09/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Matteo Scanni, autore del libro-documentario O Sistema
 
matteo scanni“Si risponde poco alla domanda sul perché succeda tutto questo. Il fenomeno delle proteste torna almeno due volte all'anno in Campania. Ci sono sei discariche, di cui leggiamo e si discute, ma nessuno racconta che ci sono numerosi anelli intermedi che sono completamente nelle mani della camorra. L'organizzazione ha tutto l'interesse a bloccare lo stoccaggio dei rifiuti, per determinare il prezzo dello smaltimento: come in borsa, per arricchirsi. La camorra gestisce tutto questo come un bene speculativo finanziario, pochi rischi e molti guadagni. E controlla in maniera monolitica questo settore.

Chi controlla questo mercato?
“Si fanno pochi nomi e cognomi, ma ci sono delle responsabilità precise. Il settore dei rifiuti è in mano quasi al 100 percento al clan dei Casalesi. I nomi sono quelli che ricorrono nei verbali delle indagini: Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, i due vecchi boss che controllano il mercato anche dal carcere, in regime di 41-bis. E poi Antonio Iovine, Michele e Pasquale Zagaria, la vera mente finanziaria del gruppo. Stiamo parlando di un settore da 2.6 miliardi di euro all'anno. Il rapporto ecomafie di Legambiente diceva che i rifiuti nel napoletano messi uno sopra l'altro formano una montagna alta 15mila metri con una base di tre ettari. Solo in provincia di Caserta, quando me ne sono occupato io, c'erano 900 discariche illegali e numerosi siti per smaltire rifiuti tossici. C'è un magistrato particolarmente attivo, Donato Ceglie della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha calcolato che negli ultimi anni sono stati smaltiti 3 milioni di tonnellate di rifiuti in Campania e che 15 delle 18 ditte autorizzate non hanno mai avuto la certificazione antimafia. La commistione fra politica, criminalità organizzata e interessi è evidente”.

Le proteste di piazza: genuine o strumentalizzate?
“La gente di Pianura, di Afragola, delle periferie napoletane ha avuto sicuramente una reazione genuina. Le immagini che stiamo vedendo sono il prodotto di un'esasperazione teleguidata da clan camorristici, in particolare dai Casalesi, che ogni anno governa una 90 di tonnellate di rifiuti illegali”.

Come funziona il mercato del rifiuto?
“Un quintale di rifiuti può costare 80, 90 centesimi di euro al chilo. Un clan può offrirlo a 10. Bloccando i carichi di rifiuti, nel ciclo della raccolta, si riesce a controllare la fluttuazione dei prezzi con grandissimi guadagni. Nonostante le forze di polizia, a Pianura, un gruppo di facinorosi è riuscito a incendiare i teli. Erano settori ben organizzati”.

Quando inizia il grande business sui rifiuti in Italia?
“È un problema noto da anni. La rete della raccolta parallela illegale dei rifiuti e dei rifiuti tossici nasce negli anni 80 quando a casa di Licio Gelli gli imprenditori del Nord si incontrano con gli emissari del clan dei Casalesi. Lì si incontra domanda e offerta e nel giro di un decennio il traffico si è ramificato. In Emilia e al nord ci sono dei broker, dei veri professionisti, circa un centinaio secondo i magistrati, capaci di organizzare lo smaltimento di enormi quantità di rifiuti con una telefonata e decine di tir che vanno a smaltire il rifiuto nel giro di una notte".

Angelo Miotto

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