Otto soldati dell'esercito thailandese sono stati uccisi in una imboscata degli
indipendentisti islamici nella provincia meridionale di Narathiwat, secondo quanto
riferito da un portavoce governativo. L'attacco ha colpito una pattuglia di rientro
dalla missione giornaliera, di scorta ad alcuni insegnanti buddisti alla loro
scuola. E' una delle imboscate più cruente dall'inizio del conflitto, che vede
i cittadini musulmani del sud di etnia malese rivendicare l'indipendenza e la
creazione di un sultanato soggetto alla legge islamica nelle tre provincie di
Narathiwat, Pattani, Songkhla e Yala, che ha finora prodotto 2.700 morti da inizio
2004. Il conflitto era sempre rimasto sottotraccia dall'annessione delle province
un secolo fa dalla Thailandia buddista, ma una nuova campagna in grande stile
è stata lanciata quattro anni or sono.

Una bomba ai lati della strada è esplosa al passaggio del convoglio; i ribelli
hanno poi freddato i soldati sopravvissuti all'esplosione. Uno dei militari è
stato decapitato e sembra che anche sugli altri i ribelli abbiano provato a infierire,
senza avere tempo di portare a termine le mutilazioni. Altri due soldati sono
stati feriti in un diverso assalto nella provincia limitrofa di Yala. Le telecomunicazioni
sono anche state sospese per qualche ora da altri attentati alle antenne di diffusione
della rete per la telefonia cellulare. Prima del golpe che lo ha estromesso nel
settembre 2006, le opposizioni accusavano l'allora premier Thaksin Shinawatra
di voler istigare il conflitto, come metodo per mantenere il potere. Da quando
i militari hanno preso il potere, con la promessa di restituirlo ad un governo
democraticamente eletto, avevano promosso una presenza meno pervasiva delle truppe
nel sud. Ma la nuova strategia non è servita a ridurre la violenza, ripresa con
assalti e combattimenti quasi giornalieri a professori, visti come simbolo della
dominazione buddista, e soldati.