Ucciso a Colombo il ministro per la Ricostruzione nazionale. Rappresaglia per l'omicidio del capo dell'intelligence Tamil
di gianluca Ursini

Il conflitto tra Tigri Tamil indipendentiste e governo dello Sri Lanka sale di
livello, coinvolgendo ministri, da un lato, e alti dirigenti, dall'altro. E l'armistizio
del 2002 è ufficialmente carta straccia, per il Governo di Colombo. Nella mattinata
di martedì 8 gennaio Dassanayake, ministro per la 'ricostruzione nazionale' di
Colombo, è morto in ospedale dopo che la sua jeep blindata era saltata su di una
mina piazzata dai ribelli. Una rappresaglia indipendentista per l'uccisione, due
giorni prima, del capo dei servizi segreti Tamil, Charles S. Ravishankar, o “Colonnello
Charles”.
Antefatto Il capo dell
'intelligence militare delle tigri Tamil Eelam veniva ucciso domenica 6 gennaio dai militari
srilankesi nel settentrione dell'isola, secondo quanto riportato dal sito indipendentista'
TamilNet'. Un attentato portato a termine con una bomba piazzata al ciglio della strada
contro Shanmuganathan Ravishankar e le tre guardie del corpo che viaggiavano in
macchina con lui, nel distretto di Mannar. Un portavoce dei militari aveva invece
fornito una diversa versione, secondo la quale il capo dei servizi segreti Tamil
sarebbe stato ucciso in uno dei tanti scontri che hanno insanguinato il Nord del
Sri Lanka negli ultimi giorni, a seguito di una nuova offensiva dell'esercito
federale. Da Colombo hanno reso noto di aver ucciso, solo sabato 5 gennaio, 36
ribelli Tamil. L'omicidio del capo dell'intelligence ha dato un altro colpo mortale
a una organizzazione già minata dall'uccisione, il 2 novembre passato, del
capo politico delle Tigri. Thamilselvan era stato liquidato con le stesse modalità dall'esercito singalese.
Era l'unico ponte politico tra ala militare dei ribelli e Colombo, nonché unico
mediatore ufficiale degli indipendentisti nel processo di pace.
Attentato Martedì il ministro Dassanayake stava andando in aeroporto sulla sua jeep blindata
con due veicoli di scorta. Una mina è esplosa ai lati della statale all'altezza
di Ja Ela, 19 chilometri a nord della capitale Colombo. In tarda mattinata la
conferma che il ministro era morto in sala operatoria nell'ospedale di Ragama,
dove era stato portato per un intervento chirurgico. Per la polizia è stato usato
esplosivo 'Claymore mine', un marchio di fabbrica Tigri Tamil. Questo dopo che
con il nuovo anno i combattimenti nel nord dell'isola sono ripresi con il ritmo
da guerra aperta che aveva anche chiuso il 2007. L'esercito srilankese sta lanciando
una offensiva massiccia, che ha causato una media di trenta ribelli uccisi al
giorno. Lunedì 7 sono stati 20 i ribelli Tamil dati per uccisi dall'esercito regolare.
Pace in stallo Il governo di Colombo ha dato notizia proprio in questi giorni di aver intenzione
di ritirarsi dal formale accordo del 2002, sponsorizzato dai mediatori norvegesi,
per un cessate il fuoco tra Tigri e governo della maggioranza singalese. La data
per il fallimento ufficiale dell'armistizio è il 16 gennaio prossimo. Ormai da
due anni l'accordo per il cessate il fuoco veniva periodicamente disatteso, con
il lancio di campagne di guerriglia da parte di ribelli ed esercito. Dal 2005
sono morte altre 5mila persone, in un conflitto che finora conta oltre 70mila
morti dal 1973. Il 23 novembre, giorno della memoria dei caduti, il leader delle
tigri Tamil Velupillai Prabhakaran aveva detto in un discorso ufficiale che “nessuna
pace è possibile con lo stato genocida dei singalesi (Colombo), perché non hanno
intenzione di riconoscere l'unico punto che può portare ad una pace duratura:
il riconoscimento del popolo e della nazione Tamil”. Questo, dopo che con l'omicidio
di Thamilselvan il 2 novembre i militari di Colombo avevano già ucciso il processo
di pace.