
“Si risponde poco alla
domanda sul perché succeda tutto questo. Il fenomeno delle
proteste torna almeno due volte all'anno in Campania. Ci sono sei
discariche, di cui leggiamo e si discute, ma nessuno racconta che ci
sono numerosi anelli intermedi che sono completamente nelle mani
della camorra. L'organizzazione ha tutto l'interesse a bloccare lo
stoccaggio dei rifiuti, per determinare il prezzo dello smaltimento:
come in borsa, per arricchirsi. La camorra gestisce tutto questo come
un bene speculativo finanziario, pochi rischi e molti guadagni. E
controlla in maniera monolitica questo settore.
Chi controlla questo
mercato?
“Si fanno pochi nomi e
cognomi, ma ci sono delle responsabilità precise. Il settore
dei rifiuti è in mano quasi al 100 percento al clan dei
Casalesi. I nomi sono quelli che ricorrono nei verbali delle
indagini: Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti, i due vecchi
boss che controllano il mercato anche dal carcere, in regime di
41-bis. E poi Antonio Iovine, Michele e Pasquale Zagaria, la vera
mente finanziaria del gruppo. Stiamo parlando di un settore da 2.6
miliardi di euro all'anno. Il rapporto ecomafie di Legambiente diceva
che i rifiuti nel napoletano messi uno sopra l'altro formano una
montagna alta 15mila metri con una base di tre ettari. Solo in
provincia di Caserta, quando me ne sono occupato io, c'erano 900
discariche illegali e numerosi siti per smaltire rifiuti tossici. C'è
un magistrato particolarmente attivo, Donato Ceglie della Procura di
Santa Maria Capua Vetere, che ha calcolato che negli ultimi anni sono
stati smaltiti 3 milioni di tonnellate di rifiuti in Campania e che
15 delle 18 ditte autorizzate non hanno mai avuto la certificazione
antimafia. La commistione fra politica, criminalità
organizzata e interessi è evidente”.
Le proteste di piazza:
genuine o strumentalizzate?
“La gente di Pianura, di
Afragola, delle periferie napoletane ha avuto sicuramente una
reazione genuina. Le immagini che stiamo vedendo sono il prodotto di
un'esasperazione teleguidata da clan camorristici, in particolare dai
Casalesi, che ogni anno governa una 90 di tonnellate di rifiuti
illegali”.
Come funziona il
mercato del rifiuto?
“Un quintale di rifiuti
può costare 80, 90 centesimi di euro al chilo. Un clan può
offrirlo a 10. Bloccando i carichi di rifiuti, nel ciclo della
raccolta, si riesce a controllare la fluttuazione dei prezzi con
grandissimi guadagni. Nonostante le forze di polizia, a Pianura, un
gruppo di facinorosi è riuscito a incendiare i teli. Erano
settori ben organizzati”.
Quando inizia il grande
business sui rifiuti in Italia?
“È un problema
noto da anni. La rete della raccolta parallela illegale dei rifiuti e
dei rifiuti tossici nasce negli anni 80 quando a casa di Licio Gelli
gli imprenditori del Nord si incontrano con gli emissari del clan dei
Casalesi. Lì si incontra domanda e offerta e nel giro di un
decennio il traffico si è ramificato. In Emilia e al nord ci
sono dei broker, dei veri professionisti, circa un centinaio secondo
i magistrati, capaci di organizzare lo smaltimento di enormi quantità
di rifiuti con una telefonata e decine di tir che vanno a smaltire il
rifiuto nel giro di una notte".