Provocazione dell'imprenditore campano: mandiamo i rifiuti in Paraguay, così si possono riciclare e creare nuovi posti di lavoro
Mai come oggi il tema dei rifiuti ha riguardato tutti gli italiani. La situazione
nel napoletano è al limite della decenza e la crisi sembra non avere fine. Anche
la polizia ha faticato non poco a tenere la situazione sotto controllo. Risultato?
Buona parte d'Europa ha riso della nostra situazione portando a galla i limiti
dei governi che finora si sono susseguiti nella regione Campania. Ma c'è un imprenditore,
Francesco Avella, che ha fatto una proposta fuori dall'ordinario: portare i rifiuti
in Paraguay, paese grande quanto l'Italia ma con un decimo dei suoi abitanti (circa
6 milioni).
La proposta ha scatenato polemiche nel Paese sudamericano, ma è passata quasi
inosservata da noi.
Dottor Avella come è nata questa proposta?
La proposta vuole valutare la possibilità di recupero dei materiali. E non riguarda
il solo invio dei rifiuti in Paraguay per creare un altro sito di smaltimento,
ci mancherebbe. La nostra idea era quella di recuperare la maggior parte di questi
rifiuti e donarli alle popolazioni locali, creando anche una nuova fonte di sostentamento.
Quindi lei pensa che inviando i rifiuti in Paraguay si possano anche creare nuovi
posti di lavoro?
Certo, sarebbe un buon inizio per la creazione di nuovi posti di lavoro. Probabilmente,
però, la mia idea è stata interpretata male. Magari per via del momento difficile
che stiamo vivendo dalle nostre parti. Ma il discorso è molto semplice, anche
se quello che è passato nei media è che volevo creare un nuovo sito di stoccaggio
in un altro Paese provocando anche un danno ambientale. Ma non è così. Io considero
l'immondizia come una ricchezza perchè in gran parte è riciclabile. Solo una piccola
percentuale è da considerare materiale di scarto. Il resto però può essere usato
come materiale di recupero e può essere riutilizzato e eventualmente rivenduto
dalla popolazione del Paraguay.
La sua proposta ha ricevuto risposte positive?
Al momento, ma non è la prima volta, noi ci siamo rivolti alle autorità tramite
una fondazione che si sarebbe occupata della gestione del movimento dei rifiuti.
Una volta arrivati in Paraguay, sarebbero stati inviati in una circoscrizione
di Asuncion, dove la popolazione vive grazie alla raccolta dell'immondizia e al
suo recupero. Il console del Paraguay ha smentito che il suo Paese abbia accettato
i rifiuti campani, ma conferma che il Paese accetterebbe solo materiale riciclabile.
E chi si sarebbe occupato delle spese di trasporto per far arrivare l'immondizia
campana in Paraguay?
Tutto quello che riguarda la logistica e le spese di trasporto sarebbe stato
a carico degli enti locali e di chi “gestisce l'immondizia” in Campania.
E perchè tanto clamore per la sua proposta?
Perchè la notizia è stata deformata. La nostra proposta, è ovvio, riguardava
solo la spedizione dei rifiuti destinati al recupero. L'abbiamo sottolineato più
volte.
Quindi mi faccia capire: il materiale che si può riciclare viaggia verso il Paraguay,
mentre quello che non si può riconvertire resta in Italia?
Ma è difficile che in una prima fase di spedizione nel Paese sudamericano arrivi
solo materiare riconvertibile. Forse all'inizio sarebbe arrivato un po' di tutto.
Quando si lavora un prodotto, come avviene in tutte le lavorazioni, una parte
si scarta. In questo caso il materiale umido, ad esempio, sarebbe potuto servire
come fertilizzante.
Lei lo sa che dal Paraguay ci sono state reazioni abbastanza preoccupate dopo
la diffusione della notizia e che buona parte della popolazione locale è contraria
all'arrivo dell'immondizia italiana?
Ripeto: la proposta è nata solo ed esclusivamente per cercare di risolvere il
problema che attanaglia la nostra regione in questo momento cogliendo anche l'occasione
per aiutare il popolo paraguayano. Il mio intento non era quello di andare a inquinare
un altro stato ma solo mandare la spazzatura dall'Italia per creare materiale
riciclabile.
A oggi il progetto in che fase è?
Il progetto è stato presentato più volte a tutte le autorità e ai vari commissari
per l'emergenza rifiuti e al governo. Noi non possiamo fare di più. Sono gli altri
che devono decidere.