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Caso diplomatico. Inizialmente l'Egitto aveva invitato i
pellegrini a entrare a Gaza passando per Kerem Shalom, un valico
controllato da Israele. Ma loro, che temevano di essere arrestati,
hanno rifiutato e iniziato uno sciopero della fame che ha infine
convinto le autorità egiziane ad aprire il valico di Rafah. La
scelta del Cairo ha evitato il ripetersi dell'emergenza umanitaria,
già vista nei mesi passati, per centinaia di disperati
accampati nel deserto. Israele,però, teme che molti dei
palestinesi siano tornati a Gaza portando con sé grandi somme
di denaro per sostenere Hamas. I pellegrini di ritorno hanno infatti
ricevuto l'accoglienza dei sostenitori del partito islamico, con
grande sventolio di bandiere verdi. Tra loro, sostengono fonti della
sicurezza, c'erano almeno 10 alti esponenti di Hamas, uno dei quali,
Mohammed Madhoun, al suo ingresso nella Striscia ha ringraziato i
compagni, parlando di un successo del movimento islamico contro
l'embargo usa e israeliano. Recentemente tra Israele e Egitto sono
sorte tensioni per via delle accuse del ministro degli Esteri,
Tzipi Livni, che ha accusato il Cairo di fare “un pessimo lavoro”
nel bloccare il contrabbando di armi nella Striscia. Quelle accuse
hanno pungolato le autorità egiziane, che hanno promesso una
rappresaglia diplomatica. Mercoledì, però, il portavoce
del ministero degli Esteri egiziano, Hossam Zaki, ha precisato che la
scelta di consentire l'accesso a Gaza ai pellegrini non è
stata una vendetta politica, ma una scelta coordinata assieme al
governo di Ramallah.
Contrabbando. La minaccia dei razzi Qassam sparati dai
miliziani palestinesi verso il territorio di Israele è una
costante ormai da mesi, le autorità di Tel Aviv reagiscono da
tempo con raid aerei e arresti di massa di esponenti delle milizie,
ma temono che il contrabbando possa portare nelle mani dei loro
nemici razzi ben più potenti dei Qassam artigianali impiegati
fino a oggi. Che l'Egitto sia diventato il nodo del problema, lo si
capisce anche dal fatto che, il giorno stesso della riapertura di
Rafah, dieci famiglie della città di Sderot, al confine con la
Striscia, hanno intentato una causa collettiva contro il governo del
Cairo. I parenti delle vittime dei razzi Qassam chiedono all'Egitto
poco meno di 70 milioni di dollari come risarcimento perchè,
sostengono, “è del tutto evidente che la logistica di cui
usufruiscono i miliziani di Gaza passa attraverso l'Egitto”. Il
Cairo viene considerato complice delle tonnellate di armi e munizioni
che giungono nelle mani dei palestinesi, e dunque, anche responsabile
delle loro vittime”. Alla vigilia del tour mediorientale di Bush,
iniziato oggi in Israele, ben due delegazioni Usa si sono recate al
confine con l'Egitto per valutare la situazione. Al termine, il
segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha dichiarato che Washington
è pronta a fornire all'Egitto aiuti tecnici per fermare il
contrabbando di armi verso Gaza, a condizione che il Cairo dimostri
una reale volontà di riuscire nei controlli. Due giorni dopo,
le autorità egiziane hanno fatto sapere che investiranno 23
milioni di dollari, ricevuti dagli Stati Uniti, in strumentazioni per
individuare i tunnel sotterranei usati per portare armi a Gaza. Naoki Tomasini