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Un paese allo sbando. Dopo
l'invasione militare del 20 marzo 2003, tutti gli apparati statali
iracheni erano collassati e, una volta vinta la resistenza
dell'esercito iracheno all'inizio di maggio dello stesso anno,
l'amministrazione civile guidata da Paul Bremer, instaurata dalle
truppe della Coalizione, aveva dichiarato disciolti il partito Baath,
l'esercito e la polizia, sprofondando l'Iraq nell'anarchia sanguinosa
che ancora rende un inferno la vita degli iracheni.
Il patto con il
diavolo. ''La legge che è stata votata è davvero un
buon segnale di progresso e porterà grandi benefici a tante
persone. Ed è ancora più importante che l'opposizione
al testo sia stata minima'', ha commentato Rasheed al-Azzawi, membro
del comitato parlamentare che si è occupato di redigere la
legge, ''anche perché il testo precedente era stato vissuto
come una punizione collettiva da parte di tutit i sunniti iracheni''.
I sunniti infatti, come lo stesso Saddam, pur essendo una minoranza
nel paese, avevano sempre dominato la vita politica ed economica
dell'Iraq quando c'era il regime.
Il trionfo della realpolitick.
Il primo passo del cammino, continuato anche dal successore di
Negroponte, Zalmay Khalilzad, era stato quello di spaccare il fronte
sunnita della resistenza, scendendo a patti con i gruppi formatisi
tra le file del vecchio esercito e della polizia. Sabato si è
passati alla riabilitazione dei quadri intermedi del partito,
ottenendo così un vantaggio che, per cinque anni, è
stato colpevolmente ignorato causando lutti e sofferenza alla
popolazione civile irachena. Anche perché, in nome della
realpolitick, è stata determinante la mediazione del partito
Baath siriano, con il quale l'Iraq non aveva più rapporti da
tempo, ma che una volta caduto il regime ha riallacciato i rapporti
con i vecchi militanti iracheni. Il regime di Assad a Damasco ha
infatti avallato l'esecuzione di Saddam, con il quale era ai ferri
corti fin dall'attacco all'Iran nel 1980, ma la situazione è
mutata. Come è mutata, almeno in alcuni settori del Pentagono,
la percezione della Siria che pur inserita nell'asse del male, resta
un elemento strategico vitale per stabilizzare l'Iraq. Peccato non
averci pensato prima.Christian Elia
Parole chiave: christian elia, baath, iraq, negroponte