A pochi chilometri da Kathmandu ritrovata una fossa comune. Si crede fosse il luogo dove sono stati cremati 49 desaparecidos maoisti
di gianluca Ursini
Il Nepal si trova in una fase di transizione da monarchia a repubblica, con un
conflitto civile da lasciare alle spalle e l'integrazione degli attivisti maoisti
che hanno combattuto per decenni come compito più gravoso da affrontare. L'ultima
cosa che ci voleva nel pubblico dibattito era una disputa sui morti di una delle
parti. Per questo la scoperta, da un mese a questa parte, di una fossa comune
a pochi chilometri dalla capitale ha riportato a galla polemiche e vecchie ruggini.
Maoisti Svariati parlamentari, della principale formazione maoista come di altre scissioniste
(tra tutte la Uml,
United Maoists Leninists in Nepal) hanno presentato una interrogazione venerdì 11 gennaio per chiedere che si
indaghi “senza pregiudizi” sulle origini dei cadaveri scoperti il 20 dicembre
in una fossa comune situata nel parco nazionale della foresta di Shivapuri, 20
chilometri a nord della capitale Kathmandu. Circa 49 persone arrestate dal battaglione
Bhairabnath dell'esercito regolare e scomparse a fine 2003 nel corso di un'operazione
contro attivisti maoisti, potrebbero essere tra i cadaveri scoperti nella fossa
comune dalla
Nhrc (Commissione nazionale diritti umani,
National Human rights Commission). Lo ipotizzava anche un rapporto del 2006 dell'Alto commissariato Onu per i
diritti umani, ma nessuna indagine era mai stata disposta al riguardo.
Lunedì 7 gennaio. La Commissione nazionale ha cominciato a scavare sul sito, assistita da svariati
medici legali ed esperti di autopsie. La scoperta del 20 dicembre aveva portato
alla luce stracci di antichi vestiti, sacchi di plastica copertoni e ceppi di
legno serviti a realizzare un falò, non si sa se con i resti umani dei prigionieri.
Rimane da stabilire se i cadaveri siano di attivisti uccisi in quanto comunisti
o soldati trucidati dai loro stessi superiori perché si professavano maoisti.
La scoperta della commissione governativa nepalese per i diritti umani, insieme
con i colleghi Onu, arriva dopo una soffiata da un militare, che ricordava di
aver assistito alla cremazione di alcuni soldati. Gauri Pradhan, della Commissione
nazionale, ha dichiarato di essere stato attivato “dalle famiglie di alcune vittime
che ci hanno chiesto di scavare, sicure che i loro cari fossero li”.
Atrocità passate “Il parlamento dichiara sempre di voler cambiare rotta sul rispetto dei diritti
umani, ma quando si tratta di passare al caso pratico, ogni inchiesta si arena
in poco tempo”, ha dichiarato Charu Latha Logg, responsabile locale di una Ong
americana “Questo sito potrebbe rivelarci qualcosa di atroce compiuto dall'esercito
nepalese, e dobbiamo saperlo subito”. Tra il settembre e il dicembre 2003 i battaglioni
Bhairabnath a Yuddha Bhairab arrestarono e tennero in custodia centinaia di attivisti
maoisti nel borgo di Maharaiguni, nord di Kathmandhu. I loro arresti non furono
mai comunicati alla magistratura. Almeno 49 persone, secondo quanto riportato
dalla commissione Onu per i diritti umani, sono scomparse senza lasciare traccia
di sé in quel periodo nella cittadina nepalese. Secondo quanto appurato dagli
investigatori delle Nazioni Unite, i militari potrebbero aver ucciso e bruciato
dozzine di attivisti comunisti. Sembra proprio che sia stato trovato il sito dove
venivano condannati a morte e cremati.