11/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush conclude la visita in Israele e Palestina promettendo lo stato arabo. Senza Hamas
All'insegna della par condicio, dopo la visita in Israele, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha incontrato Mahmoud Abbas, il presidente dell'Autorità Nazionale palestinese nei Territori Occupati, visitando Ramallah e Betlemme.

bush e abbasLa prima volta di George. Bush, che in otto anni da presidente Usa non era mai stato in Israele, ha lasciato dietro di sé dichiarazioni roboanti, tipiche della parte finale di un secondo mandato.
Prima di partire per il Kuwait per continuare la sua visita in Medio Oriente, ha rilasciato una dichiarazione a dir poco sorprendente: “Uno stato palestinese nascerà prima della fine del mio mandato. Ne sono sicuro”. Mica roba da poco.
“Uno stato che avrà contiguità territoriale”, ha specificato il presidente Usa, ritornando indirettamente sulla richiesta a Israele di piantarla con le colonie illegali.
Il fatto che nella Striscia di Gaza e a Ramallah, mentre era in corso il vertice con Abbas, si tenessero manifestazioni contro di lui e contro l'Anp non ha scosso minimamente Bush, convinto di relazionarsi con l'unico palestinese che può negoziare. “Hamas nella Striscia di Gaza ha portato solo miseria”, ha tagliato corto, quando gli è stato chiesto cosa intende fare con il movimento islamista che ha legittimamente vinto le elezioni più libere del Medio Oriente. Una miseria che Bush ha deciso di non vedere, non recandosi nella Striscia.

olmert e bushLa scelta degli Usa. Uno spot per Abbas, dunque, tanto quanto la visita in Israele si è trasformata in un'operazione di sostegno al premier israeliano Olmert, sempre più in crisi nei sondaggi. Bush ha sposato in pieno la linea del governo di Tel Aviv, che è anche quella dell'amministrazione Usa, sull'Iran: nessuna trattativa. Gli editoriali di alcuni dei principali quotidiani israeliani, come Yediot Ahronot e Ma'ariv, hanno puntato molto su un dossier riservato presentato al presidente Usa da Olmert, che avrebbe rafforzato la convinzione di Bush che dell'Iran non ci si può fidare. Incontrando la stampa, non ha fornito informazioni sulle 'prove' che Israele ha della minaccia nucleare iraniana, ma Yediot Ahronot ha precisato che le informazioni segrete consegnate sono state ottenute solo di recente e che per averle sono state messe in pericolo vite umane, lasciando intendere come questo sia avvenuto grazie al lavoro d'intelligence.

dimostrazione contro bush a gazaIn difesa di Olmert. Sempre secondo la stampa israeliana, Olmert avrebbe avvertito Bush che la situazione a Gaza sta diventando insostenibile per le ingenti quantità di mezzi da combattimento contrabbandate attraverso i tunnel che dall'Egitto arrivano nella Striscia, passando sotto il deserto del Sinai. Israele avrebbe lasciato intendere che è alle porte un'operazione militare di notevoli dimensioni nella Striscia di Gaza.
L'atteggiamento accondiscendente di Bush verso Olmert, sempre secondo gli opinionisti israeliani, non sarebbe disinteressato. Se davvero Bush pensa di arrivare a un accordo di pace entro la fine del suo mandato, non può prescindere da Olmert e dalla stabilità del suo governo. Le prospettive del l'esecutivo Olmert, alla luce della prossima pubblicazione del Rapporto Winograd, redatto da una commissione ufficiale di inchiesta sulla conduzione della guerra in Libano del 2006, sarebbero in pericolo visto che il documento è un vero e proprio atto d'accusa nei confronti del premier.
Quel rapporto rischia di minacciare la stabilità del governo e una bella operazione in grande stile a Gaza sarebbe il modo migliore per occupare i giornali con ben altri titoli.

Christian Elia

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