20/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Soluzioni facilmente realizzabili diminuiscono la mortalità dei bambini

Donne e bambiniAcqua, sale e zucchero hanno salvato nel corso degli anni oltre 40 milioni di vite umane in tutto il mondo e il Bangladesh ha fatto da apripista. Non è uno scherzo, bensì una stima del successo raggiunto con l’utilizzo, nei casi di diarrea, di una semplice bevanda con sale e zucchero invece della terapia endovenosa.

Questi numeri sono un esempio chiaro di cosa è possibile ottenere con una ricerca fatta sul posto, ovvero calata nella realtà locale e che si confronta con le possibilità pratiche e le poche risorse disponibili, arrivando ugualmente a risultati notevoli.
Il preparato idratante dato per bocca permette di reintegrare i liquidi persi a causa di malattie con diarrea, condizione facilmente curata e in genere poco pericolosa nei Paesi industrializzati, ma fra le principali cause di morte in quelli più poveri. Infatti, sono ben 10mila ogni anno i bambini che non raggiungono il quinto compleanno, perché se sopravvivono al periodo neonatale (ed è già un successo) vengono uccisi principalmente da diarrea, malaria e polmoniti, ma anche da AIDS, morbillo e malnutrizione.

E’ in questo quadro di povertà e miseria, che rende pericolose malattie altrove banali, che si inserisce l’idea di «scienza umanitaria», con esempi come la bevanda reidratante e con lo scopo di trovare soluzioni efficaci e al tempo stesso realizzabili. In Bangladesh sono ormai più di quarant’anni che la ricerca scientifica si muove in questa direzione, con il Colera Research Laboratory , nato nel 1960 e 25 anni fa ribattezzato con il nome di Centre for Diarroeal Disease Research , a indicare l’allargamento di interessi e di indirizzo.

La promozione della «scienza umanitaria» è uno degli obiettivi fondamentali del Centro. Ma non per questo vengono trascurate ricerche considerate, con gli occhi del mondo occidentale, di alto livello, quali il sequenziamento del DNA. Il ricercatore in ogni Paese deve infatti tenere aperti entrambi i canali: quello della ricerca avanzata, perché sia data a tutti i Paesi la possibilità di accedere alle ultime scoperte, ma anche quello dello studio di soluzioni concrete e facilmente applicabili in tutte le realtà sociali, come è stato per la soluzione reidratante da prendere per bocca, di più facile utilizzo di una efficace, ma più complicata, terapia per via venosa.

"E’ fondamentale quindi tenere gli occhi ben fissi sul bersaglio e su ciò che è davvero importante per le zone in cui si lavora", spiega con estrema chiarezza David Sack, direttore del Centro dal 1999, in un articolo riportato dalla rivista medica British Medical Journal : "Negli sforzi della nostra ricerca cerchiamo di dare la priorità a quanto vediamo nel Paese. Possiamo fare un buon lavoro prendendoci cura dei bambini, per esempio identificando nuovi vaccini e così via. Ma a quel punto ci rendiamo conto che il 70 per cento delle morti infantili si verifica durante i primi 28 giorni di vita, e la maggior parte nei primi tre. Tutti i vaccini del mondo non potrebbero aiutare questi bimbi che muoiono".

A che cosa serve, dunque, avere l’ultimo preparato della scienza e della tecnica se non si arriva nemmeno all’età giusta per usufruirne? A che cosa serve avere tutte le tecnologie possibili quando manca l’acqua, il cibo o semplicemente le condizioni igieniche e di vita necessarie a impedire l’insorgenza o limitare la diffusione delle infezioni più semplici, in altre zone del mondo non mortali? L’importanza di costruire su misura per i diversi Paesi un intervento sanitario che sia efficace e alla portata di tutti è emersa dall’incontro che si è svolto a Bellagio nel febbraio del 2003 ( vedi la rivista  www.thelancet.com ). Qui una serie di esperti internazionali ha richiamato l’attenzione di governanti, politici, associazioni, operatori sanitari e ricercatori perché si uniscano nello sforzo di ridurre di due terzi il numero di morti fra i piccoli sotto i cinque anni entro il 2015.

Come si diceva, al momento si contano circa 10mila bambini morti ogni anno prima del quinto anno di età, di cui la metà divisi fra India, Nigeria, Cina, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo ed Etiopia.
Secondo quanto emerso nell'incontro di Bellagio, tale risultato sarebbe possibile già con piccoli e poco costosi interventi, come la promozione dell’allattamento al seno, l’uso di zanzariere trattate con insetticidi, vaccinazioni contro il morbillo o terapie reidratanti per la diarrea. Tutte cose che rientrano nell’impostazione della scienza medica riportata da David Sack e dal Centro che dirige in Bangladesh.

David Sack proviene dalla Johns Hopkins University Medical School ed ha alle spalle un’esperienza nel Montana, dove si occupava della salute di 3mila persone di una riserva indiana, e in Zaire. Anche a lui è caro il tema delle morti premature fra i più piccoli, in gran parte evitabili.
I numeri che riporta sono fonte di orgoglio: dal 1977 a oggi la mortalità infantile in Bangladesh è pressoché dimezzata e in alcune aree ridotta a un terzo. Ed è su questo risultato possibile che Sack punta l’indice: "Bisognerebbe far passare una risoluzione delle Nazioni Unite affinché a nessun Paese venga permesso di avere armi nucleari fino a quando non abbassa la sua mortalità infantile al di sotto del 30 per cento". E, come riportato sul British Medical Journal , in questo ambito Pakistan e Bangladesh hanno priorità diverse, visto che il primo possiede la bomba mentre il secondo, considerato più povero e privo di armi nucleari, conta meno morti fra i bambini.

Anche il Pakistan tuttavia sta muovendo passi verso la cooperazione nella ricerca scientifica e medica. E’ di questi giorni il suo impegno di collaborazione in questo campo con l’India, con cui i rapporti sono delicati a causa della disputa sulla regione del Kashmir: per esempio, dovrebbe diventare più facile per gli scienziati il passaggio dal territorio indiano a quello pakistano e viceversa, e la partecipazione a lavori e incontri internazionali, prima ostacolata dalla difficoltà ad avere il permesso di espatrio e dalla cancellazione di voli fra i due Paesi.

 
 
Valeria Confalonieri

 
Categoria: Salute
Luogo: Bangladesh