Clara Rojas e Consuelo Gonzales sono state consegnate alla missione capitanata dal Venezuela e adesso sono a Caracas
Sono libere. Clara Rojas e Consuelo Gonzales sono state
consegnate al Venezuela. Intorno alle ventuno ora italiana, l'elicottero che le
ha caricate in Colombia è atterrato sul suolo venezuelano, all'areoporto di Santo
Domingo. Un'ora dopo le ha lasciate a Caracas. Le due donne sono state inquadrate
di spalle
dalle telecamere dei mass
media in trepidante attesa. Sembravano in buone condizioni, considerando che per
anni hanno vissuto nella selva. Nonostante fosse stato allestito un ospedale per
assisterle, infatti, hanno preferito salire direttamente sull'aereo che le ha
portate
all'areoporto internazionale di Maiquetia, Caracas.
L'emozione che hanno provato riabbracciando i loro cari è indescrivibile. Clara
sembrava non voler smettere di baciare sua madre.
Con loro anche alcune lettere degli altri 41 ostaggi politici in mano Farc, altre
prove in vita che hanno conseganto a Chavez.
Le prime parole della Rojas. Clara ha concesso in esclusiva un'intervista a radio Caracol, dove ha svelato
molte cose che da sempre la gente va chiedendosi. Innanzitutto, suo figlio, nato
in aprile 2004, si ruppe il braccio nascendo. Durante il parto, fu assistita da
un'infermiera
delle Farc. Dopo otto mesi, durante i quali venne aiutata da una guerrigliera,
Emmanuel le venne tolto. E da allora non lo ha più visto. Sperava lo avessero
consegnato a sua madre e ma non riusciva a sapere niente, quindi da tempo scriveva
lettere a tutti per riaverlo.
Da circa tre anni non ha più visto nemmeno Ingrid Betancourt, della quale non sa nulla. Si è però detta preoccupata
per il suo stato di salute, dopo averla vista nel video girato quale prova in
vita.
Poi sono emersi particolari degli utlimi venti giorni, da quando sono iniziate
cioè le trattative per la liberazione. Hanno camminato sempre e sì, c'erano operativi
militari colombiani. Hanno sentito combattimenti e bombardamenti.
Il momento della liberazione. Pochi minuti prima delle diciassette ora italiana, Hugo Chavez ha dato la notizia
dell'avvenuta liberazione: “Ho parlato con il ministro degli Interni. Un
comando guerrigliero gliele ha consegnate. È stato molto emozionante”,
ha detto il presidente Chavez. Sembra che il braccio destro della franco-colombiana
Ingrid Betancourt e la ex deputata stiano bene e che siano
sole, quando invece alcune fonti prognosticavano il rilascio di altri
due ostaggi. La speranza è che portino con sé anche delle prove in vita
degli altri prigionieri. È quanto si augurano i familiari. “Mi immagino
adesso stiano già tornando”, ha precisato Chavez, ma l'accordo era di restare
un po' sul
territorio per permettere agli uomini delle Farc di allontanarsi sani e
salvi. “Spero che questo apra il cammino di pace in Colombia”, ha
aggiunto Chavez, esprimendo la posizione di tutti i paesi stranieri che
hanno da subito appoggiato la missione. "Ho parlato per telefono con Clara e Consuelo
- ha aggiunto il presdiente - e salutato il capo della pattuglia delle Farc".
Quindi il presidente ha espresso allegria e soddisfazione perché la missione è
andata a buon fine.
Fiducia. Le due donne erano molto emozionate. A Caracas sono attese dai familiari. Il
fratello della Rojas, Ivan, ai microfoni dei giornalisti non riusciva a parlare
per l'emozione.
Cominciano ad arrivare i primi commenti. Ana Teresa Bernal, la direttrice di
Red de paz (una importante Ong colombiana che per lungo tempo ha affiancato l'ex presidente
colombiano Pastrana nel dialogo con la guerriglia) dice di essere molto contenta
e spera in future liberazioni. Crede che quello che è accaduto oggi produca fiducia
e che possa aiutare il cammino verso la pace. E giudica il ruolo della comunità internazionale importantissimo per il futuro
del dialogo, un dialogo coordinato e armonico con la società colombiana.
Entusiasmo. Il clima che si respira è di puro entusismo, in tutto il paese. La gente è felice,
finalmente una buona notizia. Per Clara sei anni di prigionia e per Consuelo sette.
Una vita di non vita. Ed è gioia.
"Per me la vita ricomincia ora", dice piangendo la madre di Clara, inneggiando
alla pace per la martoriata Colombia. Ringrazia fra i singhiozzi chiunque abbia
contribuito a questa liberazione, con particolare riguardo per Chávez: "Grazie
a Hugo Chávez, al suo governo, alla sua squadra. E' solo per merito suo che questo
è stato possibile". E accenna al fatto che la prossima settimana sarà il suo compleanno
e lo potrà festeggiare riabbracciando sua figlia e un nipote che mai ha visto.
Clara Rojas, infatti, ha avuto un figlio da una relazione con un guerrigliero
durante la sua prigionia. Si chiama Emmanuel, è nato il 16 aprile 2004 e adesso
è nella mani
del governo colombiano, dopo che è stato intercettato in un centro di accoglienza,
dove le Farc lo avevano portato per evitargli i disagi della selva.
Reazioni del governo colombiano. Juan Manuel Santos, ministro degli Esteri di Uribe, ha commentato che questa
liberazione dimostra "che non c'é bisogno della smilitarizzazione per liberare
i sequestrati".
Il posto in cui sono state liberate si chiama La Paz e appartiene al settore
La libertad. Soddisfazione anche per l'Alto commissario per la pace, Restrepo:
"Sono molto soddisfatto, un passo avanti per la liberazione di tutti,
una immensa allegria".
Affari di famiglia. Consuelo Gonzales potrà finalmente conoscere suo nipote, nato durante gli anni
del sequestro. Le parole di Maria Fernanda Perdomo, la sorridente figlia della
deputata, hanno commosso tutti. Ha ricordato ai colombiani che non possono lasciar
soli
i "nostri familiari dimenticati nella selva". Poi si è rivolta agli altri familiari,
invitandoli a essere forti: "Questo giorno arriverà anche per voi".
Simone Bruno