04/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Si riparte dalla base

Sanità in IraqRicostruire le strutture sanitarie, aggiornare le attrezzature ma anche le conoscenze dei medici e, soprattutto, ripartire dalle cure di base, sul territorio, per garantire al più presto a tutti le cure minime indispensabili. Questi sono i primi punti su cui riorganizzare l’assistenza sanitaria in Iraq ; per realizzarli è però necessario, prima di tutto, garantire la sicurezza, sia dei medici, che durante il conflitto hanno difeso coraggiosamente il luogo di lavoro, sia dei pazienti che spesso, ancora spaventati, preferiscono non curarsi pur di non andare inospedale.

L’assistenza sanitaria in Iraq ha goduto di buona salute fino all’inizio degli anni ottanta, quando è iniziato un progressivo declino: la guerra con l’ Iran prima e quella del Golfo poi nel 1991, con le successive sanzioni internazionali (embargo), lo stanziamento di fondi insufficiente, la carente organizzazione degli interventi sanitari hanno portato al progressivo deterioramento degli edifici e delle attrezzature nonché a un’assistenza inefficiente, mal distribuita e concentrata in pochi ospedali nelle città. I risultati parlano da soli.

Un terzo delle irachene partorisce senza cure mediche adeguate, la mortalità materna si è triplicata e quella infantile raddoppiata negli ultimi dieci anni: nel 2002 un bambino su otto non ha raggiunto i cinque anni (in Italia circa 1 su 200). L’ultimo conflitto ha dato un’ulteriore spallata al sistema sanitario: il 12 per cento degli ospedali è stato danneggiato e il 7 per cento saccheggiato, in molti casi manca la luce e l’acqua, nonché farmaci e attrezzature. Il numero di infermieri è decisamente inadeguato, quello dei medici è sufficiente (circa uno ogni 2.000 iracheni, ma in Italia ce n’è dieci volte tanto), ma hanno bisogno di aggiornarsi. Negli anni passati infatti in molti hanno lasciato il Paese, gli altri sono rimasti isolati dai colleghi del resto del mondo e dai più recenti progressi della medicina. Si deve partire dalle fondamenta dunque, da quello che viene dato per scontato, come avere negli ospedali i pavimenti puliti, il cibo per pazienti e non trovare in giro rifiuti: basti pensare che il 20 per cento dei rifiuti sanitari può essere infettivo, tossico o radioattivo e nel solo mese di giugno ne sono stati rimossi 1.400 metri cubi.

 

Valeria Confalonieri

 

Categoria: Salute
Luogo: Iraq