Bush conclude la visita in Israele e Palestina promettendo lo stato arabo. Senza Hamas
All'insegna della
par condicio, dopo la visita in Israele, il presidente degli Stati
Uniti George W. Bush ha incontrato Mahmoud Abbas, il presidente
dell'Autorità Nazionale palestinese nei Territori Occupati,
visitando Ramallah e Betlemme.
La prima volta
di George. Bush, che in otto anni da presidente Usa non era mai
stato in Israele, ha lasciato dietro di sé dichiarazioni
roboanti, tipiche della parte finale di un secondo mandato.
Prima di partire
per il Kuwait per continuare la sua visita in Medio Oriente, ha
rilasciato una dichiarazione a dir poco sorprendente: “Uno stato
palestinese nascerà prima della fine del mio mandato. Ne sono
sicuro”. Mica roba da poco.
“Uno stato che
avrà contiguità territoriale”, ha specificato il
presidente Usa, ritornando indirettamente sulla richiesta a Israele
di piantarla con le colonie illegali.
Il fatto che nella
Striscia di Gaza e a Ramallah, mentre era in corso il vertice con
Abbas, si tenessero manifestazioni contro di lui e contro l'Anp non
ha scosso minimamente Bush, convinto di relazionarsi con l'unico
palestinese che può negoziare. “Hamas nella Striscia di Gaza
ha portato solo miseria”, ha tagliato corto, quando gli è
stato chiesto cosa intende fare con il movimento islamista che ha
legittimamente vinto le elezioni più libere del Medio Oriente.
Una miseria che Bush ha deciso di non vedere, non recandosi nella
Striscia.
La scelta degli
Usa. Uno spot per Abbas, dunque, tanto quanto la visita in
Israele si è trasformata in un'operazione di sostegno al
premier israeliano Olmert, sempre più in crisi nei sondaggi.
Bush ha sposato in pieno la linea del governo di Tel Aviv, che è
anche quella dell'amministrazione Usa, sull'Iran: nessuna trattativa.
Gli editoriali di alcuni dei principali quotidiani israeliani, come
Yediot Ahronot e
Ma'ariv, hanno
puntato molto su un dossier riservato presentato al presidente Usa da
Olmert, che avrebbe rafforzato la convinzione di Bush che dell'Iran
non ci si può fidare. Incontrando la stampa, non ha fornito
informazioni sulle 'prove' che Israele ha della minaccia
nucleare iraniana, ma
Yediot Ahronot ha precisato che le
informazioni segrete consegnate sono state ottenute solo di recente e
che per averle sono state messe in pericolo vite umane, lasciando
intendere come questo sia avvenuto grazie al lavoro d'intelligence.
In difesa di
Olmert. Sempre secondo la stampa israeliana, Olmert avrebbe
avvertito Bush che la situazione a Gaza sta diventando insostenibile
per le ingenti quantità di mezzi da combattimento
contrabbandate attraverso i tunnel che dall'Egitto arrivano nella
Striscia, passando sotto il deserto del Sinai. Israele avrebbe
lasciato intendere che è alle porte un'operazione militare di
notevoli dimensioni nella Striscia di Gaza.
L'atteggiamento
accondiscendente di Bush verso Olmert, sempre secondo gli opinionisti
israeliani, non sarebbe disinteressato. Se davvero Bush pensa di
arrivare a un accordo di pace entro la fine del suo mandato, non può
prescindere da Olmert e dalla stabilità del suo governo. Le
prospettive del l'esecutivo Olmert, alla luce della prossima
pubblicazione del Rapporto Winograd, redatto da una commissione
ufficiale di inchiesta sulla conduzione della guerra in Libano del
2006, sarebbero in pericolo visto che il documento è un vero e
proprio atto d'accusa nei confronti del premier.
Quel rapporto
rischia di minacciare la stabilità del governo e una bella
operazione in grande stile a Gaza sarebbe il modo migliore per
occupare i giornali con ben altri titoli.