15/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo la prima esercitazione militare congiunta, Pechino e Delhi hanno firmato 11 trattati bilaterali economici
Il primo ministro indiano Manmoanh Singh è quasi arrivato alla conclusione d'una una visita di tre giorni a Pechino, che lui stesso ha definito “una pietra miliare nel rapporto tra le nostre due nazioni”. Singh ha firmato con la controparte cinese Wen Jiabao lunedì mattina 11 trattati bilaterali su temi molto vari: dall'ambiente al commercio estero, dalla cultura alla gestione dell'energia, senza trascurare i rapporti diplomatici i trasporto e le condizioni abitative dei due giganti asiatici.
 
Singh l'indiano con il presidente JintaoScambi in crescita costante I due premier si sono lodati a vicenda per essere “le due economie di grande scala a maggior crescita al mondo in questo periodo”. Entrambi i due sistemi economici hanno segnato una crescita intorno al 10 per cento annuo nel 2007. Ma a crescere è soprattutto l'interscambio commerciale tra Delhi e Pechino: rispetto al 1995 è aumentato di 25 volte. Le due capitali si erano prefissate come obiettivo per il 2008 d'arrivare a 20 miliardi di dollari Usa annui di scambio. Obiettivo già raggiunto nel 2006, mentre quello fissato per il 2010  (40 miliardi d'interscambio), verrà raggiunto alla fine di quest'anno, con un biennio d'anticipo. Al momento gli scambi tra i due hanno raggiunto 34 miliardi. L'asticella è stata ulteriormente alzata, per arrivare ad un bilancio complessiva di 60 miliardi di dollari di scambio nel 2010.

Singh all'arrivo a pechinoA vantaggio di alcuni Ma il punto è che se la Cina è divenuta il secondo partner commerciale per Nuova Delhi, gli indiani sono ancora solo al decimo posto nella classifica dei partner commerciali di Pechino. Con uno squilibrio sempre crescente a favore delle merci cinesi. “Le nostre relazioni commerciali sono raddoppiate in solo due anni, e cresciute del 54 percento nel 2007, ma anche il nostro deficit commerciale verso i cinesi passa da quattro a quasi nove miliardi di dollari annui” si è lamentato Singh. “Con gli impegni di oggi si arriverà a breve ad una apertura assoluta negli scambi tra i due paesi – assicura l'analista economico V. Chandrasekar a PeaceReporter – sono previste nei prossimi anni, se non già entro la fine del 2008, dei provvedimenti che abbattano ogni tipo di tariffa doganale, o qualsiasi tipo di imposta che impedisca il libero commercio”.
 
L'opportunità cinese Nemmeno il premier Singh ha reagito negativamente alla previsione dei sempre maggiori sbilanci a favore dei cinesi nei rapporti commerciali tra i colossi, vedendovi al contrario una opportunità: “Siamo a questo punto costretti a diversificare la nostra offerta e il tipo di prodotti industriali che forniamo al mercato cinese”. L'economia indiana è oramai per il 40 percento composta da offerta di servizi, molto più avanti di quella cinese per la capacità di diversificazione, ma solo poco più del 10 percento dei suoi prodotti arrivano al mercato cinese. E al seguito di Singh si trovavano circa 600 imprenditori nei settori tessile e informatico, che hanno intenzione di aprire succursali cinesi.

Alleati strategici ed economici “Ma tra gli 11 trattati firmati oggi non ci sono solo quelli economici” ha spiegato a PeaceReporter da Nuova Delhi il professor Brahma Chellaney, autore di “The asian Juggernaut”, il best seller economico del momento nel continente, in cui questo analista valuta le tre maggiori potenze asiatiche (Giappone incluso) come un vagone in corsa inarrestabile verso la leadership mondiale (Juggernaut è un termine anglo–indiano che descrive un veicolo in movimento, inarrestabile). “Le due nazioni adesso si daranno man forte diplomatica, con Delhi che si è impegnata a sottoscrivere la tesi di Pechino su Taiwan, per “una sola Cina”, e a chiudere ogni rapporto con Taipei, mentre la Cina ha ufficialmente sottoscritto l'impegno ad appoggiare la richiesta indiana per un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza onu. Anche se l'unico punto su cui non si sono trovati d'accordo in questi giorni è il Pakistan, di cui la Cina rimane il secondo fornitore militare. Perché mentre l'India dall'indipendenza dei musulmani è in conflitto con i vicini per il controllo del Kahsmir, Pechino sta per accondiscendere alle richieste indiane di entrare nella Sco (Patto di Shangai per la sicurezza di cui il Pakistan è già Paese osservatore), l'organismo di cooperazione strategica che oltre agli stati asiatici ex Urss vede anche la Russia, dal 2007 alleato militare dei cinesi. Anche la cooperazione militare tra i due giganti, dopo un breve conflitto sul confine himalayano nel '62, ha portato quest'anno alla prima esercitazione congiunta delle truppe di terra in dicembre nella città cinese meridionale di Kunming. E oggi si sono impegnati a ripetere l'operazione entro luglio in territorio indiano. Non dimentichiamo che oggi si sono confermati accordi fondamentali, già stretti nel 2005, per la fornitura di energia elettrica da parte indiana, con lo sviluppo di ulteriori cooperazioni e scambi di energie (non solo elettrica) a prezzi stabilizzati"; una necessità fondamentale tra due giganti che segnano un fabbisogno energetico sempre crescente per i propri apparati industriali in enorme espansione”.
G. l. Ursini
Parole chiave: Singh, Jiabao, Pakistan
Categoria: Economia
Luogo: Cina