07/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Rapporto 2004 dell' Osservatorio sulla salute

Rapporto 2004 salutePoco più di tre anni fa è stata firmata da diversi esponenti del mondo sanitario (medici, ricercatori, docenti universitari e rappresentanti del volontariato) la Dichiarazione di Erice, un documento che voleva portare l’attenzione sulla situazione drammatica della salute nell’intero globo terrestre e sui meccanismi alla base delle diverse condizioni di malattia e di cura da un Paese all’altro. Era sostanzialmente avvertito, da parte della comunità scientifica o quanto meno di una parte di essa, il senso di responsabilità accanto alla necessità di fare qualcosa, di non assistere passivi a una situazione iniqua e in continuo peggioramento. Questa comune sensibilità e attenzione alle tematiche di salute globale ha portato un gruppo di professionisti sanitari a dar vita, il 12 gennaio 2002, all’Osservatorio italiano sulla salute globale. L’obiettivo era mettere a disposizione per attività di ricerca tutte le informazioni sanitarie cui i suoi membri avevano accesso; tradurle in un linguaggio comprensibile alle persone interessate e pronte a misurarsi con questi temi, ma non in grado di accedere a documenti come i rapporti dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità o altre relazioni internazionali. Lo sforzo dei primi due anni di lavoro ha portato alla pubblicazione del Rapporto 2004 Salute e Globalizzazione, primo lavoro documentato di approfondimento cui hanno contribuito, oltre ai membri stessi dell’Osservatorio, collaboratori esterni tra i più qualificati per dare un quadro della salute della popolazione mondiale inserita nel contesto geografico, politico, economico e sociale.

Il libro è stato curato da Eduardo Missoni, che nella prefazione spiega come l’Osservatorio Italiano sulla Salute Globale di cui è presidente sia nato sulla scia della Dichiarazione di Erice e come il primo obiettivo fosse «l’elaborazione di un Rapporto che potesse rappresentare il punto di partenza per un appuntamento annuale di analisi degli effetti sulla salute dell’attuale fase di accelerazione della globalizzazione, un insieme di processi che stanno profondamente incidendo sulle relazioni e i comportamenti umani». Questo perché, come spiega Missoni, anche parlando di salute sono scomparsi i confini sia geografici, sia temporali (con la rivoluzione nel campo delle comunicazioni e dei trasporti) sia infine nel modo di pensare e comportarsi.

Il Rapporto è diviso in tre parti. La prima si occupa del diritto alla salute e della prospettiva etica: «Non ci può essere pace in un mondo dove la maggior parte degli abitanti muore per cause prevenibili, morti inique» scrive Missioni, e ancora: «Non ci può essere pace se non si rispettano le regole che la comunità internazionale si è data per costruirla. E se non c’è pace non c’è salute. Così, sopraffatti dagli eventi che stanno segnando questi anni, abbiamo sentito il dovere di soffermarci sulla guerra e i suoi costi in termini di salute». La seconda parte affronta invece le relazioni tra la salute e la politica economica; mentre la terza volge lo sguardo sulla salute nell’agenda globale dello sviluppo, sui diversi appuntamenti internazionali e le figure che vi ruotano intorno.

Ma quali sono le conclusioni che si possono trarre da questo primo Rapporto dell’Osservatorio italiano sulla salute gobale? Eduardo Missoni, direttamente interpellato, risponde: «Le conclusioni sono che esiste l’esigenza di un approccio globale alla salute, che dobbiamo essere capaci di leggere anche le nostre realtà nazionali alla luce di fenomeni che ormai non conoscono più frontiere. Esiste l’esigenza di far conoscere a un pubblico sempre più vasto le tendenze delle scelte internazionali e gli effetti che possono avere sulla vita di ciascuno di noi». Il messaggio chiaro che emerge da questa impostazione e visione della situazione, riportata nel Rapporto, è la necessità di pensare alla salute «globale» come cura preventiva delle malattie, cambiando le condizioni sociali, economiche e culturali, invece di curarle una per una frammentando l’intervento sanitario, e quindi i risultati, in base a prioprità non sempre condivisibili e spesso poco chiare. Ci racconta Missoni: «Il nostro compito è diffondere un’informazione appropriata e un’analisi fatta attraverso la lente del diritto alla salute. Osserviamo, in maniera scientifica e critica, e proponiamo le nostre conclusioni. Potremmo essere coinvolti nella formulazione delle proposte o in un dibattito più ampio in questa direzione, ma non è il compito che ci siamo dati. Dai risultati della nostra osservazione risulta peraltro evidente la necessità di un’azione globale, ovvero nelle molteplici sedi della nuova governance della salute.

Nonostante il quadro quanto meno preoccupante presentato dall’Osservatorio italiano sulla salute globale nel loro primo Rapporto, il volume si conclude in modo positivo. Ci spiega ancora Missoni: «La speranza viene dalla constatazione che sono molti a muoversi per un cambiamento sostanziale, per la riaffermazione del diritto alla salute in una società che nella salute della popolazione vede ormai – quando la considera – solo consumatori o forza lavoro in funzione di una indefinita crescita economica, senza, peraltro, che nessuno si interroghi sulla qualità di tale crescita e degli effetti che produce. Il nostro obiettivo è sollecitare il cambiamento fornendo buone e valide ragioni, anche attraverso un appuntamento a scadenza annuale, di cui il Rapporto 2004 rappresenta il primo».

Le parole con cui Eduardo Missoni conclude la prefazione al Rapporto 2004 su salute e globalizzazione sono proprio il manifesto della speranza e l’invito a non mollare: «Manca ancora molto al sorgere del sole, quando nelle case dei campesinos del mondo le donne iniziano a stendere la “massa” che diverrà “pane”, diverso in ogni luogo eppure cibo essenziale ovunque. Lo fanno nella certezza che il giorno verrà, forse anche sospinto dal ritmico rullare di un millenario mattarello di pietra».


Valeria Confalonieri


 

Categoria: Salute