09/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Egitto consente ai pellegrini palestinesi il passaggio per Rafah, scontro con Israele
Nonostante il disaccordo di Israele, mercoledì scorso l'Egitto ha consentito l'ingresso a Gaza di oltre duemilacinquecento palestinesi, di ritorno dal pellegrinaggio rituale alla Mecca. Attendevano da cinque giorni alla frontiera di Rafah, sigillata dal giugno dello scorso anno. Nominalmente, la responsabilità sul valico è congiunta tra autorità palestinesi e israeliane, ma il posto di frontiera può essere aperto solo con la presenza della missione di monitoraggio dell'Unione Europea, che da giugno si è ritirata. Gli israeliani lo hanno tenuto chiuso da allora, per isolare Hamas. Il governo israeliano è stato preso alla sprovvista dalla mossa egiziana. Voci dal ministero della Difesa sostengono addirittura che l'episodio, che contraddice le decisioni prese la scorsa settimana in un vertice tra il presidente egiziano Moubarak e il ministro della Difesa israeliano Barak, potrebbe danneggiare le già instabili relazioni tra i due paesi.
 
Pellegrini palestinesi entrano nella Striscia di Gaza da RafahCaso diplomatico. Inizialmente l'Egitto aveva invitato i pellegrini a entrare a Gaza passando per Kerem Shalom, un valico controllato da Israele. Ma loro, che temevano di essere arrestati, hanno rifiutato e iniziato uno sciopero della fame che ha infine convinto le autorità egiziane ad aprire il valico di Rafah. La scelta del Cairo ha evitato il ripetersi dell'emergenza umanitaria, già vista nei mesi passati, per centinaia di disperati accampati nel deserto. Israele,però, teme che molti dei palestinesi siano tornati a Gaza portando con sé grandi somme di denaro per sostenere Hamas. I pellegrini di ritorno hanno infatti ricevuto l'accoglienza dei sostenitori del partito islamico, con grande sventolio di bandiere verdi. Tra loro, sostengono fonti della sicurezza, c'erano almeno 10 alti esponenti di Hamas, uno dei quali, Mohammed Madhoun, al suo ingresso nella Striscia ha ringraziato i compagni, parlando di un successo del movimento islamico contro l'embargo usa e israeliano. Recentemente tra Israele e Egitto sono sorte tensioni per via delle accuse del ministro degli Esteri, Tzipi Livni, che ha accusato il Cairo di fare “un pessimo lavoro” nel bloccare il contrabbando di armi nella Striscia. Quelle accuse hanno pungolato le autorità egiziane, che hanno promesso una rappresaglia diplomatica. Mercoledì, però, il portavoce del ministero degli Esteri egiziano, Hossam Zaki, ha precisato che la scelta di consentire l'accesso a Gaza ai pellegrini non è stata una vendetta politica, ma una scelta coordinata assieme al governo di Ramallah.
 
Contrabbando. La minaccia dei razzi Qassam sparati dai miliziani palestinesi verso il territorio di Israele è una costante ormai da mesi, le autorità di Tel Aviv reagiscono da tempo con raid aerei e arresti di massa di esponenti delle milizie, ma temono che il contrabbando possa portare nelle mani dei loro nemici razzi ben più potenti dei Qassam artigianali impiegati fino a oggi. Che l'Egitto sia diventato il nodo del problema, lo si capisce anche dal fatto che, il giorno stesso della riapertura di Rafah, dieci famiglie della città di Sderot, al confine con la Striscia, hanno intentato una causa collettiva contro il governo del Cairo. I parenti delle vittime dei razzi Qassam chiedono all'Egitto poco meno di 70 milioni di dollari come risarcimento perchè, sostengono, “è del tutto evidente che la logistica di cui usufruiscono i miliziani di Gaza passa attraverso l'Egitto”. Il Cairo viene considerato complice delle tonnellate di armi e munizioni che giungono nelle mani dei palestinesi, e dunque, anche responsabile delle loro vittime”. Alla vigilia del tour mediorientale di Bush, iniziato oggi in Israele, ben due delegazioni Usa si sono recate al confine con l'Egitto per valutare la situazione. Al termine, il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice ha dichiarato che Washington è pronta a fornire all'Egitto aiuti tecnici per fermare il contrabbando di armi verso Gaza, a condizione che il Cairo dimostri una reale volontà di riuscire nei controlli. Due giorni dopo, le autorità egiziane hanno fatto sapere che investiranno 23 milioni di dollari, ricevuti dagli Stati Uniti, in strumentazioni per individuare i tunnel sotterranei usati per portare armi a Gaza.
 

Naoki Tomasini

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