
La leader della opposizione birmana al regime
militare Aung San Suu Kii ha terminato in mattinata un incontro con il
mediatore incaricato dalla dittatura militare. L'ex ministro del lavoro è incariato
dei colloqui con la
Lega Nazionale per la Democrazia, fondata dalla stessa
pasionaria,
da quasi vent'anni agli arresti domiciliari. La leader ha lasciato la
sua villa affacciata sul lago centrale dell'ex capitale
Rangun, dove ha trascorso ai domiciliari 12 degli ultimi 18 anni, per
incontrare il generale Aung Kii, indicato ufficialmente il
10 ottobre passato dalla Giunta su pressione
dell'inviato speciale Nazioni Unite, generale Ibrahim Gambari.
I due hanno scambiato le loro impressioni in una caserma vicino il lago Kan Dò
Gyi, sul quale
affaccia l'abitazione costruita da Aung San, padre di Suu Kii e protagonista
dell'indipendenza dal Regno Unito nel 1948. E' il loro quarto
incontro, a quasi tre mesi dal primo tenutosi a fine ottobre 2007.
Solo un mese fa il portavoce del partito di Suu Kii aveva definito “poco
efficaci” i colloqui fin qui tenutisi.
Intanto il rigetto internazionale verso la dittatura militare sta
crescendo: è di mercoledì 9 gennaio la decisione
dell'Indonesia di tagliare i rapporti commerciali con Myanmar; il
ministro degli Esteri di Giacarta, H. Wajudari, ha annunciato che 'Garuda',
compagnia di bandiera indonesiana, non volerà più a
Rangun. Inoltre, su territorio indonesiano non saranno
benaccetti i membri del regime già oggetto di sanzioni da
parte di Unione europea e Usa. Un modo per dare il beneplacito alle
sanzioni europee e americane: si tratta del primo paese asiatico ad
applicarle (almeno a parole).
Intanto nella capitale inventata in
mezzo la foresta dai generali, Naipi Dò, questa mattina si è
registrato un allarme, con un ordigno esploso nella toilette di una
stazione ferroviaria. Sembra che una donna ne sia rimasta vittima.
Sulla rivendicazione dell'attentato rimangono molto dubbi: in passato
gli oppositori del regime hanno denunciato, in svariate occasioni,
attentati dalla dinamica molto discutibile, come mezzo usato
dal regime per sviare l'attenzione dalle rivendicazioni dei
dissidenti.