04/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliora la situazione nel Paese, la diplomazia si mette in moto per risolvere la crisi
Dopo giorni di passione, a Nairobi la situazione sta lentamente tornando alla normalità. “I negozi hanno riaperto, i traporti funzionano e la gente va in giro”, riferisce telefonicamente a PeaceReporter O.O., un abitante della capitale che preferisce non essere identificato per ragioni di sicurezza. “L'opposizione ha provato a radunarsi oggi per una nuova manifestazione a Uhuru Park, ma la polizia l'ha impedito. Ma è comunque un clima molto migliore di quello dei giorni passati”. Intanto, a livello diplomatico proseguono le trattative: l'inviata Usa Jendayi Frazer ha incontrato il presidente Mwai Kibaki e il leader dell'opposizione, Raila Odinga. A breve potrebbe nascere un governo di unità nazionale e si potrebbero indire nuove elezioni.

La polizia pattuglia lo slum di KiberaTrattative. Ci aveva già provato ieri l'arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace, Desmond Tutu, a far riavvicinare le parti. C'è riuscito assieme alla Frazer, anche se la distanza tra i contendenti rimane: Kibaki ha accettato di incontrare Odinga, ma solo dopo che le violenze saranno cessate, mentre “Odinga chiede nuove consultazioni monitorate da osservatori internazionali, dopo un periodo di transizione di tre mesi guidato da un esecutivo di unità nazionale”, riferisce a PeaceReporter A.A., un somalo da pochi giorni a Nairobi. Una proposta simile a quella avanzata dalla diplomazia britannica, che Kibaki sta prendendo in considerazione, secondo Tutu. Intanto, il governo si è detto disponibile a indire nuove elezioni, se i giudici dovessero decidere in tal senso.
Sul campo, la situazione sta tornando alla normalità: oggi la popolazione di Nairobi non ha risposto alla mobilitazione di Odinga, tanto che la manifestazione sarebbe stata spostata a Mombasa. Nonostante ciò, l'indice di gradimento del presidente è sceso ai minimi storici. “La gente ce l'ha a morte con Kibaki”, conferma O.O. “perché lo ritiene il primo responsabile di quanto accaduto, sia per i brogli che per la repressione”.

Slums. Rimane invece problematica la situazione negli slum di Nairobi, dove continuano gli scontri e i regolamenti di conti, specie durante la notte. Il bilancio delle violenze in tutto il Paese è salito a circa 350 morti e 100.000 sfollati. “A Mathare ho sentito le gang di Kikuyu proporre di radunare tutti i Luo e di ammazzarli a botte”, fa sapere a PeaceReporter S.K., un abitante dello slum. “Per questo c'è molto movimento non solo a Nairobi, ma in tutto il Paese. Le varie comunità abbandonano le proprie case e si raggruppano tra loro per essere più sicure, tanto che i prezzi di case e terreni stanno lievitando”. E proprio questa diffidenza tra le comunità Kikuyu e Luo, sostenitrici rispettivamente Kibaki e Odinga e che sono state le protagoniste degli scontri dell'ultima settimana, potrebbe essere la peggior eredità di questa crisi. A prescindere da come andranno a finire le trattative. 

Matteo Fagotto

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