08/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Allo studio piani per operazioni Cia e forze speciali contro talebani e Al Qaeda nelle aree tribali
Secondo il New York Times l’amministrazione Bush, stanca del doppiogiochismo di Musharraf, sta prendendo in seria considerazione l’opzione di autorizzare operazioni militari della Cia e delle forze speciali Usa nelle aree tribali pachistane contro i talebani locali legati ad Al Qaeda.
Irritata la reazione del regime militare di Islamabad: “E’ il governo pachistano il responsabile di questo Paese, non quello statunitense”, ha dichiarato il generale Waheed Arshad, portavoce dell’esercito.
 
Cheney e la RiceEscalation. La strategia elaborata dalla Cia e dal Pentagono è stata discussa venerdì nel corso di una riunione a cui hanno partecipato il vicepresidente, Dick Cheney, il segretario di Stato, Consoleezza Rice, il consigliere presidenziale alla sicurezza nazionale, Stephen Hadley, e il capo dello stato maggiore delle forze armate Usa, ammiraglio Mike Mullen.
Nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan sono da tempo operative unità di forze speciali Usa (almeno una cinquantina di Navy Seals) e agenti Cia con il compito di condurre operazioni mirate contro obiettivi specifici: azioni di commando e attacchi missilistici condotti con i droni ‘Predator’ che decollano dal territorio afgano.
L’opzione sul tavolo ora è quella di un salto di qualità di queste operazioni, che diventerebbero “più aggressive” e sistematiche e soprattutto verrebbero condotte in autonomia, senza coinvolgere l’esercito pachistano e soprattutto i suoi servizi segreti, l’Isi, di cui gli Stati Uniti non si fidano proprio più, soprattutto dopo l’assassinio della Bhutto.
 
CiaAlto rischio. I piani per un intervento militare diretto in Pakistan erano pronti da tempo, ma sono usciti dai cassetti della Cia e del Soc (il Comando per le Operazioni Speciali) solo dopo la morte di Benazir Bhutto. L’intelligence Usa ha sempre saputo che l’Isi e i generali pachistani proteggono e armano i talebani che le campagne militari pachistane nelle aree tribali sono fumo negli occhi, messe in scena (di cui fanno le spese i soldati pachistani e la popolazione civile). Per questo Washington, delusa da Musharraf, aveva puntato sui più affidabili Benazir Bhutto e sul generale Ashfaq Kayani per “ripulire” esercito e servizi segreti pachistani. L’uccisione della Bhutto ha fatto capire ai dirigenti Usa che era arrivato il momento di passare al ‘piano B’: l’azione diretta non concordata con il governo pachistano, considerato ormai inaffidabile se non peggio.
Secondo molti analisti pachistani e internazionali, alcuni dei quali citati dallo stesso New York Times, un intervento militare Usa diretto in Pakistan rischierebbe di destabilizzare il Paese scatenando la reazione congiunta dell’esercito pachistano e dei gruppi integralisti islamici, che aumenterebbero di molto la loro già enorme popolarità.
 

Enrico Piovesana

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