24/01/2008
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La sindaco di Hernani racconta come vive la politica una militante della sinistra basca messa fuori legge
Marian Beitialarragoitia è stata convocata oggi, giovedì 24 gennaio, all'Audiencia
Naciona. La sindaco di Hernani, in quota ad Acion Nacionalista Vasca ha chiesto
in un incontro pubblico un applauso per due prigionieri politici torturati: Martin
Sarasola e Igor Portu. I due sono accusati di essere militanti di Eta e di aver
collocato il furgone bomba che fece crollare il terminal 4 dell'aeroporto di Madrid,
causando due morti.
Marian Beitialarragoitia chiese quell'applauso per i due dopo le denunce di tortura, certificate
da referti medici. Ma poche ore dopo è stata accusata di apologia di terrorismo.
Domani il governmo spagnolo inizierà le procedure per la messa fuori legge di
Anv, perchè considerata erede di Batasuna, a sua volta considerata parte di Eta.
In base a continue proprietà transitive, la sindaco di Hernani potrebbe quindi
essere etichettata non solo come apologeta, ma addirittura come terrorista. Nel
reportage intervista di Giovanni Giacopuzzi leggerete la sua idea di politica
e di amministrazione locale.
Scritto per noi da
Giovanni Giacopuzzi
Non ci sono comparazioni in Europa su quanto è avvenuto nelle elezioni amministrative
del maggio 2007 in Euskal Herria (paese basco). Il governo spagnolo attraverso
il Fiscal general (procuratore generale) ha illegalizzato 244 liste della sinistra
abertzale (patriottica), presentate da 88mila cittadini e cittadine che avevano
firmato affinché queste liste con 11mila candidati fossero presenti. Il teorema
può essere riassunto in questi termini: vista la legge sui partiti approvata dal
Partido popular e dai socialisti nel 2002 che aveva portato alla messa al bando
di Batasuna, ex Herri Batasuna (la storica formazione della sinistra indipendentista
basca, con l’accusa di connessioni con l’organizzazione armata ETA), qualsiasi
lista elettorale che fosse ispirata o avesse qualche legame con Batasuna doveva
essere messa fuori legge. In questo modo, però, le persone candidate in quelle
liste si vedevano negato il diritto di rappresentanza, pur non avendo commesso
nessun delitto.
Il teorema è andato oltre. Alle elezioni si è presentata anche Accion Nacionalista
Vasca, (ANV) partito fondato nel 1930, che dopo aver combattuto il franchismo
nel 1978 entrò a far parte della coalizione Herri Batasuna. Anche ANV vedrà dimezzate
le sue liste elettorali: 133 sono state proibite sulla base della cosiddetta “contaminazione”,
vale dire la presenza di candidati che abbiano avuto relazione con precedenti
candidature di Herri Batasuna. Nonostante questa situazione paradossale, 187mila
persone hanno dato il loro voto alle liste di ANV, sia quelle legali e illegali.
Ci sono stati comuni come Hernani dove la legalizzazione della lista di ANV ha
determinato il ritorno della sinistra abertzale al governo. Al centro dell’attenzione
dei mass media, Hernani è stato storicamente uno dei comuni dove la sinistra abertzale
ha ottenuto la maggioranza quasi assoluta. Nelle elezioni del maggio scorso ha
ottenuto 4200 voti, pari al 46 percento. Dopo la crisi industriale degli anni
80, anche Hernani ha cambiato volto. Rimangono ancora due fabbriche chimiche e
soprattutto una delle più importanti fabbriche di carta d’Europa, ma il terziario
ha ormai raggiunto il settore industriale per numero di occupati. Le foto dei
prigionieri politici o le bandiere che rivendicano il rimpatrio dei prigionieri
in Euskal herria, esposte dai balconi o dalle finestre, indicano una sensibilità
particolare in questa città.
Marian Beitialarragoitia è una donna che ha vissuto e raccontato la politica
basca attraverso la sua professione di giornalista. Prima in Egin irratia l’emittente
chiusa dal giudice Baltazar Garzon nel luglio 1998. Poi ha continuato la professione
nella radio pubblica basca EITB fino al maggio scorso, quando venne eletta sindaco
della città.

“Non so se la sinistra basca sia migliore o peggiore di chi ha governato finora.
Ma sicuramente è differente. Un esempio: ogni municipio deve compilare annualmente
il bilancio. Il nostro gruppo ha le capacità per articolare il bilancio. Però
è di questo che necessita il mio comune? Che mi sieda nel mio ufficio e scriva
il bilancio? O che si ascoltino i cittadini, che si tenga presente quali sono
le necessità della popolazione? Noi vogliamo un bilancio partecipativo che già
è stato fatto da altre liste della sinistra abertzale e che non si è fatto in
molti municipi. Nel mondo si parla molto della politica partecipativa, ci sono
convegni, dibattiti che però poi si ha difficoltà a concretizzare perché costa
abbastanza. Noi siamo coscienti che ci costerà molto.. Ma siamo altresì coscienti
che da qualche parte bisogna iniziare. Dobbiamo toglierci dalla testa che noi politici
sappiamo tutto e abbiamo la verità assoluta e che il cittadino, non essendo politico,
non sappia niente. Tutti dobbiamo apportare qualcosa. Questa non è stata la pratica
di questi ultimi quattro anni.
In Euskal Herria la sinistra abertzale è fuori legge. Si è permesso solo a una
parte delle liste presentate da ANV di concorrere alle elezioni municipali. Le
altre forze politiche pur contestando queste misure, le hanno accettate come un
dato di fatto. Qui, a Hernani, com' è il rapporto con gli altri partiti?
Credo che sia molto differente l’ immagine che si vuole dare della situazione
in generale e quella del giorno dopo giorno, della “distanza corta” come la chiamo
io. Ho una relazione fluida con il Partido popular e con il Partido nacionalista
Vasco (PNV) o con Eusko Alkartasuna (EA). Paradossalmente vista l’immagine che
ha EA, cioè di essere un partito indipendentista, posso dire che mi ha appoggiato
più il PP che EA. Sono numerose le iniziative municipali approvate all’unanimità.
In cinque mesi che noi governiamo, su un centinaio di decisioni adottate solo
in tre occasioni l’opposizione ha avuto i numeri per bocciare una nostra proposta.
La quotidianità non è monolitica, né a blocchi contrapposti: proprio ieri la consigliera
comunale del PP me lo ha confermato. Una televisione sta girando un documentario
sulla vita questa consigliera del PP che “deve vivere con la scorta nel comune
governato dalla sinistra indipendentista...”. Lei mi ha detto che se deve essere
sincera a Hernani, la trattano molto bene e fino ad ora non ha avuto nessun problema.
Una delle tre proposte bocciate dall'opposizione è stata la diminuzione del salario
della giunta di governo e dei gettoni di presenza dei consiglieri: su che basi
hanno trovato unanimità?
Io credo che si possa riassumere in una frase: alcuni di noi vivono per la politica
ed altri vivono della politica. Per me e altri sette consiglieri della giunta
è stato difficile lasciare il nostro posto di lavoro per venire qui, sapendo che
una responsabilità di questo livello comporta dedizione a tempo pieno. Invece
altri stanno vivendo senza aver fatto altro se non politica e se adesso gli si
toglie il posto di consigliere comunale non sanno a cosa dedicarsi. In questo
municipio i salari di giunta e consiglieri erano una spesa significativa sul bilancio
annuale. Il sindaco percepiva circa 60 mila euro all’anno. Noi abbiamo deciso
di ridurre del 40 per cento il salario del sindaco. Curiosamente la decisione
di abbassare il salario della giunta è stato approvato ma quello dei gettoni presenza
dei consiglieri no. Quindi, visto che l’opposizione unita ha bocciato la nostra
proposta i gettoni di presenza li prendono anche i nostri consiglieri, ma non
entrano a far parte del loro patrimonio personale.
L’immigrazione è un tema che spesso viene considerato di ordine pubblico. In
Europa la questione viene affrontata con logiche di esclusione: si alimenta una
strisciante xenofobia non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli centri.
Voi come affrontate l’arrivo di persone in cerca di lavoro da altri paesi ?
Anche qui a Hernani c’è stato un importante fenomeno d’immigrazione. Durante
la campagna elettorale ci sono state tavole rotonde sul tema a cui partecipavano
tutti i partiti e moltissimi migranti. C’era interesse da parte loro perché vogliono
vivere a Hernani come in altre parti di Euskal Herria e questo è un altro luogo
comune da sfatare. L’immagine di un paese in conflitto vede in realtà molti immigrati
decidere di rimanere perché si trovano bene. Quando arrivano qui vogliono rimanerci.
E si nota molto nei centri scolastici, dove molti figli d’immigrati frequentano
le classi e apprendono la lingua basca, l’euskera.
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