Allo studio piani per operazioni Cia e forze speciali contro talebani e Al Qaeda nelle aree tribali
Secondo il New York
Times l’amministrazione Bush, stanca del doppiogiochismo di Musharraf, sta
prendendo in seria considerazione l’opzione di autorizzare operazioni militari
della
Cia e delle forze speciali Usa nelle aree tribali pachistane contro i talebani
locali legati ad Al Qaeda.
Irritata la reazione del regime militare di Islamabad: “E’
il governo pachistano il responsabile di questo Paese, non quello statunitense”,
ha dichiarato il generale Waheed Arshad, portavoce dell’esercito.
Escalation. La strategia
elaborata dalla Cia e dal Pentagono è stata discussa venerdì nel corso di una
riunione a cui hanno partecipato il vicepresidente, Dick Cheney, il segretario
di Stato, Consoleezza Rice, il consigliere presidenziale alla sicurezza nazionale,
Stephen Hadley, e il capo dello stato maggiore delle forze armate Usa, ammiraglio
Mike Mullen.
Nelle aree tribali al confine con l’Afghanistan sono da
tempo operative unità di forze speciali Usa (almeno una cinquantina di Navy Seals) e agenti Cia con il compito
di condurre operazioni mirate contro obiettivi specifici: azioni di commando e
attacchi
missilistici condotti con i droni ‘Predator’ che decollano dal territorio
afgano.
L’opzione sul tavolo ora è quella di un salto di qualità di
queste operazioni, che diventerebbero “più aggressive” e sistematiche e soprattutto
verrebbero condotte in autonomia, senza coinvolgere l’esercito pachistano e soprattutto
i suoi servizi segreti, l’Isi, di cui gli Stati Uniti non si fidano proprio
più, soprattutto dopo l’assassinio della Bhutto.
Alto rischio. I
piani per un intervento militare diretto in Pakistan erano pronti da tempo, ma
sono usciti dai cassetti della Cia e del Soc (il Comando per le Operazioni
Speciali) solo dopo la morte di Benazir Bhutto. L’intelligence Usa ha sempre
saputo che l’Isi e i generali pachistani proteggono e armano i talebani che le
campagne militari pachistane nelle aree tribali sono fumo negli occhi, messe in
scena (di cui fanno le spese i soldati pachistani e la popolazione civile). Per
questo Washington, delusa da Musharraf, aveva puntato sui più affidabili Benazir
Bhutto e sul generale Ashfaq Kayani per “ripulire” esercito e servizi segreti
pachistani.
L’uccisione della Bhutto ha fatto capire ai dirigenti Usa che era arrivato il
momento di passare al ‘piano B’: l’azione diretta non concordata con il governo
pachistano, considerato ormai inaffidabile se non peggio.
Secondo molti analisti pachistani e internazionali, alcuni
dei quali citati dallo stesso New York
Times, un intervento militare Usa diretto in Pakistan rischierebbe di destabilizzare
il Paese scatenando la reazione congiunta dell’esercito pachistano e dei gruppi
integralisti islamici, che aumenterebbero di molto la loro già enorme
popolarità.