Numero 19. Dal 1° dicembre al 31 dicembre 2007
Non si ferma la strage alle porte della
Fortezza Europa. Quello di dicembre è stato uno dei mesi con
più morti. Un mese iniziato col summit euro-africano di
Lisbona e proseguito con l’allargamento a est dell’Area Schengen
e con la firma dell’accordo italo-libico per il pattugliamento
congiunto. Un mese finito con 243 vittime tra migranti e rifugiati,
dei quali 120 nel mar Egeo, 96 sulle rotte per le Canarie, 17 lungo
le coste algerine e 10 al largo dell’isola francese di Mayotte,
nell’Oceano Indiano. Un tragico bilancio che chiude un anno, il
2007, che si lascia alle spalle almeno 1.861 morti. Erano stati 2.088
nel 2006. Ma confrontare i dati è difficile, visto che si
basano esclusivamente sulle notizie riportate dalla stampa. Quel che
è certo, è che gli arrivi sono sensibilmente diminuiti
in tutta la frontiera sud - con l’eccezione di Malta, Cipro e
Grecia – a causa dei respingimenti in mare di Frontex e degli
arresti di massa in tutto il Nord Africa.
Sulla frontiera Turchia-Grecia,
l’anno non poteva finire peggio. Nella sola notte del 10 dicembre,
un naufragio al largo delle coste di Seferihisar, nella provincia di
Izmir, ha fatto più morti nella zona che non durante tutto il
2006. Erano partiti in una notte di tempesta per evitare i controlli,
ma la nave si è rovesciata in mare con tutti gli 85
passeggeri. Soltanto 6 i superstiti. La loro meta era l’isola greca
di Chios, distante meno di un'ora di navigazione. Nelle due settimane
successive altri due naufragi hanno causato 8 morti a Bodrum e 32 a
Lesvos. È l’anno nero dell’Egeo. Almeno 257 vittime,
contro le 73 del 2006. Almeno 885 annegati dal 1994. Ma ad aumentare
sono stati anche gli arrivi. Dati ufficiali parlano di 10mila persone
sbarcate contro le 4.000 del 2006 e le 3mila circa degli anni
precedenti.
Spagna: meno 60 percento. Tanto
vale la diminuzione degli arrivi sulle coste spagnole nel 2007. Meno
della metà del 2006. Eppure i morti sono ancora troppi. La
nostra rassegna stampa parla di 876 morti nel 2007 contro i 1.250 del
2006. Gli ultimi 113 a dicembre, 91 dei quali in un solo giorno,
quello stesso maledetto 10 dicembre in cui a Seferihisar, in Turchia,
perdevano la vita 79 persone. Il numero degli arrivi alle Canarie è
crollato, ma da Dakar si continua a partire. E si continua a morire.
Le rotte si spostano in base ai pattugliamenti. Il 17 dicembre si è
aperta la rotta portoghese. 23 cittadini marocchini sono sbarcati a
Olhao, nel sud del Portogallo. Mentre più a est, si è
ormai affermata la rotta algerina per le isole Baleari, dove nel 2007
sono arrivati in 577, contro i soli 8 del 2006.
Nessuno si aspettava tempi tanto
rapidi, invece il 29
dicembre il ministro italiano dell’Interno Giuliano Amato ha
firmato gli accordi di pattugliamento congiunto con il ministro
libico degli Esteri. I mezzi italiani opereranno in acque libiche,
con equipaggi misti, e i migranti intercettati saranno respinti nei
porti del Paese africano, detenuti e rimpatriati. Per Amato si
potranno così “salvare molte vite umane”. Ma sulla
questione libica pesano come un macigno le gravi denunce di Amnesty
International, Human Rights Watch e Fortress Europe:
60mila migranti arrestati e deportati dalla Libia solo nel 2006,
comprese donne e bambini, migranti economici e rifugiati politici.
Eppure fu la Corte Europea dei diritti dell’uomo, il 10 maggio
2005, a dichiarare illegali le deportazioni collettive in Libia che
l’Italia aveva operato da Lampedusa. Ma ciò che ieri era
illegale, oggi è l’obiettivo dichiarato dell’organo
comunitario preposto al controllo delle frontiere esterne dell’Ue:
Frontex appunto.
Le missioni di Frontex sono
state 22 nel 2007, e hanno portato all’arresto di 19.295 migranti,
di cui 11.476 in mare, 4.522 a terra, e 3.297 negli aeroporti. Mentre
nel 2006 il bilancio dell’agenzia di Varsavia si chiudeva con
32.016 arresti. Senza che nessuno se ne sia accorto, Frontex sta
pattugliando tutte le frontiere: aeree, marittime e terrestri. Non
solo l’Egeo, il Canale di Sicilia, lo Stretto di Gibilterra e
l’Atlantico, ma anche e soprattutto le frontiere terrestri
dell’Europa orientale e il Mar Baltico. Frontex sta addirittura
preparando una missione speciale per gli Europei del 2008, in Austria
e Svizzera, dopo che aveva fatto lo stesso durante i Mondiali di
calcio in Germania nel 2006. Senza parlare delle missioni negli
aeroporti di mezza Europa: Amazon, Agelaus, Hydra, Extended
Family, Long Stop, Argonauts. E per il 2008 si potrà fare
di meglio, dato che il budget di Frontex è stato raddoppiato a
30 milioni di euro.
Tutto questo in un’Europa che
guarda sempre più a est. Il 21 dicembre il muro di
Schengen si è spostato ad oriente, inglobando Estonia,
Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia,
Slovenia e Ungheria. La frontiera tra Slovacchia e Ucraina è
di 97,8 chilometri. L’ingresso nell’area Schengen ha significato
la costruzione di un muro virtuale tra i due Paesi: 250 telecamere
mobili, visori notturni, gps, rilevatori di calore, infrarossi e
mezzi di pattugliamento fuoristrada. Su questa frontiera sono stati
fermati 25.539 migranti nel 2004 e 32.756 nel 2005. Il loro destino è
la riammissione in Ucraina. Human Rights Watch ha più
volte denunciato gli accordi di riammissione tra i Paesi dell’Est
Europa e l’Ucraina, esprimendo particolare preoccupazione per i
rimpatri dei rifugiati della Cecenia e dell'Uzbekistan. Dall'Ucraina
sono stati espulsi 5mila migranti nel 2004 e 2.346 nella prima metà
del 2005, la metà verso ex Repubbliche sovietiche, gli altri
verso Cina, India, Pakistan e Bangladesh. Bruxelles conosce questi
rapporti, ma con Kiev ha già stretto un accordo di
riammissione, firmato il 18 giugno 2007, che molto presto dovrebbe
entrare in vigore.
Gabriele Del Grande