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Razzi. Due razzi sono stati
sparati nella notte dal territorio libanese verso il nord di Israele,
senza causare feriti o danni. Si tratta del secondo incidente di
questo tipo dalla fine della seconda guerra in libano, dell'estate
2006. A giugno, infatti, milizie sciite chiamate Brigate Jihadi Badr
avevano già sparato dei colpi di mortaio, senza vittime,
contro lo Stato ebraico. Questa volta nessuno ha ancora rivendicato
la responsabilità dell'attacco, ma si ritiene che possa essere
collegato, in qualche modo, o al viaggio del presidente Usa George
Bush in medio oriente, che inizia proprio oggi, o ai violenti raid
israeliani che si consumano in questi giorni in Cisgiordania e
soprattutto a Gaza. La notizia dell'attacco è stata data da
fonti israeliane, mentre le forze armate libanesi e l'Unifil non
hanno confermato l'episodio. Durante la guerra del 2006, Hezbollah
sparò sul territorio israeliano circa 4mila razzi, che
provocarono la morte di una quarantina di civili.
Bomba contro l'Unifil. Sempre oggi, tre soldati del
contingente Unifil sono rimasti feriti dall'esplosione di un ordigno,
posto sul margine della strada che stavano percorrendo nel villaggio
di Rmaileh, vicino a Sidone, nel sud del Libano. Inizialmente si
credeva che i feriti fossero spagnoli, ma fonti successive e la
smentita di Madrid fanno credere che si tratti di irlandesi. Non è
ancora chiaro nemmeno se si trattasse di una bomba fatta esplodere
contro il convoglio delle Nazioni Unite o di una mina inseplosa. Si
tratta del terzo attacco contro il contingente internazionale posto a
vigilare sul cessate il fuoco della scorsa estate. L'ultimo era stato
a luglio, ma il peggiore fu il 24 giugno scorso, quando persero la
vita tre militari spagnoli e tre colombiani.
Torna Fatah al Islam. A rendere
ancora più cupi i segnali di tensione dal paese dei cedri,
oggi, è tornato a farsi vivo un personaggio che si pensava
deceduto: Shaker al Absi, il leader di Fatah al Islam, la milizia che
provocò la battaglia nel campo profughi palestinese di Nahr el
Bared, nel nord del paese. Al Absi, ricomparso in un audio-messaggio
pubblicato in rete, annuncia nuovi attacchi contro l'esercito
nazionale e accusa il capo delle forze armate, generale Suleiman,
oggi candidato alla presidenza, di avere volontariamente distrutto il
campo impiegando anche armi proibite. Al termine delle 15 settimane
di battaglia a Nahr el bared, costata la vita a circa 400 persone, Al
Absi era stato dato per morto e quel che si credeva essere il suo
cadavere era stato riconosciuto dalla moglie. Un riconoscimento poi
smentito sia dalla stessa che dalle analisi del Dna. Già si
temeva che la minaccia jihadista non fosse terminata, ma il messaggio
di oggi, rivolto soprattutto contro quello che potrebbe essere il
futuro presidentre, gettano ombre scure su questo inizio di 2008 per
il paese dei cedri.
Il compromesso. Domani.
il segretario della Lega Araba, Amr Moussa, ri recherà
in Libano per presentare un piano per risolvere la crisi politica
libanese, che dura ormai da oltre un anno. Il piano, ideato dalla
Lega Araba al Cairo, punta alla rapida elezione di un presidente
sostenuto da maggioranza e opposizione, per colmare il vuoto di
potere lasciato dalle dimissioni del filo-siriano Emile Lahoud, a
novembre. In questo caso il nome accettato da entrambe le parti e dai
paesi stranieri che le sostengono è noto, quello del generale
Michel Suleiman, capo delle forze armate nazionali. Ma le difficoltà
lungo la strada per risolvere la paralisi politica libanese, anche
dopo l'elezione del capo dello Stato, restano numerose. Anche
l'ultima sessione parlamentare per modificare la costituzione, in
modo da consentire l'elezione di Suleiman, è saltata a causa
del boicottaggio dell'opposizione guidata dall'Hezbollah. Moussa
sostiene però di avere il sostegno della Siria, e dunque tira
dritto, chiedendo di eleggere il presidente senza altre dilazioni. Naoki Tomasini