05/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La guerriglia ammette che il figlio di Clara Rojas è il bambino dell'orfanotrofio indicato da Uribe
Chavez e UribeIeri sera le Farc hanno ammesso che il bambino nelle mani del Bienestar familiar, istituzione pubblica di benefecienza, è effettivamente Emmanuel, figlio di Clara Rojas. I due più la ex congressista, Consuelo De Perdomo, erano al centro di una operazione di salvataggio nella quale erano coinvolti i rappresentanti di 8 paesi e la cui guida politica era nelle mani del presidente Venezuelano Hugo Chávez.
Le Farc hanno dunque mobilizzato la più grande operazione internazionale sul suolo colombiano di cui si abbia memoria, senza avere nelle loro mani il piccolo Emmanuel.
Una verità rivelata in una sorprendente conferenza stampa dallo stesso presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez lo scorso 31 dicembre di fronte agli increduli integranti della storica carovana umanitaria.
Le Farc con il loro ultimo delirante comunicato smentiscono i due precedenti, emessi nei giorni scorsi nei quali assicuravano di avere ancora il piccolo Emmanuel sotto custodia. “Emmanuel, non poteva stare nel mezzo delle operazioni belliche del Plan Patriota, dei bombardamenti e dei combattimenti, i continui spostamenti e la contingenza della selva”.
 
Mossa subdola. Questa storica sconfitta politica della guerriglia delle Farc non può però far dimenticare che in quegli stessi lunghissimi giorni in cui i delegati attendevano le coordinate per recuperare i sequestrati, l’esercito colombiano stava svolgendo imponenti operazioni militari e di intelligence che impedivano lo spostamento dei prigionieri verso un luogo sicuro per loro e per i loro carcerieri. Eppure questa attitudine del governo colombiano criticata apertamente dai delegati passa purtroppo ora in secondo piano.
Rimane la immagine di una guerriglia che l’intelligence colombiana sta mettendo in seria difficoltà, impedendole di comunicare più che in ogni altro momento storico, anche se si è sempre trattato di un esercito suddiviso in piccoli gruppi mobili, autonomi e relativamente indipendenti, sembra che ora non possano scambiarsi facilmente informazioni tra di loro e con il Segretariato.
Il comunicato afferma anche che il processo di liberazione di Clara e di Consuelo De Perdomo è “ancora in corso” ma questa volta, aggiunge la cupola delle Farc “non stiamo chiedendo al signor Uribe nessun corridoio di sicurezza”. Inoltre chiedono al presidente venezuelano di “mantenere vive le speranze per uno scambio [di prigionieri] nonostante tutto”. Come affermava nel suo ultimo editoriale su El tiempo Daniel Samper Pizano: tutto è grave in Colombia, però niente è serio.
 
Simone Bruno 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Colombia