11/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Falliti i colloqui di pace, l'opposizione annuncia nuove manifestazioni
Falliti i colloqui di pace, l'opposizione keniana ha deciso di fare nuovamente appello alla piazza, programmando da maercoledì prossimo proteste di massa in tutto il Paese. E' quanto ha riferito oggi il portavoce dell'Orange Democratic Movement, il partito di Raila Odinga, sconfitto alle contestate presidenziali di fine dicembre da Mwai Kibaki.

Raila Odinga (a destra) con John KufuorColloqui. La decisione segue il fallimento della mediazione internazionale, che ha visto coinvolti tra gli altri Jendayi Frazer, inviata della Casa Bianca, e il presidente dell'Unione Africana, John Kufuor, ripartito oggi per il Ghana senza essere riuscito a riavvicinare le parti. La mediazione è affidata ora all'ex-segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ma l'opposizione ha comunque deciso di non aspettare oltre per riprendere in mano l'iniziativa, e annunciare manifestazioni in 30 città keniane per il prossimo mercoledì. Manifestazioni che il governo ha espressamente vietato per ragioni di ordine pubblico. Finora, gli scontri seguiti alle presidenziali hanno portato alla morte di più di 600 persone e allo sfollamento di altre 250.000.
 
Tensione. L'annuncio rischia di riaccendere gli animi di un Paese che, seppur lentamente, stava tornando alla normalità. Come aveva riferito ieri a PeaceReporter S.K., un abitante della baraccopoli di Mathare, "la situazione si è calmata anche perché la popolazione attende con ansia l'esito delle trattative". Ora, la delusione dei sostenitori dell'opposizione potrebbe portare a nuovi disordini.
Nonostante le aperture di facciata, infatti, le due parti restano sostanzialmente ferme sulle loro posizioni: Kibaki e Odinga si dichiarano pronti a trattare in principio, ma ognuno alle proprie condizioni. La maggioranza della popolazione è dalla parte di quest'ultimo, tanto che il campo di Kibaki registra sempre maggiori defezioni di politici che trovano difficoltà crescenti a giustificare lo stato attuale delle cose. Nell'opinione pubblica pesa come un macigno lo "strano" esito delle presidenziali, dove Kibaki fu rieletto per soli 230.000 in più del rivale, grazie a un colpo di coda finale, quando per l'intero scrutinio parziale Odinga era stato in vantaggio.
 
Una sostenitrice di Raila Odinga durante una marcia di protestaElezioni. Le accuse di brogli sono confortate dai rapporti degli osservatori internazionali, i quali hanno espresso forti dubbi sulla regolarità delle consultazioni. "Non ci sono dubbi sul reale esito delle elezioni", fa sapere a PeaceReporter Jerry Okungu, analista politico keniano. "Odinga ha ottenuto la maggioranza in sei province su otto, ormai a sostenere Kibaki sono rimasti solo i Kikuyu". Quegli stessi Kikuyu accusati dall'indipendenza in poi di essere i privilegiati, la comunità che maggiori benefici ha ricevuto dalle amministrazioni keniane, in termini di potere politico ed economico. "Il Kenya ha una storia di pesanti discriminazioni a favore dei Kikuyu, soprattutto nella distribuzione delle risorse naturali", continua Okungu. "Le altre comunità sono stanche del nepotismo nel settore pubblico e dei privilegi nella distribuzione della terra nella Rift Valley, sempre a favore dei Kikuyu". Stavolta, l'opposizione non sembra intenzionata a cedere, soprattutto sulla richiesta di nuove elezioni. Così come Kibaki, che ieri ha nominato un nuovo esecutivo (seppur dimezzato, per dare la possibilità all'opposizione di entrarvi a séguito dei colloqui) e ha ribadito che le elezioni sono "finite".

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità