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Colloqui. La decisione segue il fallimento della mediazione internazionale, che ha visto
coinvolti tra gli altri Jendayi Frazer, inviata della Casa Bianca, e il presidente
dell'Unione Africana, John Kufuor, ripartito oggi per il Ghana senza essere riuscito
a riavvicinare le parti. La mediazione è affidata ora all'ex-segretario generale
dell'Onu, Kofi Annan, ma l'opposizione ha comunque deciso di non aspettare oltre
per riprendere in mano l'iniziativa, e annunciare manifestazioni in 30 città keniane
per il prossimo mercoledì. Manifestazioni che il governo ha espressamente vietato
per ragioni di ordine pubblico. Finora, gli scontri seguiti alle presidenziali
hanno portato alla morte di più di 600 persone e allo sfollamento di altre 250.000.
Elezioni. Le accuse di brogli sono confortate dai rapporti degli osservatori internazionali,
i quali hanno espresso forti dubbi sulla regolarità delle consultazioni. "Non
ci sono dubbi sul reale esito delle elezioni", fa sapere a PeaceReporter Jerry Okungu, analista politico keniano. "Odinga ha ottenuto la maggioranza
in sei province su otto, ormai a sostenere Kibaki sono rimasti solo i Kikuyu". Quegli
stessi Kikuyu accusati dall'indipendenza in poi di essere i privilegiati, la comunità
che maggiori benefici ha ricevuto dalle amministrazioni keniane, in termini di
potere politico ed economico. "Il Kenya ha una storia di pesanti discriminazioni
a favore dei Kikuyu, soprattutto nella distribuzione delle risorse naturali",
continua Okungu. "Le altre comunità sono stanche del nepotismo nel settore pubblico
e dei privilegi nella distribuzione della terra nella Rift Valley, sempre a favore
dei Kikuyu". Stavolta, l'opposizione non sembra intenzionata a cedere, soprattutto
sulla richiesta di nuove elezioni. Così come Kibaki, che ieri ha nominato un nuovo
esecutivo (seppur dimezzato, per dare la possibilità all'opposizione di entrarvi
a séguito dei colloqui) e ha ribadito che le elezioni sono "finite".Matteo Fagotto