11/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Una rapina alla Northern Bank di Belfast affossa il processo di distensione nell'Ulster
L'assemblea di Stormont, poco fuori BelfastSembrava proprio che qualcosa si stesse muovendo, nell’interminabile processo di pace nell’Irlanda del Nord. Dopo mesi di colloqui tra i maggiori partiti politici dell’Ulster e i negoziatori di Londra e Dublino, lo scorso dicembre tutti gli esperti credevano che un accordo si sarebbe presto trovato: la Gran Bretagna avrebbe potuto così ripristinare le attività dell’Assemblea di Stormont (alla periferia di Belfast), sospesa nell’autunno 2002 per essere sostituita dal governo diretto di Londra sulla regione. Un mese dopo, di quella speranza non resta più niente. L’orologio politico sembra essere tornato indietro di una decina d’anni, la diffidenza tra i partiti protestanti e cattolici è più alta che mai.
 
Il leader dello Sinn Fein, Gerry AdamsLa rapina del secolo. Prima le trattative si sono arenate sul solito scoglio della completa distruzione dell’arsenale ancora a disposizione dell’Ira, l’organizzazione terroristica legata al partito repubblicano (cioè cattolico) più estremista, lo Sinn Fein (si pronuncia “scin fein”). Con gli unionisti (cioè i protestanti) a pretendere come sempre una prova fotografica, e i repubblicani a nicchiare perché non vogliono una pubblica umiliazione e temono di bruciarsi una importante “carta di riserva”. Fin qui si tratterebbe di un film già visto. Ma il vero macigno sul processo di pace è venuto venerdì scorso, quando il capo della polizia nordirlandese – da sempre un feudo unionista – ha attribuito all’Ira la responsabilità di una gigantesca rapina alla Northern Bank di Belfast, avvenuta il 20 dicembre. Gli organizzatori del colpo, con l’aiuto di due funzionari minacciati di morte, avevano fatto sparire dal caveau dell’istituto ben 26,5 milioni di sterline in oontanti (37,7 milioni di euro).
 
Il leader e fondatore dell'Uup, il reverendo presbiteriano Ian PaisleyLe reazioni delle parti in causa. Anche se per il momento le indagini in corso non hanno portato a nessun arresto né ad alcuna incriminazione, il dito puntato contro l’Ira ha già avuto effetti devastanti. Lo Sinn Fein ha prontamente negato ogni coinvolgimento. Ma intanto il Partito democratico unionista (Dup) del reverendo Ian Paisley – un irriducibile arruffapopolo che a quasi ottant’anni ha visto il partito da lui stesso fondato scavalcare per la prima volta il più moderato Partito unionista dell’Ulster (Uup) – ha promesso di chiedere al premier britannico Tony Blair di escludere lo Sinn Fein da qualunque governo si riesca a formare in Irlanda del Nord nei prossimi 12 mesi. Dai vari moderatori delle trattative esterni ai partiti dell’Ulster – come il premier irlandese Bertie Ahern e il segretario di Londra per l’Irlanda del Nord Paul Murphy – arrivano giudizi funerei sulle possibilità di riavviare a breve il dialogo tra le parti. “E’ difficile capire dove stiamo andando nell’immediato futuro”, ha detto Murphy.
 
Il leader dell'Uup, David Trimble
Cosa può cambiare. A questo punto è molto probabile che per smuovere le acque ci vorranno nuove elezioni indette da Londra, ma è uno strumento che l’ultima volta ha ulteriormente complicato la situazione. Nello spettro politico nordirlandese ci sono quattro partiti principali: nel campo protestante lo storico Uup e il più aggressivo Dup, in quello cattolico lo Sinn Fein e il più moderato Sdlp (Partito social-democratico laburista). Alla prova del voto, tutti e quattro godono di un consenso che si aggira intorno al 20 per cento, e gli spostamenti di potere sono determinati da pochi punti percentuali. Dopo decenni in cui i moderati Uup e Sdlp vincevano (di poco) sui rivali nel loro rispettivo campo, le elezioni per l’Assemblea del novembre 2003 hanno ribaltato la situazione: il Dup è diventato il principale partito della regione e lo Sinn Fein ha spodestato lo Sdlp dal trono di maggiore partito dei cattolici. L’arduo compito di fare la pace, in pratica, tocca ai due partiti più estremisti. Che paradossalmente ci stavano riuscendo, fino agli ultimi sviluppi.
 
L'incognita dei paramilitari. L'ex terrorista protestante Johnny "cane pazzo" AdairSe il rischio fosse solo quello di dover attendere alcuni anni prima di rivedere un autogoverno nordirlandese, l’attuale stallo non sarebbe neanche così tragico. In fondo l’Ulster è stata governata in modo diretto da Londra dagli anni Settanta fino al 1999, subito dopo la firma degli accordi di pace del Venerdì Santo. Il vero pericolo è che il nuovo clima di reciproco sospetto surriscaldi gli animi dei più facinorosi, di entrambi i campi. Se i vari gruppi paramilitari ricominciassero a farsi giustizia da sé, la quiete di cui ha goduto la regione negli ultimi anni potrebbe presto svanire nel nulla. Proprio ieri dal carcere nordirlandese di Maghberry è stato rilasciato Johnny “Mad Dog” Adair, il più noto terrorista protestante, condannato nel 1995 a 16 anni di carcere. Un tipetto che una volta in un’intervista, alla domanda “Darebbe mai un passaggio in macchina a un cattolico?” rispose “Ne ho dati vari, ma mai a uno vivo”. “Cane pazzo” è stato subito trasportato a Bolton, in Inghilterra, dove vivono la moglie e i figli. Sulla sua testa pende infatti una condanna a morte emessa dai suoi ex compagni paramilitari, che hanno giurato di uccidere lui e la sua famiglia se mai rimetteranno piede a Belfast. Faide di potere per il controllo del traffico di droga e del pizzo sui commercianti, certo. Ma rimane un esempio di come basti una scintilla, per infiammare di nuovo l’Irlanda del Nord.

Alessandro Ursic

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