Migliora la situazione nel Paese, la diplomazia si mette in moto per risolvere la crisi
Dopo giorni di passione, a Nairobi la situazione sta lentamente tornando alla
normalità. “I negozi hanno riaperto, i traporti funzionano e la gente va in giro”,
riferisce telefonicamente a PeaceReporter O.O., un abitante della capitale che preferisce non essere identificato per
ragioni di sicurezza. “L'opposizione ha provato a radunarsi oggi per una nuova
manifestazione a Uhuru Park, ma la polizia l'ha impedito. Ma è comunque un clima
molto migliore di quello dei giorni passati”. Intanto, a livello diplomatico proseguono
le trattative: l'inviata Usa Jendayi Frazer ha incontrato il presidente Mwai Kibaki
e il leader dell'opposizione, Raila Odinga. A breve potrebbe nascere un governo
di unità nazionale e si potrebbero indire nuove elezioni.
Trattative. Ci aveva già provato ieri l'arcivescovo sudafricano e premio Nobel per la pace,
Desmond Tutu, a far riavvicinare le parti. C'è riuscito assieme alla Frazer, anche
se la distanza tra i contendenti rimane: Kibaki ha accettato di incontrare Odinga,
ma solo dopo che le violenze saranno cessate, mentre “Odinga chiede nuove consultazioni
monitorate da osservatori internazionali, dopo un periodo di transizione di tre
mesi guidato da un esecutivo di unità nazionale”, riferisce a
PeaceReporter A.A., un somalo da pochi giorni a Nairobi. Una proposta simile a quella avanzata
dalla diplomazia britannica, che Kibaki sta prendendo in considerazione, secondo
Tutu. Intanto, il governo si è detto disponibile a indire nuove elezioni, se i
giudici dovessero decidere in tal senso.
Sul campo, la situazione sta tornando alla normalità: oggi la popolazione di
Nairobi non ha risposto alla mobilitazione di Odinga, tanto che la manifestazione
sarebbe stata spostata a Mombasa. Nonostante ciò, l'indice di gradimento del presidente
è sceso ai minimi storici. “La gente ce l'ha a morte con Kibaki”, conferma O.O.
“perché lo ritiene il primo responsabile di quanto accaduto, sia per i brogli
che per la repressione”.
Slums. Rimane invece problematica la situazione negli slum di Nairobi, dove continuano
gli scontri e i regolamenti di conti, specie durante la notte. Il bilancio delle
violenze in tutto il Paese è salito a circa 350 morti e 100.000 sfollati. “A Mathare
ho sentito le gang di Kikuyu proporre di radunare tutti i Luo e di ammazzarli
a botte”, fa sapere a PeaceReporter S.K., un abitante dello slum. “Per questo c'è molto movimento non solo a Nairobi,
ma in tutto il Paese. Le varie comunità abbandonano le proprie case e si raggruppano
tra loro per essere più sicure, tanto che i prezzi di case e terreni stanno lievitando”.
E proprio questa diffidenza tra le comunità Kikuyu e Luo, sostenitrici rispettivamente
Kibaki e Odinga e che sono state le protagoniste degli scontri dell'ultima settimana,
potrebbe essere la peggior eredità di questa crisi. A prescindere da come andranno
a finire le trattative.