Entra nel vivo l'operazione congiunta di militari Usa e iracheni nella provincia di Diyala, presunto rifugio di al-Qaeda in Iraq
''Secondo nostre informazioni, Walid Khoudair, il capo di al-Qaeda nella regione
meridionale attorno a Baghdad, è stato ucciso insieme ad altri 20 combattenti
ai suoi ordini''. Lo ha annunciato oggi alle agenzie di stampa internazionali
Mustafa al-Joubouri, leader di uno dei gruppi sunniti alleati delle truppe Usa
in Iraq.
Tre giorni di dura battaglia. Sarebbe questo il maggior risultato ottenuto dall'operazione
Phantom Phoenix, partita martedì ed entrata oggi nel vivo delle operazioni. Dopo bombardamenti
a tappeto della provincia di Diyala, affidati a due bombardieri B-1 e quattro
cacciabombardieri F-16, che hanno lanciato solo ieri mattina più di 21 tonnellate
di bombe su una cinquantina di presunti rifugi di miliziani di al-Qaeda nella
località di Arab Jabour, alla periferia meridionale della capitale irachena.
Dopo i bombardamenti arriverà la fanteria, con un'operazione a tappeto coordinata
tra militari Usa e iracheni. Abdallah al-Jbouri, un altro leader tribale sunnita,
però, intervistato da al-Jazeera, ha dichiarato che almeno 300 famiglie sono state costrette dai furiosi bombardamenti
a lasciare le loro case. Secondo la stessa fonte, molti civili sono rimasti feriti
e sono almeno 40 le case distrutte e tante strade sono impraticabili. Secondo
al-Jbouri molte persone sarebbero ancora bloccate dalle macerie e i feriti non
riescono a raggiungere gli ospedali per la situazione disastrosa delle strade.
Caccia ad al-Qaeda. Il comando militare Usa in Iraq, in una nota, ha specificato che l'operazione
Phantom Phoenix è stata lanciata per infliggere un duro colpo alle cellule di al-Qaeda disseminate
nel paese.
Il compito, dopo i bombardamenti, è affidato alla 2^ brigata dei Marines e alla
3^ divisione di fanteria Usa che si occuperanno dei rastrellamenti. Secondo la
nota del comando Usa sono già stati effettuati dodici arresti e sono state 'messe
in sicurezza' alcune case che i guerriglieri utilizzavano come rifugi e come sale
per interrogare e torturare i prigionieri, mentre ai militari statunitensi non
risultano perdite di civili. Sono invece nove le vittime tra i militari, sei dei
quali hanno perso la vita nell'esplosione di una casa che fungeva da deposito
di esplosivi.
La zona delle operazioni è interdetta a chiunque e l'unico punto di vista disponibile
è quello dei militari, statunitensi o iracheni.
Provincia a rischio. La provincia di Diyala, in un quadro nazionale di sostanziale diminuzione delle
violenze, rimane una delle zone più pericolose dell'Iraq. Solo nell'ultimo mese
sono state 273 le vittime delle violenze nella regione dove, secondo i vertici
militari Usa, avrebbero trovato rifugio i guerriglieri di al-Qaeda che combattevano
nella provincia di al-Anbar, braccati dai marines e dalle milizie di autodifesa
irachene. I miliziani, messi alle strette e privati del retrovia sicuro che fino
a qualche mese fa era loro offerta dal confine siriano, si sarebbero rifugiati
nella zona agricola di Diyala, dove hanno modo di nascondersi nei campi e nelle
case dei contadini, che offrono una migliore copertura rispetto al deserto dell'al-Anbar.
A quel punto, come ha dichiarato il generale di divisione dell'esercito statunitense
Mark Hertling, che comanda il settore nord delle operazioni in Iraq, si è deciso
di risolvere il problema.
Ch. E.