Dopo l'attentato di ieri arrestati 44 militanti e nuovi raid aerei in Kurdistan iracheno
La reazione della Turchia non si è
fatta attendere. A poche ore dall'attentato di Dyarbakir, nel quale
hanno perso la vita cinque soldati turchi, il presidente della
Repubblica Abdullah Gul, in una intervista alla tv statale Trt-1
andata in onda ieri sera, ha affermato che il terrorismo è il
problema più grave della Turchia, una questione di vita o di
morte davanti alla quale ''governo, civili e militari non possono
restare divisi''.

Gli ha fatto eco il primo ministro
Recep Tayyip Erdogan, secondo il quale ''il terrorismo con
l'attentato di Diyarbakir ha mostrato il suo volto insanguinato e la
Turchia continuerà a combatterlo con determinazione''. Secondo
fonti curde, quattro aerei da guerra turchi hanno sorvolato nelle
ultime ore le regioni del Kurdistan iracheno a ridosso del confine
con la Turchia, dove secondo le autorità di Ankara si
nascondono gli autori dell'attentato.
I caccia hanno compiuto diverse sortite
sui monti Kandil e sulle zone di Karokh and Balian, tra il pomeriggio
di ieri e la mezzanotte. Per contrastare la guerriglia dei
separatisti curdi turchi, Ankara ha ammassato a ridosso del confine
l'Iraq oltre 100mila militari e nelle scorse settimane ha condotto
diversi raid in territorio iracheno, per colpire le basi da cui la
Turchia ritiene partano molti degli attacchi sul suo territorio dei
guerriglieri separatisti curdi turchi del Pkk, il Partito dei
lavoratori del Kurdistan.
Parallelamente, la polizia ha arrestato
40 membri della filiale turca di Hezbollah, l'organizzazione sciita
appoggiata dall'Iran e dallo Hezbollah libanese. La vasta
operazione,è avvenuta contemporaneamente in 4 città
della Turchia: Istanbul, Mersin, Konya e Diyarbakir.