Mohammed Suharto divenne generale trucidando gli autonomisti indonesiani. E presidente con il massacro di mezzo milione di comunisti
di gianluca Ursini

Mohammed Suharto era nato nel 1921 da una famiglia contadina a Kemusu, un villaggio
della regione di Yogyakarta, seconda città dell'isola di Giava. E' nato quindi
nella dominante e maggioritaria etnia giavanese, comprendente 150 dei 225 milioni
di indonesiani. I suoi genitori si separarono mentre era in fasce, e venne cresciuto
nelle diverse famiglie create dai secondi matrimoni della madre. Dopo aver lavorato
in banca in un villaggio giavanese, si arruolò nell'esercito dei colonizzatori
olandesi nel 1940. In due anni venne promosso sergente.
Con l'invasore Nel 1942 i giapponesi invadono il suo Paese, nell'offensiva che li porterà a
controllare gran parte dell'Estremo oriente. Suharto si arruola quindi nell'esercito
degli invasori. I suoi biografi ufficiali scriveranno in seguito “credeva che
la cooperazione con l'invasore fosse la via più rapida per ottenere l'indipendenza
indonesiana dagli olandesi”. Dopo la sconfitta nipponica, Giacarta si proclama
indipendente. Le truppe batave tornano in massa, provando a riguadagnare il controllo
militare dell'arcipelago; Suharto si arruolò finalmente nell'esercito locale e
combatte la guerra indipendentista per cinque anni. Nel '47 gli olandesi hanno
il controllo di Giava, inclusa Yogyakarta. Suharto riesce a condurre una divisione
all'assalto del suo capoluogo provinciale e strapparlo ai colonizzatori nel 1949.
Quello stesso anno gli olandesi si ritirano e accettano l'indipendenza del paese.
Repressore Dal 1950 fu incaricato di portare a termine i lavori sporchi di repressioni
delle ribellioni locali o di settori pro colonialisti. Nel '57 divenne capo di
stato maggiore. Nel 1960 generale di brigata. Dal 1962 venne mandato a cercare
di strappare la Guinea occidentale agli olandesi, che si erano tenuti quell'estremità
orientale dell'arcipelago; la provincia diventerà indonesiana col nome di Irian
Jaya. Dal '63 divenne il capo del 'Comando strategico' un organo designato a intervenire
d'urgenza per le ''emergenze nazionali''.
Con la Cia Quando nel 1965 i due maggiori centri di potere indonesiano vennero in conflitto,
Suharto ne approfittò per sfilare la sedia presidenziale sotto a Sukarno, primo
capo di stato dell'indonesia indipendente e promotore del movimento dei
Paesi non allineati, dopo la conferenza mondiale convocata a Bandung in Sumatra nel 1955. A metà
anni '60 esercito e
Partai Komunis (il partito comunista d'Indonesia) erano le entità più influenti a Giacarta.
Il partito comunista era il terzo al mondo, dopo quello russo e cinese: tre milioni
di iscritti. Nell'ottobre '65 alcuni gruppi di militari dissidenti di esercito
ed aviazione provarono un golpe; vennero sterminati da Suharto, che ne approfittò
per diventare il militare più quotato nella capitale. Una inchiesta interna alle
divise indicò il partito comunista come orditore del complotto. Suharto s'incaricò
di sterminare i comunisti per rappresaglia. Il generale intratteneva da decenni
proficui rapporti con i locali ufficiali Cia, come risulta da una deposizione
collettiva resa dai responsabili dell'agenzia di Giacarta al congresso Usa negli
anni '80.
Quasi Mezzo milione di trucidati Suharto ricevette dalle mani del responsabile Cia per l'indonesia, Joseph Lazarski,
una lista di nomi eminenti del partito da 'disattivare'. Il calcolo esatto venne
fissato tra i 5mila e i 6mila nomi. Man mano che venivano 'disattivati' i dirigenti
indicati in una lista, Suharto ne chiedeva una nuova, dopo che Lazarski e il capo
politico dell'ambasciataEdward Masters controllavano uno a uno che il compito
fosse stato portato a termine. Tutti i nomi vennero 'disattivati' per sempre,
salvo chi si trovava già a Mosca o in altri paesi del Blocco. Intanto gli uomini
di Suharto rastrellavano città e campagne, razziando le sedi del partito comunista
una ad una. Ci sono calcoli del partito comunista in esilio che parlano di oltre
un milione200mila morti in quel semestre. Per il Washington Post nel 1966 i morti
erano oltre 500mila, per la Cia nel '68 250mila, con il massacro descritto “la
maggiore carneficina che storia ricordi”. Una commissione indipendente ha stabilito
in 350mila il numero più attendibile per gli uccisi nella 'purga comunista'. Un
numero pari al triplo delle vittime, dai due lati, dei 12 anni del conflitto del
Vietnam. “Abbiamo dato una grossa mano a questi ragazzi nel loro lavoro” ha detto
al '
Washington Post' nel 1997 Robert Martens, esperto dell'ufficio politico dell'ambasciata Usa
nel 1965. Martens disse ai media di aver impiegato due anni a compilare le liste.
“A nessuno interessava che venissero trucidati, visto che erano comunisti”, ha
dichiarato ai media Howard Federspiel, allora esperto d'Indonesia al Dipartimento
di stato, sezione intelligence. “Avevamo più informazioni sui dirigenti comunisti
di quanto ne sapesse lo stesso governo indonesiano – ha detto Marshall Green,
allora ambasciatore Usa – e anche delle organizzazioni femminile e giovanile,
avevamo raccolto più informazioni di chiunque altro su quella organizzazione”.
Presidente poco alla volta Nel marzo 1966 Suharto era il favorito del generale Sukarno al potere. Lo convinse
a farsi dare ''pieni poteri per garantire la restaurazione dell'ordine''. Nel
1967 si faceva nominare dal Parlamento ''presidente vicario''. La figlia di Sukarno
(convinto socialista, ma contro la politica imperialista del blocco sovietico),
Meghawati Sukarnoputri, ha sempre accusato Suharto di essere un ''traditore della
fiducia di mio padre''. Nel 1968 l'elezione definitiva. Suharto ha concesso il
bis altre 5 volte nel 1973, '78, '83, '88, '93 e per l'ultima volta nel '98. La
sua presidenza ha mirato a sopprimere ogni spazio pubblico per i simpatizzanti
comunisti, e a dare sempre maggiore attenzione a intellettuali manager e politici
che si dichiarassero vicini alle esigenze dell'Islam. Venne dichiarato illegale
il Partai komunis e le associazioni parallele, come la Società dei lavoratori,
il centro delle Donne indonesiane, e l'associazione dei Giovani.
Pro occidente e guerrafondaio Suharto chiuse le relazioni diplomatiche con la Cina maoista e fece rientrare
il paese nell'organizzazione delle Nazioni Unite, dopo il ritiro di Sukarno nel
1965. Normalizzò i rapporti con la Malesia (alla quale Sukarno aveva dichiarato
guerra per il controllo del Borneo) per creare una federazione socialista di Filippine
Malesia e Indonesia. Nel 1975 invase Timor est dopo il ritiro dei colonizzatori
portoghesi e la vittoria del fronte locale
Fretilin d'ispirazione comunista. L'indonesia si integrò nella organizzazione regionale
di libero scambio Asean e attrasse investimenti stranieri, fino a beneficiare
di un benessere economico mai raggiunto prima. Ma a Giacarta si era formata una
casta di tecnocrati vicini al presidente che controllavano tutte le maggiori industrie
nazionali. Ognuno degli 8 figli di Suharto aveva in mano un settore strategico,
dai trasporti al petrolio alle auto alle banche. Nel 1997 la rupia indonesiana
sofferse della crisi delle monete asiatiche; il valore declinò rapidamente, generando
iper inflazione e, a seguire, disoccupazione elevata. Nel 1998 Suharto si fece
rieleggere, escludendo ogni discorso sul suo successore. I dirigenti del Fondo
monetario internazionale alla terza missione in un anno per un prestito speciale
che salvasse la rupia, si dissero pubblicamente scettici di recuperare l'economia
senza ''grossi cambiamenti''. Gli studenti universitari scesero in piazza. La
polizia a inizio maggio sparò ad una manifestazione, uccidendone sei. Giacarta
per una settimana venne razziata da scontri che portarono a oltre 500 morti. A
giugno il vecchio dittatore democratico si arrese alle pressioni internazionali
e dei suoi vecchi alleati interni, per passare il potere al suo vice, l'ammiraglio
M. Habibie, che resse il potere fino al 2001