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I fatti. Non è dato sapere ancora oggi chi siano i responsabili delle esecuzioni, perchè
di questo si tratta, ma il sospetto che gruppi legati alla polizia (e ai gruppi
di ultradestra) abbiano dato il via a questa serie di orrendi omicidi è molto
alto. Insomma, un metodo barbaro per tentare di frenare per quanto possibile la
proliferazione delle bande giovanili, legate al narcotraffico e a ogni altro genere
di attività illegali.
I metodi usati. Se (forse) è cambiato negli ultimi anni il modo di porsi all'interno della
società da parte delle Pandillas, non è certo cambiato il metodo per abbatterle. Sequestri e torture sono pratiche,
macabre, ancora molto usate. Così come il modo di far ritrovare i cadaveri, quasi
sempre abbandonati per le strade con evidenti segni di abusi e con il classico
foro di proiettile sulla fronte o sulla nuca segno dell'esecuzione. “Da quando
nel 1998 abbiano iniziato a registrare il fenomeno delle esecuzioni di giovani
almeno 3,993 ragazzi sono stati uccisi in Honduras – ha detto Cappellin – e la
maggior parte dei cadaveri fatti ritrovare avevano anche le mani legate dietro
alla schiena. La maggioranza dei ragazzi facevano parte delle comunità povere
o emarginate del Paese”. Il problema non è comunque da sottovalutare. In Guatemala
ad esempio perdono la vita in circostanze violente 50 giovani al mese, tutti appartenenti
alle bande giovanili. Così anche nel Salvador dove le cifre sono solo approssimative,
ma presumibilmente più alte addirittura dei due paesi sopracitati.Alessandro Grandi
Parole chiave: Alessandro Grandi, pace, guerra, peacereporter