scritto per noi da
Raffaele Coniglio*
Mentre i media locali e internazionali continuano a parlare delle ultime elezioni
in Kosovo e della risoluzione dello status di questa regione serba presso il Consiglio
di Sicurezza delle Nazioni Unite, buona parte della popolazione kosovara si misura
quotidianamente con la crisi dell'agricoltura, che fa poca notizia ma e’ fondamentale
per il futuro di questo territorio.
Il settore agricolo in Kosovo è la principale attività economica, che ricopre il 25 percento del Pil del Kosovo e impiega all’incirca 145mila
persone, il 42 percento della forza lavoro. Secondo gli ultimi dati del ministero
dell’Agricoltura del Kosovo, la popolazione agricola è stimata in circa il 62,5
percento del totale, quasi 1,25 milioni di persone, la più alta rispetto a paesi
come Albania, Turchia, Macedonia, Slovenia, Croazia e Serbia.
Il Kosovo ha un elevato tasso di povertà, un elevatissimo tasso di disoccupazione,
con punte che raggiungono anche il 70 percento in alcune aree, un settore industriale
fino ad ora privilegiato che non ha portato i risultati desiderati. Secondo dati
del 2003 del ministero dell’Agricoltura, l’importazione di prodotti agroalimentari
sfiora il 24 percento del totale delle importazioni per un valore di 288 milioni
di euro, laddove le esportazioni si fermano ad appena 7,8 miliardi di euro e soltanto
il 16 percento delle esportazioni riguarda prodotti agricoli e cibo. Questi dati,
insieme alla scarsa volontà politica del governo kosovaro, fanno sì che questa
regione non riesca a rispondere al proprio fabbisogno interno.
Cattiva gestione. Per la terza volta consecutiva, il ministero dell’Agricoltura è stato affidato
alla governance delle minoranze ( i partiti politici albanesi del Kosovo hanno
cercato di accaparrarsi i ministeri che ritenevano più importanti, lasciando agli
altri quelli ritenuti meno importanti e ogni volta l’agricoltura è rimasta moneta
di scambio). La voce di budget è da sempre limitata e non ha mai ecceduto lo 0,5
percento del budget del Kosovo. Di fronte a queste scelte politiche, la naturale
reazione della popolazione rurale, dopo le incessanti ma inutili richieste di
maggiore supporto istituzionale all’agricoltura, è stata quella di abbandonare
le terre agricole e conseguentemente riversarsi in città in cerca di qualcosa
di più redditizio da fare. Non ci si può certo lamentare di chi lascia la terra
incolta visto che in questo stato di cose, con un forte afflusso di denaro internazionale,
costa meno comprare prodotti dall’estero che produrli localmente. Tali comportamenti
sociali sono la naturale conseguenza dello sviluppo selvaggio e maldestro che
la classe politica locale, con l’avallo della Comunità Internazionale, ha voluto
far intraprendere al Kosovo.
La devastazione è sotto gli occhi di tutti, basta vedere le oltre millecinquecento
stazioni di benzina sparse per il Kosovo, le tantissime piscine, i campi da calcio
e le numerose e troppo spesso inopportune strutture alberghiere che distruggono
per sempre la terra coltivabile. Ogni anno infatti tra i mille e i duemila ettari
di terra coltivabile vanno perduti.
Speranze per il futuro. Recenti dati della Fao mostrano che questa regione ha 342 mila ettari di terreno
coltivabile, una media di appena 0,18 ettari pro-capite. Secondo gli standard
di sviluppo, i paesi che hanno una media di 0,15 ettari pro-capite sono considerati
paesi che non possono provvedere da soli al fabbisogno di prodotti agroalimentari.
Il Kosovo sta così intraprendendo una strada senza uscita.
Con un certo ritardo si è finalmente capito il danno sino ad ora fatto, per lo
meno sulla carta. Oggi il Kosovo ha una legge per la protezione delle terre coltivabili,
ma da sola non basta. Servono strutture ad hoc che ancora non ci sono. È stato
inoltre creato un valido documento, l’Agriculture and Rural Development Plan 2007 – 2013, un testo corposo, il primo di questo genere, non soltanto per il
Kosovo, ma per l’intera regione. Si tratta di una strategia che presenta un quadro
completo ed esaustivo di dati insieme alla programmazione prossima futura che
riguarderà il settore agricolo kosovaro per il periodo 2007-13 e fa riferimento
anche a come affrontare le carenze legislative e istituzionali. Peccato però che
questo bel progetto, per essere attuato alla lettera, richieda altri 200 milioni
di euro.