11/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo venti anni, il presidente egiziano affronta una vera opposizione

la scrittrice saadawi, una delle candidate dell'opposizioneAdesso è ufficiale. Per la prima volta nella storia recente dell'Egitto non ci sarà un unico candidato alle elezioni presidenziali attese per il settembre del 2005. Muhammed Farid Hasanin, Nawal Saadawi e Saad Eddin Ibraihm, il 5 gennaio scorso, hanno annunciato pubblicamente la loro intenzione di candidarsi alla principale carica politica del Paese.

Un sistema bloccato. Sono molto conosciuti in Egitto. La Saadawi è una scrittrice affermata, Ibraihm è un attivista che si batte da anni per il rispetto dei diritti umani e Hasanin è un parlamentare di lungo corso con una grande esperienza di affari di governo. Nessuna novità quindi. Sono tre candidati con le carte in regola per concorrere alla poltrona sulla quale è seduto dal 1981 Hosni Mubarak. Non in Egitto, però.
La costituzione egiziana prevede infatti che sia il Parlamento a esprimere un candidato unico. Alla popolazione è lasciata successivamente la possibilità di votare il gradimento sulla personalità indicata dall'Assemblea nazionale attraverso un referendum popolare. Il candidato potrebbe non raggiungere la maggioranza di voti favorevoli, nel qual caso il Parlamento indicherebbe un nuovo candidato sul quale esprimersi.

L'eventualità di un candidato rigettato non si è mai presentata. Dal 1981, anno in cui sostituì il presidente Sadat assassinato da fondamentalisti islamici, Hosni Mubarak regna incontrastato, raccogliendo percentuali enormi di gradimento. Il Partito Nazionale Democratico (Ndp) ha una maggioranza blindata in Parlamento, dove controlla l'87 per cento dei seggi. Questo garantisce al partito al potere di scegliere il candidato presidente in tutta tranquillità. Anche perchè le opposizioni, in un Paese che viene governato dal 1981 con legislazioni d'emergenza, non hanno vita facile e il Consiglio della Shura (una sorta di Corte Costituzionale dell'Egitto) ha potere di decidere quali partiti siano legali e quali no.

Questo ha creato un sistema politico blindato. Mubarak, leader ritenuto in Occidente tra i più affidabili del mondo arabo, ha così mantenuto per più di venti anni il potere con un sistema che, a prima vista, conserva una sua parvenza di legalità. Ma il presidente è un uomo di 76 anni e, l'anno scorso, ha accusato anche un malore sul quale è stato tenuto un riserbo assoluto. Sono in molti a ritenere praticamente certa una sua candidatura per un quinto mandato presidenziale che però agevoli successivamente l'ascesa al potere del figlio Gamal, al momento leader del Ndp. Una sorta di successione monarchica legalizzata quindi, anche perchè la Costituzione prevede che, in caso di morte o impedimento del Presidente, sia il suo vice a prendere il potere. Ad oggi nessun vice-presidente e stato nominato, ma molti osservatori internazionali si aspettano che la nomina arrivi presto. Per Gamal, naturalmente.
 
hosni mubarak, presidente egizianoSvolta epocale. Ma per la prima volta questo sistema ha presentato una crepa. Mai era successo infatti che altre personalità egiziane si facessero avanti pubblicamente per concorrere alla presidenza. Ad ottobre del 2004 invece è nata la Campagna popolare per le riforme. Una coalizione trasversale che comprende i comunisti, i liberali, le associazioni che si battono per il rispetto dei diritti umani, intellettuali, artisti fino agli islamisti moderati. Un totale di ventisei gruppi in rappresentanza dell'élite del Paese, diversi in tutto, ma uniti nella richiesta di riforme politiche ed economiche. La Campagna ha presentato una petizione popolare che chiede una riforma costituzionale che introduca un tetto massimo di due mandati per il Presidente dell'Egitto. Insistono inoltre perchè la riforma avvenga in tempi brevi. Prima di maggio del 2005, mese nel quale il Parlamento indicherà il suo candidato unico. Questo impedirebbe a Mubarak di candidarsi.
I riformisti continuano a raccogliere firme e hanno già indicato in Hasanin, Saadawi e Ibraihm i loro candidati. Ma non si sono fermati qui e hanno organizzato una manifestazione di piazza. In un Paese dove la vita pubblica, grazie alle leggi speciali votate dopo l'omicidio di Sadat e mai abrogate, è estremamente controllata dai servizi segreti, una manifestazione che non sia in favore dei Palestinesi o contro gli Stati Uniti fa notizia. Qualche mese fa, centinaia di personalità del mondo della politica e della cultura hanno sfilato per i viali assolati del Cairo. Molti di loro avevano sulle labbra un adesivo giallo con una scritta rossa in arabo che, tradotta, significa “è abbastanza”. Ogni riferimento a Mubarak è voluto. “L'Egitto è un regime totalitario e autocratico”, dichiarava il giorno della manifestazione Mohammed al-Sayed Said, direttore dell'Al-Ahram Centre for Political and Strategic Studies, “è tempo di cambiare, anche se purtroppo per ora il movimento non è popolare. Per troppo tempo la gente è stata tenuta lontano dalla vita politica e fa fatica a ritrovare fiducia e voglia di partecipazione attiva”.
 
manifestazione al cairoIl rifugio della fede. Ma il gruppo dei riformatori è consapevole del suo limite e, a questo punto ha deciso di giocare d'anticipo. Ricorrendo al tipo di opposizione che, al contrario degli intellettuali, non ha la possibilità di farsi ascoltare, ma gode di un forte sostegno popolare. I Fratelli Musulmani.
Come in molte altre realtà, in Egitto il rifugio sereno da una vita piena di stenti e povera di soddisfazioni è diventata la fede. I Fratelli Musulmani sono una delle più antiche organizzazioni fondamentaliste islamiche. Un loro esponente ha sparato a Sadat durante una parata militare, non perdonando all'allora presidente egiziano la pace con Israele. Il movimento fu immediatamente dichiarato fuorilegge e, non più tardi di qualche settimana fa, Mubarak rispondeva che “non si accetta nella comunità un branco di assassini”, rispondendo alla domanda di una giornalista che chiedeva quando sarebbe stato eliminato l'embargo verso l'organizzazione.
I Fratelli Musulmani hanno aderito alla campagna per una sorta di accordo non scritto: la loro popolarità intatta e il loro seguito al fianco della libertà di movimento politico dei partiti e delle associazioni. Una volta ottenute le riforme necessarie al ritorno alla vita politica nazionale, si vedrà.
Un'alleanza eterogenea quindi, ma resta il dato storico che per la prima volta da quando è al potere, Mubarak deve dare delle risposte e deve affrontare una vera opposizione. Tanto varia da risultare credibile in un Paese dove tutto è stato fin troppo lineare per molti anni.

Christian Elia

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