09/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'ex first lady risorge dopo le voci di ritiro, Obama sconfitto a sorpresa. Tra i repubblicani la corsa è sempre più incerta
Li davano in difficoltà e sull’orlo del ritiro. Lui vecchio e troppo poco in linea col suo partito, lei logorata dalla pressione di essere per mesi la favorita, per vedersi poi battuta dalla nuova stella Obama al primo vero esame. Alla prova d’appello del New Hampshire, John McCain e Hillary Clinton sono invece risorti, rispondendo con una vittoria che se era attesa per il senatore dell’Arizona, rappresenta un clamoroso exploit per l’ex first lady. Barack Obama, vincitore cinque giorni fa nell’Iowa e con un solido vantaggio nei sondaggi della vigilia nel piccolo Stato del nord-est, vede frenare bruscamente un’ascesa che sembrava irresistibile. Facendo propria l’espressione “comeback kid” con cui l’allora candidato Bill Clinton si era ribattezzato dopo le primarie del New Hampshire nel 1992 (arrivò secondo, rilanciandosi però in seguito a una deludente prestazione nell’Iowa), Hillary e McCain ora puntano sullo stesso concetto: è iniziata “la rimonta”.
 
La gioia di Hillary Clinton dopo la vittoria nel New HampshireVittoria grazie alle donne. Tra i democratici, la Clinton ha vinto di misura: 39 percento delle preferenze contro il 37 percento di Obama. L’ex candidato alla vicepresidenza John Edwards è arrivato terzo, con il 17 percento. Secondo gli exit poll è stato decisivo il voto delle donne, che in Iowa avevano appoggiato in maggioranza il senatore dell’Illinois. Stavolta, il 47 percento del voto femminile è andato a Hillary, il 34 percento a Obama. Gli elettori registrati come indipendenti – che nelle primarie del New Hampshire possono votare in entrambi i campi – hanno confermato di prediligere Obama (43 percento contro il 31 della rivale). Ma la Clinton è stata votata dal 45 percento degli elettori democratici, e nelle primarie di quasi tutti gli Stati rimanenti gli indipendenti non contano.
 
La delusione di un sostenitore di Barack ObamaIl volto umano di Hillary. Nel New Hampshire “ho trovato la mia voce… e sono venuta questa notte con un cuore pieno di gioia”, ha detto la Clinton nel suo comizio dopo la vittoria. Secondo molti analisti, potrebbe aver pesato il “quasi pianto” di Hillary alla vigilia del voto, quando una sostenitrice le ha chiesto come si sentisse dopo mesi di estenuante campagna elettorale. La candidata che si era vista affibbiare l’etichetta di robotica e saccente rappresentante della vecchia politica, contro un candidato fresco e carismatico come Obama, ha mostrato di avere un cuore e gli elettori sembrano aver gradito il momento di debolezza (preparato a tavolino, secondo i maligni). “Ora diamo all’America il tipo di rivincita che il New Hampshire ha appena dato a me”, ha concluso una Clinton raggiante davanti ai suoi fan. Riconoscendo la vittoria della rivale e facendole i complimenti, Obama ha cercato di superare lo shock della sconfitta inattesa giurando di avere ancora “il fuoco addosso”, e di essere “pronto ad andare” fino in fondo. Il prossimo appuntamento per i democratici è tra 11 giorni, nel Nevada, dove si prevede un altro testa a testa tra i due. Edwards, che aveva puntato tutto su Iowa e New Hamsphire, è appeso ormai alle primarie del 26 gennaio nel South Carolina, lo Stato dove è nato.
 
John McCain con la moglieMcCain torna a ruggire. Dall’altra parte, se John McCain gioisce per la vittoria, la corsa tra i repubblicani rimane confusa. Nel New Hampshire McCain si è aggiudicato il 37 percento dei voti, contro il 32 percento di un Mitt Romney ancora secondo e l’11 percento di Mike Huckabee, vincitore nell’Iowa. “Non ho più l’età per definirmi un kid (ragazzo), ma oggi abbiamo fatto vedere cosa significa una vera rivincita”, ha detto McCain davanti ai suoi sostenitori con scherzoso riferimento all’espressione cara al clan Clinton. Il senatore dell’Arizona è uno che non molla – è stato prigioniero di guerra in Vietnam per oltre cinque anni – e ora conta di rilanciarsi nella corsa verso la nomination, che qualche mese fa lo vedeva in seria difficoltà. Ma per quanto sia apprezzato per la sua competenza, rettitudine e capacità di prendere posizione su temi scomodi, ha nell’età forse il punto più debole. A 71 anni, è il candidato più vecchio e ha già detto che, se eletto, non cercherà un secondo mandato.
 
Mitt Romney, ancora una volta secondoGiuliani sta alla finestra. I repubblicani tornano in pista già il 15 gennaio nel Michigan, uno Stato grande che tradizionalmente contava di più ma che quest’anno – come punizione per aver anticipato la data delle primarie – si è visto dimezzare dai repubblicani (e cancellare del tutto dai democratici) il numero di deputati che manderà alla convention per designare ufficialmente il candidato. Con l’Iowa aggiudicato alla sorpresa Huckabee e il New Hampshire al vecchio leone McCain, il Michigan è visto come l’ultima spiaggia per Mitt Romney, che tra i repubblicani è quello con più fondi (quindi, pubblicità tv) a disposizione e ha il vantaggio di giocare in casa, visto che è nato e cresciuto lì. Intanto Rudolph Giuliani, che ha scelto di ignorare i primi appuntamenti per iniziare a correre davvero dal 29 gennaio in Florida (dove ha la residenza), sta alla finestra. Anche se una spartizione degli Stati iniziali tra i rivali è proprio quello che voleva, dato che i sondaggi a livello nazionale lo hanno sempre dato favorito, l’ex sindaco di New York ha ottenuto solo il 9 percento dei voti nel New Hampshire. Se non esce allo scoperto in fretta, rischia di stare alla finestra per sempre. 

Alessandro Ursic

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