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Il leader bolivariano, tanto amato quanto discusso, è salito agli onori delle
cronache non per una querelle con il presidente George W. Bush, da lui definito il diavolo durante un'assemblea
delle Nazioni Unite nel palazzo di vetro, e nemmeno per un battibecco con qualche
nostalgico reale d'Europa. Questa volta le cronache, positive, sono tutte per
lui, perchè è stato capace in poco tempo di prendere in mano l'operazione di mediazione
per la liberazione di alcuni ostaggi in mano alla guerriglia colombiana da molti
anni, e portarla a termine con successo.
I grazie. Le parole di gratitudine degli ostaggi liberati “Lei ci sta facendo tornare
a vivere” ha detto la Rojas, l'affetto ricevuto dai familiari delle stesse sono
stati un tutt'uno con le positive parole espresse anche dal mondo politico internazionale,
anche se a tutti gli effetti, forse, il lavoro di Chavez avrebbe meritato più
spazio, più congratulazioni. Il ringraziamento per la felice conclusione di questa
vicenda, comunque una goccia d'acqua nel mare della storia della guerriglia fra
Farc e governo centrale colombiano, deve anche andare ai responsabili della guerriglia
che si sono dimostrati disponibili, e di parola, durante tutto il periodo di mediazione
con i venezuelani. Ma se non ci fosse stato Chavez le due donne sarebbero ancora
nelle mani della guerriglia? Se la vicenda fosse stata lasciata nella mani dell'intelligence
colombiana, o peggio ancora di quella statunitense si sarebbe risolta nello stesso
modo? Per molti la risposta è sì. E sono anche in molti coloro che pensano che
la mediazione di Chavez a questo punto possa essere il punto di partenza per una
reale cambio della situazione interna colombiana e l'apertura di un reale dialogo
per arrivare alla pace, oggi, sembra davvero essere possibile. Alessandro Grandi