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Vittoria grazie alle donne. Tra i democratici, la Clinton ha vinto di misura: 39 percento delle preferenze
contro il 37 percento di Obama. L’ex candidato alla vicepresidenza John Edwards
è arrivato terzo, con il 17 percento. Secondo gli exit poll è stato decisivo il
voto delle donne, che in Iowa avevano appoggiato in maggioranza il senatore dell’Illinois.
Stavolta, il 47 percento del voto femminile è andato a Hillary, il 34 percento
a Obama. Gli elettori registrati come indipendenti – che nelle primarie del New
Hampshire possono votare in entrambi i campi – hanno confermato di prediligere
Obama (43 percento contro il 31 della rivale). Ma la Clinton è stata votata dal
45 percento degli elettori democratici, e nelle primarie di quasi tutti gli Stati
rimanenti gli indipendenti non contano.
Il volto umano di Hillary. Nel New Hampshire “ho trovato la mia voce… e sono venuta questa notte con un
cuore pieno di gioia”, ha detto la Clinton nel suo comizio dopo la vittoria. Secondo
molti analisti, potrebbe aver pesato il “quasi pianto” di Hillary alla vigilia
del voto, quando una sostenitrice le ha chiesto come si sentisse dopo mesi di
estenuante campagna elettorale. La candidata che si era vista affibbiare l’etichetta
di robotica e saccente rappresentante della vecchia politica, contro un candidato
fresco e carismatico come Obama, ha mostrato di avere un cuore e gli elettori
sembrano aver gradito il momento di debolezza (preparato a tavolino, secondo i
maligni). “Ora diamo all’America il tipo di rivincita che il New Hampshire ha
appena dato a me”, ha concluso una Clinton raggiante davanti ai suoi fan. Riconoscendo
la vittoria della rivale e facendole i complimenti, Obama ha cercato di superare
lo shock della sconfitta inattesa giurando di avere ancora “il fuoco addosso”,
e di essere “pronto ad andare” fino in fondo. Il prossimo appuntamento per i democratici
è tra 11 giorni, nel Nevada, dove si prevede un altro testa a testa tra i due.
Edwards, che aveva puntato tutto su Iowa e New Hamsphire, è appeso ormai alle
primarie del 26 gennaio nel South Carolina, lo Stato dove è nato.
McCain torna a ruggire. Dall’altra parte, se John McCain gioisce per la vittoria, la corsa tra i repubblicani
rimane confusa. Nel New Hampshire McCain si è aggiudicato il 37 percento dei voti,
contro il 32 percento di un Mitt Romney ancora secondo e l’11 percento di Mike
Huckabee, vincitore nell’Iowa. “Non ho più l’età per definirmi un kid (ragazzo), ma oggi abbiamo fatto vedere cosa significa una vera rivincita”,
ha detto McCain davanti ai suoi sostenitori con scherzoso riferimento all’espressione
cara al clan Clinton. Il senatore dell’Arizona è uno che non molla – è stato prigioniero
di guerra in Vietnam per oltre cinque anni – e ora conta di rilanciarsi nella
corsa verso la nomination, che qualche mese fa lo vedeva in seria difficoltà. Ma per quanto sia apprezzato
per la sua competenza, rettitudine e capacità di prendere posizione su temi scomodi,
ha nell’età forse il punto più debole. A 71 anni, è il candidato più vecchio e
ha già detto che, se eletto, non cercherà un secondo mandato.
Giuliani sta alla finestra. I repubblicani tornano in pista già il 15 gennaio nel Michigan, uno Stato grande
che tradizionalmente contava di più ma che quest’anno – come punizione per aver
anticipato la data delle primarie – si è visto dimezzare dai repubblicani (e cancellare
del tutto dai democratici) il numero di deputati che manderà alla convention per designare ufficialmente il candidato. Con l’Iowa aggiudicato alla sorpresa
Huckabee e il New Hampshire al vecchio leone McCain, il Michigan è visto come
l’ultima spiaggia per Mitt Romney, che tra i repubblicani è quello con più fondi
(quindi, pubblicità tv) a disposizione e ha il vantaggio di giocare in casa, visto
che è nato e cresciuto lì. Intanto Rudolph Giuliani, che ha scelto di ignorare
i primi appuntamenti per iniziare a correre davvero dal 29 gennaio in Florida
(dove ha la residenza), sta alla finestra. Anche se una spartizione degli Stati
iniziali tra i rivali è proprio quello che voleva, dato che i sondaggi a livello
nazionale lo hanno sempre dato favorito, l’ex sindaco di New York ha ottenuto
solo il 9 percento dei voti nel New Hampshire. Se non esce allo scoperto in fretta,
rischia di stare alla finestra per sempre. Alessandro Ursic