
Ieri sera le Farc hanno ammesso che il
bambino nelle mani del
Bienestar familiar, istituzione
pubblica di benefecienza, è effettivamente Emmanuel,
figlio di Clara Rojas. I due più la ex congressista, Consuelo
De Perdomo, erano al centro di una operazione di salvataggio nella
quale erano coinvolti i rappresentanti di 8 paesi e la cui guida
politica era nelle mani del presidente Venezuelano Hugo Chávez.
Le Farc hanno dunque mobilizzato la più
grande operazione internazionale sul suolo colombiano di cui si abbia
memoria, senza avere nelle loro mani il piccolo Emmanuel.
Una verità rivelata in una
sorprendente conferenza stampa dallo stesso presidente colombiano
Álvaro Uribe Vélez lo scorso 31 dicembre di fronte agli
increduli integranti della storica carovana umanitaria.
Le Farc con il loro ultimo delirante
comunicato smentiscono i due precedenti, emessi nei giorni scorsi nei
quali assicuravano di avere ancora il piccolo Emmanuel sotto
custodia. “Emmanuel, non poteva stare nel mezzo
delle operazioni belliche del Plan Patriota, dei bombardamenti e dei
combattimenti, i continui spostamenti e la contingenza della selva”.
Mossa subdola. Questa storica sconfitta politica della
guerriglia delle Farc non può però far dimenticare che
in quegli stessi lunghissimi giorni in cui i delegati attendevano le
coordinate per recuperare i sequestrati, l’esercito colombiano
stava svolgendo imponenti operazioni militari e di intelligence che
impedivano lo spostamento dei prigionieri verso un luogo sicuro per
loro e per i loro carcerieri. Eppure questa attitudine del governo
colombiano criticata apertamente dai delegati passa purtroppo ora in
secondo piano.
Rimane la immagine di una guerriglia
che l’intelligence colombiana sta mettendo in seria difficoltà,
impedendole di comunicare più che in ogni altro momento
storico, anche se si è sempre trattato di un esercito
suddiviso in piccoli gruppi mobili, autonomi e relativamente
indipendenti, sembra che ora non possano scambiarsi facilmente
informazioni tra di loro e con il Segretariato.
Il comunicato
afferma anche che il processo di liberazione di Clara e di Consuelo
De Perdomo è “ancora in corso” ma questa volta, aggiunge
la cupola delle Farc “non stiamo chiedendo al signor Uribe nessun
corridoio di sicurezza”. Inoltre chiedono al presidente venezuelano
di “mantenere vive le speranze per uno scambio [di prigionieri]
nonostante tutto”. Come affermava nel suo ultimo editoriale su El
tiempo Daniel Samper Pizano: tutto è grave in Colombia,
però niente è serio.