11/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Entra nel vivo l'operazione congiunta di militari Usa e iracheni nella provincia di Diyala, presunto rifugio di al-Qaeda in Iraq
''Secondo nostre informazioni, Walid Khoudair, il capo di al-Qaeda nella regione meridionale attorno a Baghdad, è stato ucciso insieme ad altri 20 combattenti ai suoi ordini''. Lo ha annunciato oggi alle agenzie di stampa internazionali Mustafa al-Joubouri, leader di uno dei gruppi sunniti alleati delle truppe Usa in Iraq.

Tre giorni di dura battaglia. Sarebbe questo il maggior risultato ottenuto dall'operazione Phantom Phoenix, partita martedì ed entrata oggi nel vivo delle operazioni. Dopo bombardamenti a tappeto della provincia di Diyala, affidati a due bombardieri B-1 e quattro cacciabombardieri F-16, che hanno lanciato solo ieri mattina più di 21 tonnellate di bombe su una cinquantina di presunti rifugi di miliziani di al-Qaeda nella località di Arab Jabour, alla periferia meridionale della capitale irachena.
Dopo i bombardamenti arriverà la fanteria, con un'operazione a tappeto coordinata tra militari Usa e iracheni. Abdallah al-Jbouri, un altro leader tribale sunnita, però, intervistato da al-Jazeera, ha dichiarato che almeno 300 famiglie sono state costrette dai furiosi bombardamenti a lasciare le loro case. Secondo la stessa fonte, molti civili sono rimasti feriti e sono almeno 40 le case distrutte e tante strade sono impraticabili. Secondo al-Jbouri molte persone sarebbero ancora bloccate dalle macerie e i feriti non riescono a raggiungere gli ospedali per la situazione disastrosa delle strade.

Caccia ad al-Qaeda. Il comando militare Usa in Iraq, in una nota, ha specificato che l'operazione Phantom Phoenix è stata lanciata per infliggere un duro colpo alle cellule di al-Qaeda disseminate nel paese.
Il compito, dopo i bombardamenti, è affidato alla 2^ brigata dei Marines e alla 3^ divisione di fanteria Usa che si occuperanno dei rastrellamenti. Secondo la nota del comando Usa sono già stati effettuati dodici arresti e sono state 'messe in sicurezza' alcune case che i guerriglieri utilizzavano come rifugi e come sale per interrogare e torturare i prigionieri, mentre ai militari statunitensi non risultano perdite di civili. Sono invece nove le vittime tra i militari, sei dei quali hanno perso la vita nell'esplosione di una casa che fungeva da deposito di esplosivi.
La zona delle operazioni è interdetta a chiunque e l'unico punto di vista disponibile è quello dei militari, statunitensi o iracheni.

Provincia a rischio. La provincia di Diyala, in un quadro nazionale di sostanziale diminuzione delle violenze, rimane una delle zone più pericolose dell'Iraq. Solo nell'ultimo mese sono state 273 le vittime delle violenze nella regione dove, secondo i vertici militari Usa, avrebbero trovato rifugio i guerriglieri di al-Qaeda che combattevano nella provincia di al-Anbar, braccati dai marines e dalle milizie di autodifesa irachene. I miliziani, messi alle strette e privati del retrovia sicuro che fino a qualche mese fa era loro offerta dal confine siriano, si sarebbero rifugiati nella zona agricola di Diyala, dove hanno modo di nascondersi nei campi e nelle case dei contadini, che offrono una migliore copertura rispetto al deserto dell'al-Anbar. A quel punto, come ha dichiarato il generale di divisione dell'esercito statunitense Mark Hertling, che comanda il settore nord delle operazioni in Iraq, si è deciso di risolvere il problema.

Ch. E.
Parole chiave: christian elia, iraq, usa, phantom phoenix
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq
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