10/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Attentato contro l’ambasciata australiana nella capitale

ambasciataIl terrorismo è tornato a colpire in Indonesia. Ieri alle 10:30 locali (5:30 italiane) una fortissima esplosione, provocata da un'autobomba, all’uscita dell’ambasciata australiana di Giakarta, ha causato nove morti e oltre 180 feriti. Questo l’ultimo bilancio fornito dalle autorità. Le vittime sarebbero in maggioranza indonesiane, per lo più passanti e guardie di sicurezza. La deflagrazione ha lasciato un profondo cratere sulla strada, decine di feriti mutilati e con ustioni, detriti carbonizzati e frammenti di vetro ovunque. All’interno dell’ambasciata ci sono stati solo feriti lievi. La polizia indonesiana ha confermato oggi, di essere stata avvisata dell'attentato attraverso un sms ricevuto quarantacinque minuti prima dell'esplosione. Nel testo si minacciava un attacco contro una rappresentanza diplomatica occidentale se non fosse stato liberato immediatamente Abu Bakar Bashir, il religioso islamico considerato il leader spirituale della rete terroristica Jemaah Islamiah. Il capo dei servizi investigativi indonesiani, il generale Suyitno Landung, ha fatto sapere che dentro l'auto esplosa ci sarebbero stati tre kamikaze.

“Il mio lavoro espone a questi rischi”, dice Djuanidi, guardia di un edificio circostante. “Ho paura. Vorrei dire ai terroristi di smettere di uccidere i poveri. La nostra vita è già abbastanza difficile”. Un altro uomo della sicurezza aggiunge: “Non capisco perché continuino a esserci attentati in Indonesia e perché noi guardie ne siamo sempre le vittime”.
In questo giorno di disperazione, il ricordo va a due azioni terroristiche che hanno paralizzato l’arcipelago indonesiano nel periodo post 11 settembre: gli attacchi suicida alle discoteche di Bali nell’ottobre 2002 con 202 morti, quasi tutti turisti; e l’autobomba contro l’hotel Marriott ancora a Giakarta nell’agosto 2003, dove persero la vita 12 persone. Secondo il capo della polizia, il generale Da’i Bachtiar, ieri sarebbe stata marriott utilizzata un’autobomba simile a quelle scagliate contro il Marriott e i locali notturni di Bali. E ancora una volta il gruppo terroristico responsabile di quelle stragi, la Jemaah Islamiah (JI), avrebbe rivendicato l'attacco. "Abbiamo deciso di sistemare i conti con l'Australia, uno dei peggiori nemici di Dio e dell'Islam...e un fratello mujahedeen è riuscito a portare a termine un'azione di martirio con un'autobomba contro l'ambasciata dell'Australia. Chiediamo al governo australiano di ritirare le truppe dall'Iraq...", si legge sul sito internet www.islamic-minbar.com. L'autenticità dell'appello, però, non è ancora stata verificata.

Rete del fondamentalismo islamico, la JI è strettamente legata ad al-Qaeda di Osama bin Laden e ha basi in diversi Paesi del Sud Est Asiatico. Qui insegue l'obiettivo di creare una repubblica islamica sovranazionale che inglobi territori di Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Brunei. I mezzi non sono diversi da quelli usati da al-Qaeda: attentati contro obiettivi simbolo dell’occidente.
L’Australia tra l’altro è uno dei Paesi che sostengono la coalizione anglo-americana nella guerra irachena. “E’ un attacco terroristico contro l’Australia”, ha commentato il ministro degli Esteri australiano Alexander Downer. “E il nostro Paese non si farà intimidire”, ha aggiunto il primo ministro John Howard.

baliLa JI trova terreno fertile in Indonesia, il Paese musu mano più popoloso al mondo e minato da instabilità politica, sociale ed economica.
Nell’Arcipelago la democrazia è arrivata tardi, nel ’99, dopo oltre trent’anni di dittatura. Qui resta forte l’influenza dei militari e la povertà è endemica in molte zone. La presidente, Megawati Sukarnoputri, non è stata in grado, in cinque anni di governo, di sollevare l’economia e garantire la sicurezza.
Sono almeno tre i conflitti in corso in diverse parti del Paese, nell’estrema provincia nord dell’Aceh, nella Papua Occidentale e nelle Molucche- Sulawesi, dove gruppi separatisti combattono contro l’esercito e i paramilitari del governo.
Per Megawati è un momento critico: il 20 settembre si terrà il secondo turno delle presidenziali, in cui è dato per favorito l’ex generale Yudhoyono. Fino ad ora, inoltre, la presidente aveva trascurato le questioni della sicurezza e del terrorismo durante la campagna elettorale, una strategia che potrebbe però modificare dopo i fatti di ieri. “Le leggi antiterrorismo indonesiane sono troppo deboli, perché le agenzie di intelligence non possono fermare coloro che sono sospettati di terrorismo”, ha spiegato il capo dei servizi segreti a Giakarta. “Chiedo agli indonesiani di restare uniti nella lotta al terrorismo”, ha detto Megawati in visita alle vittime. “Ognuno dovrebbe rimanere calmo, ma vigile”.

Anche l’Australia si avvicina a una scadenza elettorale, le legislative del 9 ottobre. Intanto, per ragioni di sicurezza, diplomatici e famigliari australiani si preparano a lasciare la sede indonesiana.

Francesca Lancini

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