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Sembrava proprio che qualcosa si stesse muovendo, nell’interminabile processo
di pace nell’Irlanda del Nord. Dopo mesi di colloqui tra i maggiori partiti politici
dell’Ulster e i negoziatori di Londra e Dublino, lo scorso dicembre tutti gli
esperti credevano che un accordo si sarebbe presto trovato: la Gran Bretagna avrebbe
potuto così ripristinare le attività dell’Assemblea di Stormont (alla periferia
di Belfast), sospesa nell’autunno 2002 per essere sostituita dal governo diretto
di Londra sulla regione. Un mese dopo, di quella speranza non resta più niente.
L’orologio politico sembra essere tornato indietro di una decina d’anni, la diffidenza
tra i partiti protestanti e cattolici è più alta che mai.
La rapina del secolo. Prima le trattative si sono arenate sul solito scoglio della completa distruzione
dell’arsenale ancora a disposizione dell’Ira, l’organizzazione terroristica legata
al partito repubblicano (cioè cattolico) più estremista, lo Sinn Fein (si pronuncia
“scin fein”). Con gli unionisti (cioè i protestanti) a pretendere come sempre una prova
fotografica, e i repubblicani a nicchiare perché non vogliono una pubblica umiliazione
e temono di bruciarsi una importante “carta di riserva”. Fin qui si tratterebbe
di un film già visto. Ma il vero macigno sul processo di pace è venuto venerdì
scorso, quando il capo della polizia nordirlandese – da sempre un feudo unionista
– ha attribuito all’Ira la responsabilità di una gigantesca rapina alla Northern
Bank di Belfast, avvenuta il 20 dicembre. Gli organizzatori del colpo, con l’aiuto
di due funzionari minacciati di morte, avevano fatto sparire dal caveau dell’istituto ben 26,5 milioni di sterline in oontanti (37,7 milioni di euro).
Le reazioni delle parti in causa. Anche se per il momento le indagini in corso non hanno portato a nessun arresto
né ad alcuna incriminazione, il dito puntato contro l’Ira ha già avuto effetti
devastanti. Lo Sinn Fein ha prontamente negato ogni coinvolgimento. Ma intanto
il Partito democratico unionista (Dup) del reverendo Ian Paisley – un irriducibile
arruffapopolo che a quasi ottant’anni ha visto il partito da lui stesso fondato
scavalcare per la prima volta il più moderato Partito unionista dell’Ulster (Uup)
– ha promesso di chiedere al premier britannico Tony Blair di escludere lo Sinn
Fein da qualunque governo si riesca a formare in Irlanda del Nord nei prossimi
12 mesi. Dai vari moderatori delle trattative esterni ai partiti dell’Ulster –
come il premier irlandese Bertie Ahern e il segretario di Londra per l’Irlanda
del Nord Paul Murphy – arrivano giudizi funerei sulle possibilità di riavviare
a breve il dialogo tra le parti. “E’ difficile capire dove stiamo andando nell’immediato
futuro”, ha detto Murphy.
Se il rischio fosse solo quello di dover attendere alcuni anni prima di rivedere
un autogoverno nordirlandese, l’attuale stallo non sarebbe neanche così tragico.
In fondo l’Ulster è stata governata in modo diretto da Londra dagli anni Settanta
fino al 1999, subito dopo la firma degli accordi di pace del Venerdì Santo. Il
vero pericolo è che il nuovo clima di reciproco sospetto surriscaldi gli animi
dei più facinorosi, di entrambi i campi. Se i vari gruppi paramilitari ricominciassero
a farsi giustizia da sé, la quiete di cui ha goduto la regione negli ultimi anni
potrebbe presto svanire nel nulla. Proprio ieri dal carcere nordirlandese di Maghberry
è stato rilasciato Johnny “Mad Dog” Adair, il più noto terrorista protestante,
condannato nel 1995 a 16 anni di carcere. Un tipetto che una volta in un’intervista,
alla domanda “Darebbe mai un passaggio in macchina a un cattolico?” rispose “Ne
ho dati vari, ma mai a uno vivo”. “Cane pazzo” è stato subito trasportato a Bolton,
in Inghilterra, dove vivono la moglie e i figli. Sulla sua testa pende infatti
una condanna a morte emessa dai suoi ex compagni paramilitari, che hanno giurato
di uccidere lui e la sua famiglia se mai rimetteranno piede a Belfast. Faide di
potere per il controllo del traffico di droga e del pizzo sui commercianti, certo.
Ma rimane un esempio di come basti una scintilla, per infiammare di nuovo l’Irlanda
del Nord.Alessandro Ursic