stampa
invia
Dalla chiesa cattolica. “La visita di fine febbraio del cardinale Bertone è molto importante. La sua
finalità è commemorare l'arrivo a Cuba nel 1998 dell'allora papa Giovanni Paolo
II. Il significato della visita di Bertone e l'effetto che potrà avere sulla situazione dell'isola, è da mettere in relazione all'attualità del messaggio papale. Un messaggio
di speranza e di verità” racconta dalla sede dell'Havana Josè Felix Perez, segretario
aggiunto della conferenza episcopale cubana. E continua nel suo racconto sullo
stato di salute della chiesa cattolica nell'isola dei Castro. “La chiesa cubana
è viva, piena di voglia di fare e di risorse umane. E' fedele alla sua missione,
che è quella di stare più vicino possibile al popolo e diffondere quanto più possibile
la conoscenza di Cristo e dei Vangeli”. Nel momento in cui si affronta l'argomento
dei rapporti fra Stato cubano e chiesa cattolica, Felix mette i puntini sulle
i. “Le relazioni sono sempre le stesse, nonostante il cambio alla guida della
nazione. I rapporti fra Stato e Chiesa sono mantenuti in piedi dall'Oficina de
Atencion de Asuntos Religiosos, che è il nostro tramite. Comunque da quando Raul
Castro ha assunto il potere ad interim nel luglio del 2006 nei rapporti fra le
due entità non è cambiato nulla. Speriamo in bene per il futuro”. Quello che riserverà
il futuro, però, non è dato saperlo ancora anche se Felix speranze ne ha. “Soprattutto
quella di poter continuare tranquillamente nella nostra attività di diffusione
della fede. Sapere di poter contare su un popolo dalle mille risorse e dotato
di una grande coscienza che possa aiutare il Paese a avere un futuro migliore
del presente”.
Cuba. Forse, però, il fatto che la chiesa cattolica sia stata perseguitata a Cuba
è un luogo comune che difficilmente si riesce a eliminare, come raccontano dall'Associazione
di Amicizia Italia Cuba. “Fra lo Stato del Vaticano e lo Stato cubano ci sono
sempre stati buonissimi rapporti. Solo nei primi anni Sessanta ci furono dei problemi
per via degli aiuti forniti ai controrivoluzionari dai preti spagnoli. Ma a parte
questa cosa i rapporti sono sempre stati positivi. Ricordo che anche in occasione
della visita di Giovanni Paolo II Cuba si mobilitò in massa per dare lo spazio
necessario a questo grande personaggio pubblico mondiale. Non ci furono problemi
a far svolgere messe pubbliche tanto che una si tenne nella grande piazza della
Rivoluzione”. Dunque il falso mito del cubano mangiapreti è pura invenzione propagandistica?
Sembra proprio così, come racconta il presidente dell'Associazione. “Quando Giovanni
Paolo II morì, a Cuba furono proclamati tre giorni di lutto nazionale e la popolazione
si fermava davanti ai registri per partecipare al cordoglio. L'equazione comunista
uguale a mangiapreti è una cosa che non sta in piedi”Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter