckabee, che il 3 gennaio aveva vinto
nei caucus dell'Iowa, si è piazzato terzo con il 16 percento. Distaccati gli altri
candidati: il deputato del Texas Ron Paul (6 percento), il senatore Fred Thompson
(4 percento) e soprattutto l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, che con
il suo 3 percento rischia di scivolare sempre più nell'anonimato. “Stanotte segna
l'inizio della rimonta, una rimonta per l'America», ha detto Romney nel comizio
dopo la vittoria, prendendo spunto dal concetto usato sia da Hillary Clinton sia
da John McCain dopo le loro vittorie in New Hampshire. McCain – che contava di
far suo il Michigan sfruttando l'inerzia dell'exploit precedente – ha incassato
con stile: “Pensavamo fosse più facile, ma sapete? Siamo diventati piuttosto bravi
nelle situazioni difficili”, ha detto davanti ai suoi sostenitori. “E ora gli
abbiamo mostrato che non ci dispiace una battaglia”.
L'incertezza tra i repubblicani. Ora la sfida si sposta nel sud. Tra tre giorni, sabato 19 gennaio, gli elettori
repubblicani voteranno nel South Carolina e nel Nevada; dieci giorni dopo ci sarà
la Florida, il primo grande Stato ad entrare in gioco. Nella confusione della
corsa, ogni tappa può essere quella che fa diventare favorito uno dei candidati:
basterebbero due vittorie di fila per fare di ognuno di loro l'uomo da battere.
Intanto, la situazione cambia a seconda dello Stato. In South Carolina, dove la
percentuale di cristiani evangelici tra i repubblicani è alta, potrebbe per esempio
tornare a vincere Huckabee, un ex pastore battista sostenuto dalla destra religiosa.
In Nevada, si prevede un'altra sfida tra Romney e McCain. La Florida, che fino
a qualche settimana fa sembrava un feudo di Giuliani, è ancora tutta da assegnare
dopo che gli ultimi sondaggi hanno evidenziato un calo dei consensi per l'ex sindaco
di New York.
Tra tre giorni è di nuovo Obama contro Clinton. In Michigan si sono anche tenute le primarie dei democratici, ma erano svuotate
di ogni senso perché lo Stato è stato punito dal partito per aver anticipato la
data della consultazione elettorale senza autorizzazione: il Michigan quindi non
manderà nessun delegato alla convention democratica di agosto, quando verrà formalizzata
la scelta del candidato alla presidenza. Sulla scheda dei democratici c'era solo
il nome di Hillary Clinton, mentre gli altri candidati principali – tra cui Barack
Obama e John Edwards – si erano ritirati dalla corsa. Senza rivali, la Clinton
ha ottenuto il 55 percento delle preferenze di chi si è comunque preoccupato di
andare a votare. Il 40 percento ha invece scritto “uncommitted”, scegliendo così il voto neutrale. I democratici tornano in pista anche loro
in Nevada, tra tre giorni. Con una vittoria a testa tra Obama e la Clinton, lo
Stato di Las Vegas potrebbe già fare da ago della bilancia.Alessandro Ursic